Chiesa cattolica e massoneria: perché il Papa ha ribadito il divieto di doppia appartenenza, di Rocco D’Ambrosio

È di questa settimana un intervento del magistero ecclesiale sull’adesione alla massoneria da parte di fedeli cattolici, contenuto in una risposta, al vescovo filippino Julito Cortes, da parte del Dicastero della dottrina della Fede, sottoscritta dal Pontefice il 13.11.2023 (cf. Vatican.va). L’autorevole documento, per quanto indirizzato a una Chiesa locale, coinvolge tutti i Paesi dove esiste una presenza massonica, Italia inclusa.
La storia della massoneria in Italia si intreccia a quella della vita democratica in maniera complessa e dibattuta. La Massoneria è un vero e proprio universo composto da gruppi professionali e culturali, ma anche da forme segrete e deviate, veri centri di potere alternativo a quello democratico, che non a caso sono vietati dalla Costituzione (art. 18) e dalla relativa legge.  È certo che con il passare dei secoli le logge massoniche non sono più le iniziali associazioni di “muratori” delle grandi cattedrali europee del sec. XII. All’inizio del Settecento, di fatto, queste associazioni iniziarono ad interessarsi di politica e ad assumere precise posizioni religiose. Mentre quella inglese restò religiosamente neutra, la Massoneria europea assunse un orientamento nettamente ostile alla religione, specie cattolica. Inoltre il suo operato fu determinato dalla partecipazione non più di semplici operai ma di influenti imprenditori, militari, magistrati, professori universitari, responsabili religiosi ed ecclesiastici, banchieri, burocrati e politici.
Su questa linea si comprende la storia della loggia massonica Propaganda 2 (P2), cioè della Massoneria deviata italiana: su un tronco legittimo si possono innestare forme perverse e antidemocratiche, come in tutte le istituzioni. E in questa linea vanno lette anche le analisi sulle nuove logge P (con diversi numeri a seguire); che sembrano riferirsi, per lo più in termini impliciti, al noto “Piano di rinascita democratica” della P2, scritto probabilmente nel 1976 da Licio Gelli (MicroMega, suppl. 3/2002).
In questa confusione tra rami legittimi e deviati, un elemento va sottolineato, che è il motivo principale del documento: in diversi Paesi esiste il fenomeno della doppia appartenenza, alla Chiesa cattolica e alle associazioni massoniche.
Sin dal pronunciamento di Clemente XII, nell’enciclica “In eminenti” del 1738, in più di seicento documenti, la Chiesa ha espresso il divieto di partecipazione e/o collaborazione ad attività della massoneria. Il motivo del divieto è sia teorico che pratico, in quanto la Massoneria professa idee filosofiche e morali contrarie alla fede cattolica, a cui si oppone con le sue attività. Non a caso l’attuale documento parla di “formalmente iscritti e [che, ndr] hanno abbracciato i princìpi massonici”. Anche se si constatano atteggiamenti favorevoli di alcune logge verso la Chiesa (specie all’estero), un cattolico non può collaborare con chi segue un modello di società meccanicistico, in cui la fiducia assoluta nei poteri della ragione esclude ogni riferimento a Dio uno e trino, che ci ha salvato in Cristo Gesù, figlio di Dio fatto carne.
La massoneria è contro la fede cristiana, specie quando questa diventa punto di riferimento sociale e culturale. Pur non imponendo agli adepti di abbandonare la fede cattolica, di fatto la nega e la ostacola. Né devono ingannare le professioni di rispetto e attenzione alla vita religiosa che i alcuni massoni a volte esprimono: le loro idee restano la negazione della rivelazione biblica. Consegue che un cattolico (Ecclesiastici inclusi) non può essere massone: resta valido il divieto di iscrizione a qualsiasi loggia, che è definito come stato di peccato grave, da cui consegue una scomunica e che, di fatto, non permette agli iscritti di accedere alla santa comunione (CDF, Dichiarazione sulla Massoneria, 26.11.1983). Il tutto confermato dall’attuale documento.
Non va trascurato, infine, che il documento citato presenta un secondo approccio al problema della doppia appartenenza; con questi termini: “Sul piano pastorale, il Dicastero propone ai Vescovi filippini di svolgere una catechesi popolare in tutte le parrocchie, riguardo alle ragioni dell’inconciliabilità tra fede cattolica e massoneria”. È qui il richiamo – a mio personalissimo avviso – a una formazione cristiana che sia “popolare” quindi diffusa e anche completa. L’essere cristiani non interpella solo alcuni temi morali (famiglia, aborto, fine vita, identità sessuale) ma tutta la vita del credente in tutte le sue dimensioni (familiare, relazionale, professionale, sociale, politica, culturale, economica). È il Vangelo che lo richiede: di essere annunciato a tutte le persone, in tutti gli ambienti e in tutti i tempi. E il Vangelo è “una grazia a caro prezzo” perché, come scriveva Dietrich Bonhoeffer, “è l’Evangelo che si deve sempre di nuovo cercare, il dono che si deve sempre di nuovo chiedere, la porta alla quale si deve sempre di nuovo bussare”.

Chiesa cattolica e massoneria: perché il Papa ha ribadito il divieto di doppia appartenenza

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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