I leader ci sono, ma ne manca uno, di Danilo Taino

È diventato quasi scontato dire che mancano leader. E che, quasi di conseguenza, il mondo è piombato in un disordine come non lo è stato per decenni. Forse non è proprio così, forse è vero il contrario: sono alcuni uomini indiscutibilmente leader a fomentare questa instabilità. Vladimir Putin è l’indubbio leader della Russia, Xi Jinping della Cina, Kim Jong Un della Corea del Nord: con l’aggiunta della depotenziata guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, sono stati definiti (copyright The Economist) «quartetto del caos».

Dunque, la penuria di leader è una caratteristica solo dell’Occidente e delle democrazie? Nemmeno questa sembra essere la realtà: ce ne sono almeno due, i quali possono certamente non piacere ma la loro leadership la stanno dispiegando. Uno è ovviamente Donald Trump. Non solo perché ha ottenuto una vittoria elettorale cospicua. Soprattutto perché interpreta lo spirito dei tempi e, con le sue scelte, ne accelera le caratteristiche.
Detto in breve: la Pax Americana che ha governato il mondo è al tramonto e Trump intende congegnare un nuovo ordine internazionale nel quale gli Stati Uniti mantengano una posizione centrale ma su basi molto più nazionaliste (America First). Non è detto che sia possibile ma questa è la nuova realtà del confronto in atto tra potenze. L’altra leadership democratica è quella di Bibi Netanyahu. Per quanto possa essere fortemente criticato, il primo ministro israeliano ha stravolto il paradigma seguito dall’Occidente che consigliava un certo appeasement verso le autocrazie aggressive: con la risposta, anche tragica, all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ha mostrato quanto possano essere fragili i regimi dispotici e ha cambiato la realtà del Medio Oriente.

Resta dunque l’Europa, chiaramente senza leader: l’ultima, Angela Merkel, ha saputo mantenere unita la Ue in momenti di crisi ma ha fatto errori gravi (soprattutto nei confronti di Russia e Cina) che oggi presentano il conto a Germania ed Europa. Probabilmente, la mancanza di una leadership europea dipende proprio dal non sapere mettere in discussione l’idea, rivelatasi sbagliata, di potere vivere da agnelli in un mondo con sempre più lupi. L’Europa non si è ancora adattata ai nuovi, non belli, pericolosi tempi. Prima del leader, le manca l’idea di come vivere in un mondo che non ha visto arrivare.

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