Gli schiavi, il palco e la platea, di Concita De Gregorio

La foto della vergogna di oggi è una fila di giovani uomini in catene, letteralmente: una grossa catena attorno alla vita che arriva si presume a tenere stretti i polsi, le mani non si vedono. Sono di spalle, i nove uomini, la testa incassata e china: stanno salendo su un aereo che li riporta da dove sono venuti, per l’esultanza di Trump che fa pubblicare sul profilo ufficiale della Casa Bianca, a un giorno dal suo insediamento, l’immagine della deportazione. Dice proprio questo, la didascalia: i voli per le deportazioni sono iniziati. “Promessa fatta, promessa mantenuta”. La nuova America mostra subito il suo terrificante volto e sarà bene abituarsi ad avere una foto simbolo al giorno, almeno una di questo genere.
La tattica del neo presidente, leggo dai soddisfatti commenti, si chiama “shock and awe”, colpisci e terrorizza. Scrivo soddisfatti commenti a ragion veduta, visto che circola in rete una rilevazione secondo la quale l’87 per cento degli intervistati in America sono favorevoli ai rimpatri in catene. Ottantasette. Se si facesse in Italia non so, magari qualcosa di meno ma questa è l’aria che tira. Colpisci e terrorizza è una strategia di governo spaventosa, eppure la maggioranza dei cittadini applaude. Fino a che ad essere colpiti e terrorizzati sono gli altri, certo, ma non è mai detto. La tecnica del terrore, storicamente, tende ad estendersi a chiunque e poi tocca a chi tocca. Ricorda le foto degli schiavi in catene, gli schiavi dei campi di cotone, quell’immagine.
Fare di nuovo grande l’America significa tornare lì? E’ possibile, ma coi razzi pronti per Marte, dunque peggio: con le tecnologie che consentono quel che prima era impensabile, nel bene e soprattutto nel male. La cosa più spaventosa non sono Trump, Musk, le nazioligarchie nella ve
rsione aggiornata per le App. Sono coloro che applaudono e si consegnano, esultando, al nuovo schiavismo. La maggioranza. L’ottantasette per cento. Voltate le spalle al palco, il buco nero delle democrazie è in platea.

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PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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