Nuova industria degli influencer. La trappola dei “like”, di Pietro Saccò

Rassicurazione per i lettori che ci chiedono di smetterla di parlare del caso del pandoro di Chiara Ferragni: vi capiamo e siamo dalla vostra parte. Vorremmo anche noi non doverci occupare di questa giovane imprenditrice di successo, specializzata nel promuovere oggetti caratterizzati da diversi gradi di utilità (o inutilità). Di più: ci piacerebbe non indugiare sul nome della più celebre delle influencer come trascuriamo quelli dei concorrenti del Grande Fratello per una consolidata esperienza nel non dare conto di notizie futili sulla vita delle celebrità.
Stavolta però è diverso, sarebbe sbagliato non scriverne. Il caso della beneficenza con il pandoro “Pandoro Pink Christmas” di Ferragni e Balocco che è stato sanzionato come «pratica commerciale scorretta» dal Garante della Concorrenza e del Mercato e che ha spinto la procura di Milano ad aprire un’indagine con l’accusa di truffa aggravata da minorata difesa non fa parte della vita “privata” postata sui social da Chiara Ferragni – che pure, per motivi non sempre comprensibili, interessa decine di milioni di persone – ma riguarda la sua attività imprenditoriale e, più in generale, la gigantesca economia dei social network, della quale gli influencer sono il principale motore.
È vero che Fenice e Tbs Crew, le due aziende dell’influencer, non sono società enormi, ma non sono neanche micro-imprese: nei piani dovrebbero avere chiuso il 2023 con circa 90 milioni di euro di ricavi. Ferragni è un vero “leader globale” nel settore dell’influencer marketing, che secondo stime della Commissione europea vale già 20 miliardi di euro. E continua a crescere.
La valanga del pandoro che sta travolgendo Ferragni da metà dicembre, tra chiusure anticipate di contratti, campagne promozionali sospese e cronache di negozi semivuoti, merita di essere raccontata e analizzata perché mostra la straordinaria fragilità di questo nuovo settore economico.
Un’azienda “normale” può subire un danno di immagine e uscirne con diverse strategie, a partire dal concentrarsi sulla propria attività caratteristica. Per un’influencer come Ferragni, però, l’immagine è l’unico “asset” di valore. Un danno come quello che sta subendo in queste settimane non è un problema, rischia di essere una catastrofe.
Quale azienda sceglierà di affidare la propria pubblicità a una testimonial che viene, al momento, solo indagata per truffa? A chi potrà proporre post promozionali un’influencer a cui hanno scritto “truffatrice” e “bandita” sulla vetrina del negozio che porta il suo nome prima ancora che l’iter giudiziario sia iniziato? Quanto tempo Ferragni potrà restare in “pausa” dai social network senza iniziare a sparire dagli algoritmi e dalla memoria degli utenti?
L’esito delle indagini, più che mai in questo nuovo settore dell’influencer marketing, pare già contare solo relativamente.
Marshall McLuhan, tra i più grandi teorici dei media, insegnava che «il medium è il messaggio»: i social network in generale, e Instagram più di altri, sono probabilmente il mezzo di comunicazione sociale più sbrigativo mai conosciuto dall’umanità. I follower non sono incoraggiati ad approfondire, ma scrollano spietatamente i contenuti per soffermarsi qualche secondo su ciò che può sembrare interessante.
L’intrinseca superficialità del mezzo è la grande alleata di chi deve vendere e l’acerrima nemica di chi deve spiegare. Tra la gogna della regina delle influencer raccontata una puntata alla volta e la noiosa cronaca di un eventuale “non rinvio a giudizio” a livello di like non c’è partita. È la dura legge dei social, e dell’immagine. Ferragni è la prima a saperlo.
www.avvenire.it/attualita/pagine/nuova-industria-degli-influencerla-trappola-dei-l

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


Una proposta!

Se sei una ragazza o un ragazzo tra i 18 e i 28 anni, scegli il Servizio Civile presso Cercasi un fine APS (Cassano delle Murge, Bari). Fai UNA SCELTA DI CITTADINANZA ATTIVA E DI IMPEGNO CIVILE!

 

È stato pubblicato sul sito del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale il Bando per la selezione di 52.236 operatori volontari, giovani tra i 18 e 28 anni che vogliono diventare volontari per il servizio civile.

Il 22 febbraio 2024 è il termine di presentazione delle domande di servizio civile universale 

Vedi il bando di selezione per operatori volontari dello scorso 22 dicembre(https://www.politichegiovanili.gov.it/comunicazione/news/2023/12/bando-ordinario-2023/)

 

Fino al 22 febbraio 2024 è possibile presentare domanda di partecipazione ad uno dei 2.183 progetti che si realizzeranno tra il 2024 e il 2025 su tutto il territorio nazionale e all’estero. Gli aspiranti operatori volontari dovranno presentare la domanda di partecipazione esclusivamente attraverso la piattaforma Domanda on line (DOL) raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it/ Le domande trasmesse con modalità diverse non saranno prese in considerazione. E’ possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto ed un’unica sede.

 

Per maggiori informazioni visita il sito politichegiovanili.gov.it (sezione “Per gli operatori volontari”) e il sito dedicato www.scelgoilserviziocivile.gov.it – Leggi il bando completo: https://www.scelgoilserviziocivile.gov.it/leggi-il-bando/il-testo/

 

Il progetto di Cercasi un fine APS, in collaborazione con il CIPSI, è 

Dove? Cassano delle Murge – Bari (Puglia).

Operatori/trici Volontari/e richiesti: n. 5.

 

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