Nessuna riflessione pubblica sulle sfide che ci aspettano, di Giuseppe De Rita

Agosto e settembre sono già passati e forse per la prima volta da anni ci è mancata l’abituale riflessione pubblica sulle sfide, e sulle paure, che ci aspettano nell’inverno che arriva. Si è infatti interrotta la consuetudine di decine di dibattiti socioeconomici e sociopolitici organizzati un po’ dappertutto, dal lago di Como alla Valle d’Aosta, alle Dolomiti, alle grandi feste di partito, alle masserie pugliesi (new entry recente).
Naturalmente, tutte queste occasioni di incontro si ritrovano nei calendari delle ultime settimane, ma frequentemente si sono ridotte ad eventi senza sostanza di analisi e previsione, a banali passerelle di protagonisti spesso solo presunti, ad un rituale rimestio del circostante, ad una inerte galleria del chiacchiericcio in cui si rincorrono cronache e pettegolezzi mediatici, quasi sempre di una superficialità soffocante.
A parte l’attenzione ai temi dettati da Bruxelles (patto di stabilità, equilibrio della prossima Legge di bilancio, analisi di sopravvivenza dal Pnrr), il grosso dell’attenzione pubblica si attesta alle varie crisi dei servizi pubblici (sanità e scuola in primis). Altrimenti, ulteriormente scendendo, siamo travolti dai tanti posizionamenti personali o di gruppo in vista delle elezioni europee della prossima primavera.
Non c’è stato, e sembra che non ci sia, spazio per capire, analizzare, discutere e lavorare sui processi socioeconomici reali e sui soggetti individuali e collettivi che ne sono portatori. Ci si accontenta di quel che accade, quasi strusciando i piedi nell’attuale strana autopropulsione del sistema. Restiamo tranquilli sulla rendita dei grandi processi degli ultimi trent’anni: l’economia sommersa degli anni ’70, il made in Italy degli anni ’80, la vitalità dei nostri localismi, la strategia di nicchia delle piccole e medie imprese magari terziste, la potenza delle nostre filiere, la resilienza di fronte alle ricorrenti grandi crisi finanziarie, la valorizzazione dell’esplosione turistica. È lo zoccolo duro che continua ad operare, anche con qualche stanchezza (la costante ripetizione delle «eccellenze italiane»), e su di esso ci si adagia senza nuove energie strategiche.
È possibile che ciò avvenga per una certa povertà di quella carica di soggettività che è stata la protagonista del nostro sviluppo. Ma è anche e soprattutto su questo che non c’è dibattito e approfondimento. Si resta molto sul superficiale quando si tratta di capire le difficoltà di migliaia di imprese nel delicato meccanismo della de-globalizzazione, di rivedere il ruolo dello Stato come soggetto attivo dello sviluppo (siamo invece ancora impantanati sulla stagione dei bonus), di immaginare nuove e più complesse élite di sistema, di non lasciare illanguidire il vasto mondo cresciuto con la grande cetomedizzazione, di gestire la fascia bassa del mercato del lavoro e le conflittualità causate dalla crisi del cosiddetto ascensore sociale.
Il dibattito sull’inverno prossimo venturo non ci aiuta quindi ad avere idee portanti; ed in effetti, a parte alcune meritorie occasioni (penso ad alcuni interventi di de Bortoli, Di Vico, Deaglio), la dinamica della comunicazione e dell’opinione di massa è oggi soffocata dalla potenza del «circostante».
Forse realismo vuole che si lasci scorrere l’autunno, l’inverno e tutto il prossimo ciclo elettorale; ma possiamo sperare che dopo qualcosa accada, che cioè si riprenda a ragionare e a confrontarsi su una complessiva cultura della processualità e della soggettualità della nostra dinamica socioeconomica. Ci sarà una voce, magari anche maschile, che si prepara a darsene carico?
P.S. Nell’attesa mi rileggo «I segreti della creazione» di Scholem e il riferimento a Mosè che «portò in terra santa le ossa di Giuseppe» (Es. 13, 19) nella misteriosa convinzione che in esse vi fosse «la forza generativa del maschile, il fondamento originario del mondo». Forse un po’ di memoria biblica qualche volta servirebbe più delle tante femminili evocazioni di Dio.

https://www.corriere.it/editoriali/23_settembre_26/nessuna-riflessione-pubblica-sfide-che-ci-aspettano-04aafdb4-5c93-11ee-abb6-3e1ca69e756d.shtml

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

Ultimi Articoli

SORRIDENDO