Il governo alla prova dell’ex Ilva, di Domenico Anfossi

Per l’ex Ilva è arrivato il giorno del giudizio. L’ennesimo. La vicenda della crisi dell’impianto siderurgico più grande d’Europa ha le sue radici nella mancata conciliazione tra esigenze produttive, occupazionali (impiega 10.500 dipendenti, per non parlare dell’indotto) e ambientali. Il quartiere tarantino di Tamburi, dove ai davanzali delle finestre e sugli stenditoi si forma uno strato di polvere rossa che chi scrive ha visto coi suoi occhi e che in passato ha visto crescere rispetto alla media tumori anche infantili, ne è un esempio. Uno dei momenti salienti è l’incontro a Palazzo Chigi tra governo e sindacati sul futuro di questo gigante malato che da mesi necessita di un’iniezione di liquidità e di una prospettiva di sviluppo aziendale che guardi alla riconversione degli stabilimenti. Ma già prima dell’incontro con le parti sociali, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, si era presentato al Senato per un’informativa. «C’è l’urgenza di un intervento drastico che segni una svolta netta rispetto alle vicende per nulla esaltanti degli ultimi 10 anni», aveva detto. «Nulla di quello che era stato programmato e concordato è stato realizzato. Nulla è stato mantenuto in merito agli impegni occupazionali e al rilancio industriale».

Attualmente la gestione di Acciaierie d’Italia (così è stato ribattezzato l’impianto) è in mano in quanto azionista di maggioranza, alla ArcelorMittal, del magnate indiano Lakshmi Nivas Mittal, salito tra l’altro all’onore delle cronache per aver organizzato per la figlia un matrimonio di tre giorni a Barcellona costato 50 milioni di sterline. L’azienda l’aveva comprato all’asta nel 2018, assumendosi il difficile compito di risanare una società compromessa da anni di indagini per danni ambientali. Il risanamento però non è mai avvenuto. E così, alla fine del 2020 lo Stato aveva quindi deciso di intraprendere un percorso per diventarne il proprietario. Nel dicembre di quell’anno era stato approvato un accordo per il rilancio: lo Stato sarebbe arrivato a detenere il 60 per cento del capitale. Ma quel piano non è mai andato in porto.
E così arriviamo alle ultime vicende. Le Acciaierie continuano ad andare in perdita e sono da tempo in crisi di liquidità. Per salvare la produzione e mantenere i posti di lavoro serve oltre un miliardo di euro, un 24esimo dell’ultima manovra economica. Ma la multinazionale franco indiana, che ne possiede il 68 per cento, non vuole più investirci; la parte restante è dello Stato, che è disposta a metterci gran parte dei soldi per rilanciarla a patto di prenderne il controllo e diventare socio di maggioranza come nei piani del 2020.
L’ipotesi più probabile è che l’ex Ilva finisca temporaneamente sotto amministrazione straordinaria, una procedura che le permetterebbe di restare operativa concordando con il tribunale civile un piano di risanamento che tuteli i creditori e i dipendenti. Ma la faccenda non è così semplice perché lo Stato da solo non può rilanciare un settore complesso e strategico come quello dell’acciaio. Serve un socio privato dotato di know how in grado di competere con i concorrenti mondiali. Da tempo al ministero dell’Economia si stanno cercando investitori, ma senza riuscirci. In pratica lo Stato vuole rientrare nell’ex Ilva come padrone, rovesciando le parti, l’Arcelor Mittal invece vuole recuperare i soldi investiti e andarsene per sempre, senza rimanere socio di minoranza e quindi senza continuare a mettere soldi nelle acciaierie tarantine. La multinazionale del magnate indiano  sostiene anche che a fronte di due miliardi di euro lo Stato ha versato solo 350 milioni. E dunque, prima di arrivare al commissariamento, vedremo le parti in causa approdare in tribunale con un contenzioso giuridico che potrebbe costare allo Stato centinaia di milioni di euro. Sullo sfondo il problema di assicurare l’obiettivo paradigmatico dell’ex Ilva: quello di conciliare salute, produttività e lavoro.

www.famigliacristiana.it/articolo/il-governo-alla-prova-dell-ex-ilva.aspx

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Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


Una proposta!

Se sei una ragazza o un ragazzo tra i 18 e i 28 anni, scegli il Servizio Civile presso Cercasi un fine APS (Cassano delle Murge, Bari). Fai UNA SCELTA DI CITTADINANZA ATTIVA E DI IMPEGNO CIVILE!

 

È stato pubblicato sul sito del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale il Bando per la selezione di 52.236 operatori volontari, giovani tra i 18 e 28 anni che vogliono diventare volontari per il servizio civile.

Il 22 febbraio 2024 è il termine di presentazione delle domande di servizio civile universale 

Vedi il bando di selezione per operatori volontari dello scorso 22 dicembre(https://www.politichegiovanili.gov.it/comunicazione/news/2023/12/bando-ordinario-2023/)

 

Fino al 22 febbraio 2024 è possibile presentare domanda di partecipazione ad uno dei 2.183 progetti che si realizzeranno tra il 2024 e il 2025 su tutto il territorio nazionale e all’estero. Gli aspiranti operatori volontari dovranno presentare la domanda di partecipazione esclusivamente attraverso la piattaforma Domanda on line (DOL) raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it/ Le domande trasmesse con modalità diverse non saranno prese in considerazione. E’ possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto ed un’unica sede.

 

Per maggiori informazioni visita il sito politichegiovanili.gov.it (sezione “Per gli operatori volontari”) e il sito dedicato www.scelgoilserviziocivile.gov.it – Leggi il bando completo: https://www.scelgoilserviziocivile.gov.it/leggi-il-bando/il-testo/

 

Il progetto di Cercasi un fine APS, in collaborazione con il CIPSI, è 

Dove? Cassano delle Murge – Bari (Puglia).

Operatori/trici Volontari/e richiesti: n. 5.

 

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