Il futuro della giustizia tra nuove tecnologie e ricerca di equilibrio, di Giovanni Maria Flick

La recente riforma degli artt. 9 e 41 della Costituzione nel 2022 promuove oggi il nuovo “principio fondamentale” dello sviluppo sostenibile. È necessaria una “nuova” lettura e cultura della Costituzione in chiave di eguaglianza, pari dignità sociale, solidarietà e rispetto della diversità. È una transizione non solo ecologica ma anche tecnologica e prima “culturale”. La sua importanza deve essere colta dall’avvocatura nell’esercizio della sua “funzione sociale”, un discorso di modernizzazione della professione forense per assicurare a tutti la tutela dei diritti di fronte allo sviluppo tecnologico della amministrazione della giustizia e della professione forense; di fronte alle diseguaglianze e alle discriminazioni tra “ricchi e poveri” ed ai conflitti; nella quotidianità come nel confronto e nell’intervento di fronte ai grandi problemi e alle trasformazioni che coinvolgono il mondo del diritto, presupposto ineliminabile di democrazia. Molte le questioni da affrontare anche se sinteticamente.

1.Transizioni e interesse delle future generazioni.
La riforma dell’articolo 9 e dell’articolo 41 della Costituzione con il richiamo esplicito alla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e della biodiversità e all’interesse delle generazioni future fa emergere temi nuovi che non possono essere trascurati dall’avvocatura di oggi e di domani: i diritti di chi non è ancora nato; i diritti dei bambini e dei giovani già ora esposti ai rischi del cambiamento climatico; i diritti dei più fragili, come donne, migranti, detenuti, anziani.

“Algocrazia” e nuove regole
Il percorso dell’intelligenza artificiale ci pone di fronte alla capacità della macchina di produrre un risultato accettabile nei termini di un pensiero e di un ragionamento umano. Sorge da ciò il timore della “algocrazia”: la dittatura degli algoritmi o meglio di chi li gestisce. La scelta dell’Unione Europea è stata quella di prevedere una disciplina ad hoc: l’AI Act. Una regolamentazione molto complessa che rischia però di comportare difficoltà di carattere applicativo.

2.Giustizia e tecnologia.
Il tema della giustizia è particolarmente significativo e si traduce in ultima analisi nelle due soluzioni estreme del giudice-uomo e del giudice-robot. La macchina, priva di discrezionalità, dovrebbe scegliere quali regole matematiche applicare per la soluzione del caso attraverso un “ragionamento” probabilistico fondato sui precedenti, anziché attraverso un ragionamento tradizionale interpretativo. È forte la tentazione di preferire a questo punto il giudizio della macchina anziché quello della persona, pur di avere un prodotto giustizia neutrale e veloce; ma richiede un prezzo elevato. È la necessità di rinunziare alle “riserve di umanità” della giustizia e del giudizio; alla emotività e alla empatia; al dubbio ragionevole; a una conoscenza che vada al di là della “apparenza perfetta” di una “conoscenza di tipo algoritmico”. Risultano quindi fondamentali prudenza ed educazione digitale del giudice, del pubblico ministero e dell’avvocato; tutela dei diritti umani; garanzia della dimensione umana della giustizia. La mancanza di questa prospettiva può condurre alle conclusioni di recenti ricerche negli Stati Uniti sul “forum shopping” dei diritti e dei giudici fondato su un modello di intelligenza artificiale che prevede l’esito della decisione “senza guardare la legge o il fatto” concreto ma i dati biografici e la “storia decisionale” del giudice cui la decisione venga affidata con una “profilazione” di esso. Il diverso orientamento dell’Unione Europea è fondato sull’entità e sulla gradualità del rischio insito nell’uso degli strumenti tecnologici più aggiornati, perfezionati e recenti. È un uso che deve garantire in primo luogo i principi di sicurezza, di trasparenza, di tracciabilità, di non discriminazione e di rispetto dei diritti fondamentali della persona e dell’ambiente.

3.Il futuro dell’avvocatura alla ricerca di un equilibrio.
Le transizioni ecologica, tecnologica e culturale richiamate sono inevitabili e non è facile trovare un equilibrio. Esso può essere preservato attraverso il rispetto delle garanzie; il rapporto tra processo e informazione; la coesione che deve esserci tra avvocati e giudici per consolidare l’autorevolezza della giustizia in molteplici aspetti, problemi e novità. L’avvocatura di oggi e di domani non deve lasciarsi coinvolgere in una “guerracontro la magistratura e in una dimensione corporativa, anziché promuovere un dialogo costruttivo in difesa dei diritti inviolabili del cliente e di tutti: insomma una sorta di applicazione della pari dignità sociale dell’art. 3 della Costituzione nel rapporto tra magistrati e avvocati. La centralità dei diritti umani nell’ambito delle transizioni culturale, tecnologica ed ecologica e la sempre crescente valorizzazione del ruolo dell’avvocato con riferimento ai problemi e alle difficoltà per l’esercizio della sua professione sono fondamentali in un contesto di post-globalizzazione e di crisi i cui effetti incidono pesantemente sulle persone (soprattutto sui più deboli, compresi i detenuti, come ci ricorda il Papa in apertura di Giubileo).

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PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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