Elezioni europee, si sfidano fragili identità collettive, di Giuseppe De Rita

E’ impressionante la superficialità con cui le forze politiche si preparano al confronto identitario che starà alla base delle prossime elezioni europee, le quali non prevedono logiche di schieramento e quindi si giocheranno essenzialmente fra soggetti politici che dovranno mettere sul piatto solo la loro specifica identità collettiva.
Si tratta di una sfida a proporzionale nudo e crudo, ad alto tasso di pericolosità e con un alto affanno di sopravvivenza. Si capiscono allora i tentativi dei vari partiti di focalizzare ed esaltare la propria identità culturale e politica. Alcuni si affannano a rinforzare la propria immagine storica, di fiamme emotive o di pantheon di antenati magari presi in prestito; altri si rifugiano nella difesa etnica contro l’inquinamento migratorio; altri cercano di andare in piazza, pur sapendo che le piazze possono dichiarare una identità ma non possono crearla; altri cercano di cavalcare le onde d’opinione, pur sapendo che esse sono le vere nemiche dell’identità di largo respiro e di spessore; altri rincorrono identità minoritarie (di genere o di collocazione sociale), pur sapendo che esse valgono per i singoli o per piccoli gruppi, ma mal si condensano in una identità collettiva; altri navigano nelle tante disuguaglianze e nelle potenziali nuove conflittualità collettive, pur sapendo che nella nostra società molecolare le diseguaglianze restano molecolari; altri ancora si aggrappano alle guerre in corso, pur sapendo che lo schierarsi per l’una o per l’altra parte in lotta (o per la più facile vocazione alla pace) non garantisce ormai un peso reale nella dialettica nazionale.
Si potrebbe continuare nell’elenco dei tentativi, ma la conclusione che se ne può comunque trarre è che esse portano solo ad istanze, posizioni e ambizioni che rivelano una complessiva fragilità, non compensata dal gioco delle opinioni vaganti e dall’altrettanto vagante personalizzazione delle leadership.
Per bisogno di conforto, sono andato a rileggere il Giulio Bollati de «L’italiano» e ho scoperto, quasi con rabbia, che duecento anni fa, fin dal leopardiano «Discorso sui costumi degli italiani» del 1821, la discussione sull’identità collettiva era molto più ricca e complessa rispetto agli attuali sforzi identitari. E la frustrazione si accentua se pensiamo al sottotitolo di Bollati («Il carattere nazionale come storia e come invenzione»), visto che nella dialettica identitaria di oggi c’è poca profondità storica e quasi nessuna invenzione. E non basta ripiegare sulla forza attrattiva di leadership personalizzate, vista peraltro la decrescente vitalità delle due ultime esperienze importanti – Berlusconi e Prodi – che pure si presentarono alla sfida con illustri storie professionali e con una ricca inventiva programmatica. Oggi, se va bene, siamo all’autobiografia, se non a fugaci cenni biografici.
C’è allora tanto lavoro da fare per mettere a fuoco identità collettive degne delle difficoltà del momento; ed è un lavoro di scavo da svolgere in profondità, superando anche la preoccupazione che un tale lavoro non potrà produrre frutti prima delle elezioni europee del 2024. Mi piace, in questa prospettiva, partire da una lettera che i monaci di Bose hanno scritto agli amici in occasione dello scorso Avvento: «L’identità non è mai stata e non può essere qualcosa immutabile, identico a sé stesso. L’identità è data dal suo declinarsi nella vita concreta, quotidiana. E questa è fatta di relazioni che ci cambiano, di linguaggi che ci trasformano». Più dialettica relazionale e più linguaggio delle cose, in altre parole.
È una indicazione che viene dal mondo cattolico, che pure di problemi di identità ne ha tanti; ma che proprio per questo può essere presa come stimolo di coraggio (di fede e di ragione, direbbe Ratzinger) verso il divenire della società degli uomini: di coraggio a rilanciare il mondo delle relazioni (strada regale per uscire dal populismo del «vaffa» che ha avvelenato gli ultimi nostri anni) e di coraggio a rinnovare il linguaggio (che le troppo accentuate drammatizzazioni hanno reso inerte e senza significato). Un programma troppo ambizioso, si potrebbe osservare. Ma dovremo pure uscire, un giorno, dal sobbollire delle pentole dei nostri quotidiani fornelli.

www.corriere.it/opinioni/24_gennaio_17/elezioni-europee-si-sfidano-fragili-identita-collettive-c215eb52-b553-11ee-858a-d8f793385dfb.shtml?refresh_ce

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Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


Una proposta!

Se sei una ragazza o un ragazzo tra i 18 e i 28 anni, scegli il Servizio Civile presso Cercasi un fine APS (Cassano delle Murge, Bari). Fai UNA SCELTA DI CITTADINANZA ATTIVA E DI IMPEGNO CIVILE!

 

È stato pubblicato sul sito del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale il Bando per la selezione di 52.236 operatori volontari, giovani tra i 18 e 28 anni che vogliono diventare volontari per il servizio civile.

Il 22 febbraio 2024 è il termine di presentazione delle domande di servizio civile universale 

Vedi il bando di selezione per operatori volontari dello scorso 22 dicembre(https://www.politichegiovanili.gov.it/comunicazione/news/2023/12/bando-ordinario-2023/)

 

Fino al 22 febbraio 2024 è possibile presentare domanda di partecipazione ad uno dei 2.183 progetti che si realizzeranno tra il 2024 e il 2025 su tutto il territorio nazionale e all’estero. Gli aspiranti operatori volontari dovranno presentare la domanda di partecipazione esclusivamente attraverso la piattaforma Domanda on line (DOL) raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it/ Le domande trasmesse con modalità diverse non saranno prese in considerazione. E’ possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto ed un’unica sede.

 

Per maggiori informazioni visita il sito politichegiovanili.gov.it (sezione “Per gli operatori volontari”) e il sito dedicato www.scelgoilserviziocivile.gov.it – Leggi il bando completo: https://www.scelgoilserviziocivile.gov.it/leggi-il-bando/il-testo/

 

Il progetto di Cercasi un fine APS, in collaborazione con il CIPSI, è 

Dove? Cassano delle Murge – Bari (Puglia).

Operatori/trici Volontari/e richiesti: n. 5.

 

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