Il Vangelo odierno: In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio»
(Gv 3, 14-21 IV Quar. B laetare).

Mi sono sempre chiesto come sia possibile ascoltare il Vangelo che parla dell’amore di Dio per il mondo, per gli ultimi, i poveri e poi assumere, nel mondo, posizioni razziste, chiuse, discriminanti e via dicendo. Chi lo fa, da qualche parte, deve essere falso: o in chiesa o nel mondo. Condannare il mondo è un’operazione molto semplice: si divide il tutto in buoni e cattivi; si crede, con presunzione, di stare ovviamente tra i buoni e ci si arroga il diritto di condannare gli altri. E Dio? Beh, anche Lui deve stare dalla mia parte, quella di chi condanna senza appello e, magari, ha votato il mio stesso partito. Ridere o piangere per queste posizioni?

La condanna è frutto di gente, come ricorda Maritain, dall’intelletto molle e dal cuore arido; l’amore, invece, appartiene a chi ha l’intelletto duro e il cuore molle. O, con le parole di Benedetto XVI, dovremmo dire: “Non c’è l’intelligenza e poi l’amore: ci sono l’amore ricco di intelligenza e l’intelligenza piena di amore”. Francesco, su questa scia, chiede, a tutti coloro che sono impegnati nel mondo, di interessarsi “ad ogni uomo e alle sue istanze più profonde, che spesso restano inespresse o mascherate. In forza dell’amore di Dio che avete incontrato e conosciuto, siete capaci di vicinanza e tenerezza. Così potete essere tanto vicini da toccare l’altro, le sue ferite e le sue attese, le sue domande e i suoi bisogni, con quella tenerezza che è espressione di una cura che cancella ogni distanza”.

Fa molto pensare come l’opposizione agli inviti del papa non provenga solo da coloro che appartengono per storia e sensibilità teologica ed ecclesiale a gruppi ben precisi (tradizionalisti, lefreviani, anti ecumenici e così via) ma caratterizzi anche, in maniera spesso nascosta e ipocrita, settori ecclesiali di persone di formazione conciliare che comunque non apprezzano e seguono quanto Francesco dice, siano essi laici o presbiteri o vescovi o cardinali. Alla lunga il loro atteggiamento e anche il mio, il nostro parlare di queste persone diventa stucchevole e deleterio. Serve solo a polarizzare il tutto, c’è chi segue il papa e chi si oppone a lui. Ma non è il papa l’oggetto della nostra scelta; non sono le sue parole il succo della nostra fede. 

Il punto è Gesù Cristo. Siamo nella Chiesa per Lui e in Lui. Dio ama il mondo nel Suo figlio Gesù, inviato per salvare il mondo e non per condannarlo. E’ su questo che dobbiamo fare un’esame di coscienza non sui contenuti dei siti spazzatura che trattano le cose di fede come materia da tifo calcistico. Un parroco romano, tutt’altro che tradizionalista e anti conciliare, mi ha raccontato: “All’inizio papa Francesco mi infastidiva per quello che faceva e diceva. Poi mi sono chiesto: ma perché mi succede questo? Riflettendoci sono arrivato a una risposta: mi ero costruito un’idea di Dio e di Chiesa sicura e inespugnabile. Francesco me la ha messa in crisi. E mi sono sentito meglio quando l’ho riconosciuto e ho cercato di cambiare”. Non è Francesco il problema, ma la misericordia di Dio, il suo amore che vuole salvare il mondo e non condannarlo. E qui non c’è una terza via. O si è con Lui o contro di Lui.

Impariamo, allora, ad avere verso il mondo, verso ogni fratello e sorella che incontriamo quanto raccomandava Raissa Maritain: “Se non accetto che il prossimo mi istruisca, neppure Dio mi istruirà. Vita nascosta in Dio. Non vedere nel prossimo che l’amore con cui Dio l’ama, e la sua miseria di creatura, che non è più grande della mia miseria, e che fa pietà a Dio stesso, e che fa discendere su di noi la sua misericordia. Tutto il resto è vanità e futilità”.

Rocco D’Ambrosio

[presbitero, docente di filosofia politica, Pontificia Università Gregoriana, Roma; presidente di Cercasi un fine APS]

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 Carissime/i soci,

 

 venerdi 15 maggio alle ore 22, in prima convocazione, e in seconda convocazione sabato 16 maggio 2026, alle ore 17, presso la sede associativa, è convocata   ufficialmente l’Assemblea ordinaria annuale dei soci (artt. 16-21 dello Statuto) dell’associazione Cercasi un fine APS, anche in via telematica su piattaforma web. 

 

 OdG dell’Assemblea:

 

1.       Approvazione bilancio 2025;

2.       Informazione sullo stato patrimoniale;

3.       Resoconto su attività scuole di politica, gruppo I Care, giornale on line e cartaceo, biblioteca Bice Leddomade, incontri/convegni e presentazioni;

4.       Proposte di attività per l’anno 2026-2027;

5.       Varie ed eventuali.

 

 Per coloro che non possono intervenire in presenza 

 

       –          sarà inviato il link su richiesta degli interessati;

      –       farsi rappresentare dai soci presenti. Ciascun socio, esclusi i componenti del Direttivo, non può essere portatore di più di tre deleghe (art. 19; si allega modulo di delega). 

  

  Sperando di incontrarvi in Assemblea, vi saluto cordialmente e vi ringrazio per quanto fate per la nostra associazione, anche a nome del Direttivo e della Redazione. 

 

  Cassano delle Murge, 9 aprile 2026

 

  Il Presidente

  Rocco D’Ambrosio

 

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