«In Europa legami sempre più stretti tra partiti di estrema destra e asse Russia-Cina», di Nicol Degli Innocenti

In vista di un periodo di cruciali elezioni in Europa i partiti di estrema destra stanno stringendo legami bilaterali sempre più stretti e coordinati dall’asse tra Russia e Cina che li finanzia: è quanto rivela un nuovo rapporto presentato oggi a Londra da Action for Democracy, un’organizzazione non profit con sede negli Stati Uniti.

L’Authoritarian Collaboration Index traccia ad esempio l’evoluzione dei rapporti tra Reform Uk, il partito guidato da Nigel Farage, e il Rassemblement National di Marine Le Pen, che hanno formalizzato una collaborazione con l’impegno a combattere insieme l’immigrazione in vista di una possibile vittoria alle urne. I due partiti concordano che la sovranità conta più della legge internazionale, compresa la Convenzione europea sui diritti umani.

I legami tra Afd e Russia

Un’altra rivelazione è che l’AfD, il partito di estrema destra in Germania, dipende dai finanziamenti russi dal 2016, ma il flusso di denaro è aumentato negli ultimi sei mesi e il legame con Mosca si è intensificato di pari passo con il loro successo elettorale. Dopo le recenti vittorie dell’AfD nelle amministrative in Sassonia-Anhalt “il sostegno della Russia è andato ben oltre i tradizionali finanziamenti diventando un dialogo serrato che riconosce l’importanza dell’AfD come futuro partito al Governo”.

Questi partiti, che comprendono anche Vox in Spagna, non hanno formato un blocco unico ma preferiscono consolidare i rapporti bilaterali che danno loro maggiore legittimità, ma utilizzano tattiche e metodi comuni.

Una rete sempre più fitta

«Quello che emerge dal rapporto è che si sta creando una rete sempre più fitta di collaborazione tra Governi, partiti e movimenti autoritari a livello globale che usa ogni possibile strumento di repressione – ha spiegato Domonkos Kovacs, responsabile dell’Authoritarian Collaboration Index e direttore di Action for Democracy -. Un tempo questi movimenti erano isolazionisti, ma adesso hanno imparato a collaborare usando la tecnologia e i social media. L’unica risposta possibile è avviare una collaborazione altrettanto intensa tra partiti, Governi e movimenti democratici».

Alla presentazione del rapporto, organizzata dalla Foreign Press Association di Londra, ha parlato Yulia Navalnaya, vedova del dissidente russo Alexei Navalny e presidente della Human Rights Foundation, che ha avviato una collaborazione strategica con Action for Democracy.

«Il rapporto ha un approccio sistematico e rigoroso, che è necessario per monitorare i regimi autoritari, perchè i dittatori possono essere sconfitti solo con la collaborazione di chi si oppone», ha detto Navalnaya, che ha anche accolto con favore i segnali positivi da Ungheria e Serbia e ha espresso la speranza di poter tornare in Russia.

L’Index si basa su una banca dati aggiornata in tempo reale con oltre 600 milioni di articoli, analisi, giornalismo d’inchiesta e comunicati stampa in oltre cento lingue.

Oltre l’Europa

Guardando oltre l’Europa, il rapporto sottolinea che «anche se la Cina e la Russia restano le ancore principali dell’asse globale dell’autocrazia altri Stati stanno svolgendo un ruolo attivo nell’esportare tattiche di sorveglianza e controllo in Africa e nell’Asia sud-orientale».

Alla presentazione Jesus Armas, ex leader dell’opposizione in Venezuela, che e’ stato a lungo imprigionato e torturato dal Governo di Nicolas Maduro, ha detto che il suo Paese deve ancora fare molta strada prima di tornare democratico ma che il recente ritorno di Maria Corina Machado in patria è un buon auspicio.

Carmen Lau, dissidente cinese in esilio in Gran Bretagna che ha una taglia di un milione di dollari sulla testa imposta dal Governo di Hong Kong, ha ricordato quanto sia pervasiva l’influenza globale di Pechino e ha criticato il Governo britannico che non critica il regime repressivo della sua ex colonia.

Il tema dei rapporti forse troppo stretti tra un Paese democratico come gli Stati Uniti e un regime autoritario come la Russia è stato toccato dalla Navalnaya. «Vladmir Putin ha ucciso mio marito – ha detto -. Ci sono prove che è stato avvelenato in prigione, perchè avevano paura di lui anche quando era chiuso in carcere. È incredibile che dopo tutto il male che Putin ha fatto e la guerra che ha iniziato ci sia qualcuno che lo chiama “humanitarian”. Non ha alcun senso». La vedova di Navalny si riferiva alle lodi rivolte a Putin nei giorni scorsi da Steve Witkoff, l’inviato speciale del presidente Usa Donald Trump.

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