Quando la verità è vittima delle opinioni, di Antonio Preiti

«L’opinione incorona con voce imperiale», ricorda Shakespeare. Ci viene in mente oggi, immersi in un «impero delle opinioni». Il paradosso è che non abbiamo mai conosciuto tanti fatti e, tuttavia, non siamo mai stati così dominati dalle opinioni. Basta guardare alla comunicazione nei social media: è tutto un fluire di opinioni, opinioni su opinioni, opinioni contro opinioni. E fin qui niente di male, se non fosse che, da quando è nata la conoscenza, le opinioni sono sostenute da qualcos’altro: prima dalla logica, dal pensiero non contraddittorio; e poi, via via, dalla scienza, dai dati, anzi dai fatti. 

Nasce da qui la magica triangolazione tra opinione (o ipotesi), riscontro dei fatti e nuova opinione (dimostrazione o smentita). Il mondo ha sempre progredito così. Ma se l’opinione si sgancia dalla verità, serve ancora a qualcosa? Un’opinione che resti soltanto un’opinione, del tutto assertiva, espressa nella veste dell’immaginazione o in quella della credenza non serve alla comprensione. E diventa incontestabile per definizione, perché corrisponde a un semplice «Io la penso così»: di fronte al quale non c’è razionalità che tenga. Dire «Io la penso così» è potentissimo: nulla può smontarlo, nulla può arginarlo, nulla può insinuare un dubbio. Se i fatti contraddicono l’opinione, si cambiano i fatti: si cercano quelli che la confermano.

Oggi pochi sembrano gli interessati ai fatti, ma tutti alle opinioni. Tanto troveremo sempre un’analogia o un fake, pronti a darci ragione. Hanno tutti ragione è un romanzo di Paolo Sorrentino del 2010. In anticipo sui tempi.
L’aspetto contemporaneo di questa vicenda è la sua dimensione emotiva e identitaria. Se ho un’opinione, allora sono; se la esprimo sui social, nessuno mi può contenere. In un tempo in cui le conversazioni fisiche sono ridotte al minimo, l’opinione serve a selezionare le persone secondo lo schema amico-nemico, a costruire una bolla protettiva, a sentirsi parte di qualcosa, a darsi un mondo.

La mia «sostanza» individuale non sta più nella ricerca della verità, ma nell’avere ragione, qualunque sia la mia opinione. È così che nascono le piccole «bolle imperiali», lanciate alla conquista del consenso sul mercato delle opinioni. Dovremmo liberare il nostro giudizio da ogni opinione che vi cresca rigogliosa. Ma ne abbiamo la forza? O ci basta, ormai, avere ragione?

corriere.it/opinioni/26_ottobre_22/quando-la-verita-e-vittima-delle-opinioni

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