Le liste di attesa…. Uno dei tantissimi argomenti trattati in maniera demagogica.
I medici di famiglia sono da tempo invitati a contenere le prescrizioni di esami e visite specialistiche, nonché di farmaci, attraverso assegnazione di obiettivi di spesa, note dell’AIFA e indicazioni per l’appropriatezza prescrittiva con relative linee guida. Quindi prescrivono esami e visite senza assecondare i loro pazienti ipocondriaci ma certamente secondo scienza e coscienza. Per risolvere però il problema delle liste d’attesa, adesso il nostro governo crea un bonus dedicato ai medici che prescriveranno meno visite specialistiche (strategia già adottata in alcune Regioni o in alcuni Distretti Sanitari) motivandolo con la necessità di eliminare le “visite inutili”, in qualche modo offendendo la professionalità dei medici di famiglia, mi sembra.
Se le attese sono sempre più lunghe però, è piuttosto perché i servizi pubblici a disposizione sono diminuiti di numero nel tempo e altrettanto le assunzioni di specialisti nelle strutture pubbliche, anche con contratti a convenzione, per “esigenze di risparmio della spesa pubblica”.
Dall’avvento di Berlusconi, la sanità pubblica è stata assimilata ad un insieme di aziende, ed il risparmio con il raggiungimento di obiettivi a costo zero è diventato un merito per i direttori sanitari ed i direttori di distretto. Ma la razionalizzazione della spesa sanitaria doveva passare prima dalla lotta alla corruzione e concussione negli appalti e successivamente dalla lotta al favoritismo attraverso liste d’attesa controllate. Questo secondo obiettivo è stato in gran parte raggiunto, ben prima dell’avvento della signora Meloni, attraverso l’introduzione della penale in caso di rinuncia tardiva alla visita.
Se le liste di attesa sono rimaste lunghe, in definitiva, è perché la sanità pubblica non si è adeguata alle esigenze di salute di una popolazione che cresce e si accresce soprattutto di anziani e malati cronici, anzi è andata nella direzione opposta.
Un altro modo di ottenere risparmio e riduzione del tempo di attesa sarebbe quello di curare la, e investire di più nella, prevenzione delle malattie, con un forte impegno nell’educazione alla salute a scuola e presso le ASL investendo contemporaneamente nella salvaguardia dell’ambiente urbano ed extraurbano. Ma si vuole veramente che la gente stia bene, visto che si stanziano fondi per le armi e si nega il cambiamento climatico contribuendo a procrastinare un pur insufficiente green deal?
Io credo di no.
Si usa il solito paternalismo ad uso e consumo degli ingenui: distribuisco premi a chi “si comporta bene”, punizioni a chi si comporta male e di tutto il resto, cioè che per curare la propria salute in tempi accettabili (ed ormai neanche più tanto bene) il cittadino debba andare a visita a pagamento, chi se ne importa, anzi ben venga favorire gli interessi privati a scapito del diritto costituzionale alla salute. Ma anche della Costituzione, pensano questi parvenu della politica, chi se ne importa? Eppure ci hanno giurato su.
L’importante, pensano, è fare quello che vogliamo, perché ci hanno votato e comandiamo noi e possiamo fare tutto quello che ci garba.
Questa è la logica e non solo di questi parvenu dell’ultima ora ma anche del potere di finta sinistra che c’era prima, una sinistra solo di nome che come un horror autotoxicus ha avuto in gestazione individui atti a farla perire dall’interno con infingimenti quali, da un lato la promozione di finti diritti che in realtà non sono che esagerazioni dei comuni ed inalienabili diritti umani, dall’altro l’omissione sul senso reale della legge italiana 194 che viene definita “diritto all’aborto”, mentre, chi la ottenne lottando strenuamente, ne parlò già allora come di una sconfitta che però serviva a salvare le innumerevoli donne che perdevano la vita quotidianamente in mano alle mammane o perforate dai ferri da calza ed avvelenate dall’apiòlo dei decotti di prezzemolo che si usavano per abortire. La 194 invita la donne a riflettere prima di abortire (altro che associazioni pro vita!!!!) dopo un colloquio con la psicologa del consultorio e (se i consultori fossero stati ben mantenuti nell’assetto previsto dalla riforma sanitaria) un consulente legale avrebbe potuto suggerire strade per risolvere problematiche di coercizione e violenza. Per non parlare delle opportunità lavorative e sociali che si dovrebbero consentire alle donne per aiutarle ad affrontare la loro maternità senza essere lasciate sole.
Ma tutto quanto è costruttivo non si fa e non si dice. Si inventano narrazioni distruttive affinché poi risultino accessibili ed auspicabili soluzioni semplicistiche ma assolutamente non convenienti per chi è portatore di bisogni fondamentali.
Narrazioni che indicano il povero ed il disoccupato come fannulloni, i migranti in fuga da disastri climatici e guerre come invasori, i giudici che applicano le leggi come fastidiosi guastafeste, gli studenti che protestano e la sinistra (vera) simpatizzanti dei terroristi (ben sapendo che le centrali del terrorismo da ben altri sono appoggiate).
Insomma il mondo è raffigurato, da queste narrazioni, decisamente alla rovescia ma non nel senso che il perbenista dell’ultim’ora vuole far apparire giusto. Infatti tutto ciò che appare esagerato fa parte di una strategica quanto inutile, ai fini dei diritti fondamentali , sovrapposizione di elementi che gettano fumo negli occhi (come il termine “gender”, per fare un esempio, che serve a terrorizzare, mentre significa semplicemente “genere”), su questa sovrapposizione artata si innestano le uscite nei comizi come, ad esempio, “io sono per la mamma ed il papà e non per il genitore uno e due”. E voglio vedere qual è il comunista (quello che non salta sui palchi) che non vuole la mamma ed il papà! Ma la narrazione è questa.
La sinistra, quella vera, si svegli e cominci a dire che genitore uno e due sono una pura eccezione e che la famiglia tradizionale è importante, va difesa, appoggiata da politiche del lavoro sia pur rivoluzionato dall’IA, appoggiata da politiche di assistenza come la presenza di asili nido sul posto di lavoro. Le famiglie arcobaleno sono tutte le famiglie esistenti, comprese quelle tradizionali, comprese quelle allargate a nonni e zii e quelle dei separati e divorziati. Figli d’anima sì, è una cosa bellissima, io per prima sono stata figlia d’anima di due zie, ma nessuno vuole toccare quelle mamme e quei papà che sanno fare i genitori e che non incorrono nella sventura di una separazione o della perdita dell’altro coniuge.
Questo è il senso, non la narrazione distruttiva, non le parole dette a vanvera per attrarre consenso o per respingerlo ad arte.


