Sarà capitato anche a voi e diverse volte nella vita di scoprire che qualche persona molto intelligente si dimostri stupida, non solo in campi a lei ignoti, e questo sarebbe ovvio, ma anche in argomenti che capisce bene ma rispetto ai quali il suo egoismo o la sua avidità, la sua presunzione o il suo pressapochismo o addirittura le sue paure mandano in tilt le doti intellettive.
Siamo fatti così noi esseri umani ed il complesso di fattori che fanno di noi quello che siamo è ancora allo studio degli scienziati per capire bene come funzioni veramente.
Infatti, se solo pensiamo ai neuroni presenti nel nostro organismo ed alle loro connessioni, gli uni presenti nell’ordine di grandezza di decine di miliardi e le altre nell’ordine di milioni di miliardi, pur conoscendo i mediatori chimici e i flussi di energia che li attraversano dal soma all’assone, ai dendriti ed alle sinapsi, ancora non abbiamo capito quale sia il primum movens del loro funzionamento e come mai riusciamo a pensare e ad associare idee, ad imparare dall’esperienza e a scegliere di agire in un modo anziché in un altro.
Come dice il premio Nobel Giorgio Parisi nel suo libro “Le simmetrie nascoste” altrettanto non sappiamo esattamente come funzioni l’intelligenza artificiale che stiamo rendendo quanto più simile in architettura al cervello umano me senza capire come mai questo insieme di neuroni artificiali, connessi in quel modo, funzioni.
Detto questo possiamo anche immaginare i più fantascientifici scenari futuri (che poi quasi sempre si realizzano!!!) ma di fatto dobbiamo renderci conto che saremo noi esseri umani a definire in che direzione andare e se pochi individui, che già ora tengono in mano un potere troppo grande, faranno dell’IA la nuova arma per rendere definitivo il loro progetto di potere.
Ma, detto fra noi, questi genii della tecnologia, sono anche davvero intelligenti? Io penso di no. Mi sembra da stupidi creare un meccanismo che possa soverchiarci. È chiaro che una persona veramente intelligente dovrebbe tenere ben limitata e confinata la macchina che crea entro un range che ne faccia qualcosa che ci aiuti, che serva al benessere dell’umanità.
Ma è la sindrome del “creatore” che sta prendendo alcuni di questi individui, che ci preoccupa: inebriati da tempo dall’esperienza e dal fattibile progetto di un controllo capillare della società, dal movimento preciso nello spazio dei robot o dei droni e dall’elaborazione di miliardi di dati che sono in grado di processare le IA finora inventate, si stanno sentendo onnipotenti ed anche immortali.
Dunque io ho poca speranza che il documento stilato in Vaticano sull’auspicabile regolamentazione dell’IA, citato anche nel libro di Parisi, e quelli redatti allo stesso scopo dagli organismi internazionali possano essere recepiti e messi in atto: sarebbe necessario che il senso etico della nostra leadership superasse la sua sete di potere.
Ma la collettività può fare ancora qualcosa per dirigere, come in tutti i passaggi critici della storia dell’umanità, i passi della politica affinché regolamenti l’uso dell’IA. È necessario che almeno la collettività mantenga vivo il senso etico del vivere, magari ascoltando le voci, che al suo interno si levano, di persone oneste e leali, e trascurando le voci delle sirene di omerica memoria che mistificano e confondono. Tutto si può fare usando l’intelligenza, quella naturale.
Dopo, se l’etica di molti cittadini del mondo non basterà, ci resteranno gli interruttori per spegnere, gli scudi elettromagnetici per disattivare, l’acqua per bagnare i contatti quando e se l’IA dovesse un giorno infastidirci.
Ma consideriamo che l’intelligenza, quella umana, quella animale e quella artificiale – escludiamo quella dei tecnocrati perché a mio avviso è affetta da paralisi – sembra a tutt’oggi qualcosa che gira nei circuiti neuronali (anche cardiaci, da recenti scoperte), senza che ne conosciamo il vero funzionamento, questo dovrebbe farci…riflettere! Forse nessuno potrà mai possedere l’intelligenza perché essa, in sé, sfugge alla nostra comprensione come se veramente fosse un dono, come diceva mia nonna, che viene da fuori di noi e si esercita dentro di noi.


