IL SINDACO IN TENDA, DI A. DONATELLA REGA

Sono qui ad Isernia ed ho visto una tenda davanti all’ospedale. Non sembra né tanto solida, né tanto capiente. I tiranti sono fermati da grossi mattoni di cemento bianco e sassi.  In questa tenda il sindaco della città ha passato tutte le notti delle feste, dal 26 dicembre in poi. Ha brindato qui, al freddo, al momento del passaggio tra il 2025 ed il 2026.  Sta protestando per l’abbandono progressivo in cui versa l’ospedale cittadino Veneziale, a causa del taglio continuo ed inesorabile delle risorse per la Sanità pubblica, fenomeno che non risparmia il Molise, anzi in questa regione è addirittura più evidente.

Un gesto controcorrente in un tempo come il nostro in cui ciò che conta sembra essere il modo in cui si raccontano le cose, anziché la sostanza delle stesse. Mettersi in gioco personalmente e addirittura da soli, di fronte al rischio, per i cittadini di Isernia,  di perdere alcuni reparti, alcuni ambulatori. Di fronte alla diaspora continua che porta le fasce più deboli della popolazione ad andare altrove per trovare cure adeguate o addirittura a rinunciare a curarsi visto che il posto lasciato vuoto dal pubblico viene occupato progressivamente dal privato.

Mi ha colpito la tenda del sindaco, Piero Castratale il suo nome, messa in un angolo del marciapiede di fronte ad un traffico di autoveicoli e di gente, che passano distrattamente e forse non sanno neanche cosa quella tenda rappresenti. Un po’ come avviene in tutte le vicende del nostro mondo frettoloso e disattento, capace di parlare per mesi ed accanirsi in giudizi dettagliati su casi giudiziari assolutamente sconosciuti nella loro sostanza procedurale e poi passare senza la minima sofferenza, se non con la totale rassegnazione, davanti al reparto ospedaliero chiuso, al reparto che non ha i macchinari indispensabili a salvare vite.

Distratti sì, ma almeno in grado di scansare un burrone che ci si apre sotto i piedi, oppure no? Siamo al punto che cadremo nel fosso con tutte le scarpe senza accorgerci di niente?

Forse sì, caro sindaco, anzi carissimo, che fai una battaglia tutto solo perché anche chi è d’accordo con te ha preferito stare al caldo a brindare al nuovo anno mentre ogni sorta di oscuri presagi si abbattono non solo su Isernia e sul Molise ma anche su interi continenti e sull’umanità che li abita.

Grazie per il tuo gesto che ci fa credere ancora di essere umani.

 

 

 

 

 

 

 

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