C’è chi ama vedere molti zeri seguire un numero da 1 a 9, soprattutto se quei numeri rappresentano una propria ricchezza.
Noi no, a noi ne basta uno, un solo zero e subito ne siamo affascinati.
Un numero col vuoto al centro, qualcosa che attira, che ti fa sentire libero per via dello spazio centrale e che, anzi, ti può risucchiare e farti entrare in un’altra dimensione, più eterea e spensierata.
Un giro di parole senza contenuto e ti senti liberato.
Così seguiamo zeri perché gli altri numeri sono faticosi da seguire, richiedono impegno, sono complicati col loro pieno di sostanza e di idee su cui è necessario riflettere. Che noia! E che barba! Dicevano due comici dei tempi del boom economico.
Ma il bello viene quando dallo zero si passa ai numeri negativi cioè quando oltre lo zero si intravede il meno, su questo si tende a stendere un velo esageratamente pietoso, tanto giustifichiamo lo zero!
Invece se qualcuno ha un valore intrinseco, vuoi per intelligenza, vuoi per sapere, vuoi per buon senso, allora scatta forse l’invidia, la noia, e gli troviamo difetti e mancanze a go go.
Poi una cosa ci stronca definitivamente, ed è questa: se chi ha valore in sé ha anche un comportamento etico, cioè qualcosa che sta diventando ormai non più intellegibile. Una persona che guarderemo come un alieno e forse non a torto.
Lo so, dopo tante metafore adesso vorreste esempi, ma io non ne farò.
Basti pensare a persone ricche, corrotte ed immorali che con spavalderia hanno guidato e guidano intere orde di popoli plaudenti.
Quei popoli siamo noi, esseri umani (si fa per dire) della società dei consumi, della società dello spettacolo, della società dei social, della società tecnologica che vuol far apparire intelligente e sensibile un insieme di dati (pensa come siamo valutati zero dall’informazione di massa!).
Una piccola dimostrazione la voglio dare: come fossero vere idee, ho sentito l’avventore di una bottega di campagna sostenere che “se non li sbattiamo tutti fuori, non risolveremo mai niente”. Un’altra forma di rimozione come quella del plaudire agli zeri.
E infine, come una ciliegina sulla… diciamo torta, ci siamo convinti che non c’è niente da scegliere perché sono tutti uguali e quindi non andiamo più a votare, cioè ci auto riclassifichiamo zeri. È come dire: per chi ha governato finora io sono stato uno zero? Ed allora che zero io sia!
Bella soluzione!
E se fosse un profilo basso? Un gettare la spugna di fronte ad uno sfacelo evidente, una codardia mascherata da orgoglio?
Una volta si inseguiva il pifferaio magico, ora non serve neanche uno strumento musicale per incantarci, ci incantiamo da soli di fronte al vuoto di affermazioni senza senso, di un bailamme di finte opinioni gettate sul tavolo come i legumi spezzati da usare per la tombola. E noi aspettiamo di fare ambo mentre qualcuno ci toglie la sedia e forse anche la cena di Natale.
Ma io dico, se non siamo soddisfatti o non riteniamo di poter avere l’umiltà di scegliere, candidiamoci almeno, oppure fondiamo un nuovo partito oltre ad andare per strada, e facciamolo finché siamo in tempo. Portiamo idee e competenza, se ancora ne abbiamo, al mulino della vita per le nuove generazioni, vita che invece stiamo spezzando con la nostra assenza, col nostro vuoto pneumatico, per il fascino di uno zero.


