E’ scomparso, il 9 marzo 2026, Ennio Triggiani: ricordiamo con affetto, stima e gratitudine il nostro amico, socio e docente delle nostre scuole. Ennio è stato docente di Diritto Comunitario presso l’università di Bari “Aldo Moro”, già preside di Scienze politiche, vicepresidente e assessore alla Cultura della Provincia e presidente dell’Accademia di Belle Arti di Bari. Ennio per noi è stato un grande amico sin da quando abbiamo fondato la prima scuola di formazione politica, a Massafra nel 2002. Da allora non ha mai mancato di offrire la sua competenza e capacità didattica ai nostri corsisti, in tutte le scuole che abbiamo realizzato, e ci ha accompagnato spesso con i suoi scritti sul nostro giornale e sito. Era bello seguire il modo in cui trametteva la sua passione per la Casa Europea. Era bello anche incontralo e apprezzare il suo garbo nel dialogare, accompagnato sempre da un sorriso. Il buon Dio lo abbia tra i suoi servi fedeli, i tanti che hanno profuso impegno nel rendere questo mondo più giusto e più bello. Ripubblichiamo l’ultimo articolo che ha scritto per Cercasi un fine.
Stiamo per vivere il momento delle situazioni più complesse nel rapporto tra Europa e Stati Uniti dal secondo dopoguerra. Nessuno mette in dubbio un’alleanza, anzitutto politica, costante dal dopoguerra e una significativa integrazione anche in termini di commercio e servizi rafforzata, dal 2007, con un Consiglio economico transatlantico. Sul piano militare la NATO ha celebrato il suo 75° compleanno fra alti e bassi ma trovando un prevedibile rafforzamento a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte russa. E per quanto riguarda la finanza, i rapporti tra Banca Centrale europea e Federal Reserve si basano su permanente comunicazione e raffronto collaborativo. Gli Stati Uniti e l’UE cooperano, inoltre, in materia di energia e sostenibilità dal 2009, quando è stato fondato il Consiglio UE-USA per l’energia.
D’altronde, sino ad oggi UE e Stati Uniti hanno condiviso la propria storia con l’adesione ai valori di democrazia, Stato di diritto, rispetto dei diritti umani (con qualche eccezione per i secondi come nel caso di Guantanamo), libertà economica, lotta al terrorismo. Ma va anche segnalato che la pena di morte è ancora praticata negli Stati Uniti mentre è stata abolita in tutta l’Unione (ad eccezione per la Lituania rispetto ai crimini di guerra). Così come gli Stati Uniti sono fortemente contrari alla Corte penale internazionale, di cui non riconoscono la giurisdizione (v. oggi il caso Netanyahu) e non hanno aderito alla sua creazione.
Ora è subentrata un’incognita chiamata Donald Trump. Già sappiamo che il nuovo Presidente non è un fan, per usare un eufemismo, né dell’Europa nè dell’integrazione europea. Lo ha già evidenziato durante il primo mandato ma temo che la sua scarsa affezione crescerà d’ora in poi. In campagna elettorale ha proposto una politica tariffaria ancora più aggressiva rispetto a quella messa in atto nel suo primo mandato, con dazi fissi almeno del 10% o 20% su tutte le merci provenienti dal resto del mondo, non sopportando l’attuale deficit nell’interscambio con i Paesi europei. Inoltre, non mancheranno pressioni sulla Federal Reserve con considerevoli effetti sui mercati finanziari globali e sul cambio euro/dollaro, sperando non si apra una guerra valutaria.
Sul piano militare Trump minaccia un disimpegno dalla NATO ove gli Alleati non rispettino l’aumento del loro contributo alla difesa collettiva, come previsto, al 2% del PIL. Sarebbe, invece, auspicabile il mantenimento della promessa di giungere ad un cessate il fuoco in Ucraina purché il prezzo da pagare non consista nella svendita del territorio e dell’indipendenza politica del Paese.
Infine, Trump, sensibile agli interessi legati ai combustibili fossili, porrà un grosso freno alle politiche ambientali mentre l’UE ha il green deal al centro delle proprie politiche.
Gli scenari non sono favorevoli. Quale può essere la risposta europea? In realtà, l’unica, seria, sarebbe il salto di qualità del processo d’integrazione. Se Trump vuole indebolire la NATO, l’UE dovrebbe finalmente dar corpo alla propria, autonoma, difesa comune razionalizzando la spesa militare, anche attivando un debito comune, attraverso l’unificazione della stessa in luogo di quella necessaria per mantenere 27 eserciti scoordinati politicamente e tecnologicamente. Naturalmente, il presupposto della difesa comune non potrebbe che essere una Politica estera e di sicurezza comune, indispensabile per governare il settore nel rispetto del valore della pace, vera carta d’identità dell’Unione.
Riguardo, poi, alle minacce di carattere economico e finanziario, le soluzioni sono già delineate nei Rapporti, commissionati rispettivamente dal Consiglio europeo e dalla Presidente Von der Leyen, di Letta e di Draghi sul futuro del mercato unico e sulla competitività. Entrambi ritengono prioritaria una strategia mirata a invertire l’altrimenti inevitabile declino dell’Europa. Essi configurano un appello ai governi nazionali e alle istituzioni comunitarie per una legislatura dell’Unione improntata ad una reale trasformazione economica e istituzionale. Per Draghi è necessario operare “una ridefinizione della nostra Unione che non sia meno ambiziosa di quella che fecero i padri fondatori 70 anni fa” costruendo l’embrione di un bilancio comune e rinunciando al potere di veto nel Consiglio. Ci troviamo in un momento decisivo per il futuro dell’Unione che avrebbe l’occasione di divenire finalmente adulta per svolgere un ruolo, autonomo, di protagonista nella Comunità internazionale contemporanea. Ma l’attuale presenza di governi di stampo sovranista in molti Paesi membri rende questa prospettiva, per ora, molto improbabile.
[Ennio Triggiani, già docente di diritto comunitario, socio e docente Cuf, Bari;
articolo pubblicato nel numero cartaceo 136 di Cercasi un fine, dedicato agli USA, dicembre 2024]


