- Le ragioni del nostro NO al referendum di marzo 2026
L’associazione “Cercasi un fine – APS”, grazie a una fitta rete di scuole sparse per tutta Italia e al contributo di centinaia di volontari, studiosi, attivisti e semplici innamorati del bene comune, è impegnata da oltre due decenni nella promozione dell’impegno sociale e politico secondo i valori e i principi della Carta costituzionale, come anche nell’insegnamento della lingua e cultura italiana agli stranieri.
Voce dell’associazione è l’omonima rivista trimestrale, sulla cui prima pagina campeggia da sempre il monito di don Milani sulla necessità per ciascuno di indirizzare la propria vita verso un fine che sia onesto, grande e giusto, perché solo così è possibile amare il prossimo ogni volta e dovunque lo si incontri.
A marzo si terrà il referendum confermativo sulla legge costituzionale del 30.10.2025, che introduce la completa separazione delle carriere tra i magistrati giudicanti e quelli requirenti (i Pubblici Ministeri), creando due distinti Consigli Superiori e un nuovo Giudice speciale disciplinare.
Il direttivo dell’associazione e la redazione del periodico e del sito web si sono quindi chiesti se il fine della riforma fosse “onesto, grande e giusto” alla luce di alcuni dei capisaldi dell’impianto costituzionale su cui essa incide, in particolare, i principi della separazione dei poteri e dell’autonomia della magistratura. La risposta non poteva che essere negativa.
La riforma, se da un lato sembra assolutamente inidonea a fronteggiare i mali reali della giustizia italiana, dall’altro rischia di scardinare quel saggio impianto di contrappesi delineato dalla Costituzione, un equilibrio delicato ma limpido tra i poteri nato all’indomani di una drammatica esperienza che della separazione dei poteri aveva fatto strame. Infatti, se il nuovo ordinamento giurisdizionale passasse, la magistratura ne risulterebbe divisa nelle due componenti decidente e requirente, indebolita nella sua rappresentanza (frutto di un sorteggio e non di libere elezioni), esposta al giudizio disciplinare di un unico Giudice speciale: quindi, il fine non sembra essere quello dichiarato, ma uno ben più subdolo, ossia quello di frammentare e depotenziare la funzione giudiziaria e renderla più o meno addomesticata o sussidiaria all’esecutivo, soprattutto nella fase cruciale dell’esercizio dell’azione penale.
Approverebbero questo fine i Padri Costituenti? Verosimilmente anch’essi inorridirebbero di fronte a un potere giudiziario prospettato non più come indipendente, ma ossequioso verso l’esecutivo, oppure di fronte all’ennesimo scempio dei principi di uguaglianza e partecipazione, nonché di quelli di libertà e solidarietà, dove la delega popolare è affidata alla sorte e non alla scelta dei migliori.
È forse il caso quindi di dire “NO” a una riforma che nulla apporta in termini di miglioramento della giustizia e, al contempo, mina profondamente la qualità della democrazia pensata dai Padri Costituenti.
Cassano delle Murge (Ba), 31 gennaio 2026
Il Consiglio Direttivo e la Redazione di Cercasi un fine APS


