Carney, Trump, Davos: il nuovo ordine mondiale e quel pezzo di discorso che manca, di Andrea Barolini

«Lo dico chiaramente: siamo a un punto di rottura, non di transizione. Il vecchio ordine mondiale non tornerà più, è inutile rimpiangerlo». Parlando al Forum economico mondiale di Davos, il primo ministro del Canada Mark Carney ha proseguito nel solco di una storica presa d’atto. La stessa che lo ha portato recentemente a recarsi in visita a Pechino per stringere accordi economici con la Cina. Secondo Carney, gli Stati Uniti non rappresentano più un partner. Forse neppure un alleato. Tanto vale anticipare i tempi e volgere lo sguardo altrove. «Entriamo in un nuovo ordine mondiale», ha dichiarato dalla capitale asiatica.

A Davos, il capo del governo della nazione nordamericana ha rincarato la dose. E si è lanciato in un’ammissione che ha, anch’essa, qualcosa di storico per un leader occidentale. Il leader liberale ha infatti parlato a chiare lettere di «fine di una gradevole finzione». E di «inizio di una realtà brutale nella quale la geopolitica delle grandi potenze non è sottoposta ad alcuna limitazione».

Il premier canadese Carney a Davos: «Finora abbiamo vissuto in una finzione»

La “rottura” di Carney sta proprio in quella parola: finzione. Che lo stesso primo ministro ha tenuto a esplicitare. Per decenni abbiamo vissuto in «un ordine internazionale fondato su delle regole che erano in parte false, nel quale i più potenti erano esentati dai loro obblighi se ciò era per loro utile. Nel quale le regole commerciali valevano in modo asimmetrico. Nel quale il diritto internazionale è stato applicato con rigore variabile, a seconda delle identità degli accusati e delle vittime».

E perché tutto questo? Carney è andato a fondo nella sua ammissione: «Quella finzione è stata comoda. L’egemonia americana ha contribuito a fornire beni pubblici, rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile, sicurezza collettiva e supporto per risolvere le controversie».

Tradotto: ci abbiamo guadagnato, e perciò abbiamo soprasseduto. Soprasseduto quando gli Stati Uniti hanno attaccato militarmente dei Paesi sovrani sulla base di prove false. Quando hanno raccontato balle per convincerci a sostenerli. Quando hanno imposto o accolto dittature feroci ma compiacenti con Washington.

Ma il premier canadese finge anche di non conoscerne le cause

In fondo, benché tardivamente, va dato atto a Carney di essere stato il primo leader di un Paese occidentale a parlare così chiaramente. Ma c’è un pezzo del discorso che il primo ministro del Canada non ha toccato. E che è alla radice di tutto ciò che lui ha denunciato (e che, ci sia concesso, a molti di noi era chiarissimo da decenni). Tutte le scelte egemoniche, predatorie e fondamentalmente coercitive che sono state adottate dagli Stati Uniti a partire dal secondo dopoguerra hanno una matrice evidente: il nostro sistema economico.

Un modello di sviluppo basato su un pilastro culturale che è ormai radicatissimo nel mondo intero, benché per nulla ineluttabile: quello secondo cui è giusto ottenere il massimo per sé stessi. Accaparrarsi risorse e ricchezza. Anche a scapito degli altri. Anche distruggendo i nostri vicini di casa. Sottopagando lavoratori sfruttati o devastando l’ambiente. Perfino tollerando l’intollerabile, soprassedendo sul rispetto dei diritti umani, su atrocità e comportamenti inumani. A patto che nella narrazione collettiva non emerga che a causarli, o per lo meno a permetterli, siamo stati anche noi.

E come Carney, a Davos in molti fanno finta di non sapere

Finché non supereremo questo modello – culturale prima ancora che economico – passeremo meramente dalla “finzione” di un mondo giusto alla “realtà” della sua natura. Il “nuovo ordine mondiale” di cui parla Carney significa solo aprire il sipario, scoperchiare la casa. Togliere il velo su un sistema per il quale ciò che viene oggi minacciato in Europa è stato la prassi per decenni nel resto del mondo. Ma non ci permette di andare oltre.

Ci sembra lunare che un presidente di una nazione teoricamente democratica pretenda un territorio europeo per ragioni economiche e militari, e sia pronto a prenderselo con le bombe se non gli verrà concesso? È semplicemente la nostra storia contemporanea. Ed è, appunto, il portato diretto di una cultura che premia l’egoismo, il profitto ad ogni costo. Il successo senza andare a guardare come lo si è raggiunto.

Carney, che prima di dirigere il governo canadese è stato governatore della Banca d’Inghilterra, dovrebbe saperlo bene. Chi era seduto ad ascoltarlo in platea a Davos, per anni simbolo di un mondo che va (o forse andava) d’amore e d’accordo, a patto che i business continuassero a girare a proprio vantaggio, dovrebbe saperlo bene.

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 - documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi qui: 

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Articoli e video: 


- Alessandro Barbero che spiega le ragioni del NO, che trovi qui: 

https://www.youtube.com/shorts/2oyR0ykPbJI

- Qualche dubbio sul SI di alcuni cattolici al prossimo referendum, di Rocco D'Ambrosio, che trovi qui:  

https://www.cercasiunfine.it/qualche-dubbio-sul-si-di-alcuni-cattolici-al-prossimo-referendum-di-rocco-dambrosio/

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