Qualcosa ci dice che dobbiamo cambiare strada. Non tanto l’accumularsi di problemi che appaiono sempre più gravosi sulle spalle dell’umanità, quanto qualcosa di nuovo ed inaspettato che nasce dal basso. La consapevolezza di un disagio profondo, della perdita di senso delle decisioni politiche e delle scelte economiche che erano state con fiducia delegate con il voto democratico ai propri rappresentanti in parlamento.
In realtà l’influsso negativo degli interessi privati o di veri e propri potentati economici, ha sempre influito sulla trasparenza dei processi democratici, operando a vari livelli, dalla manipolazione dell’opinione pubblica a veri e propri interventi di corruzione, fino all’organizzazione di colpi di stato o al finanziamento di gruppi terroristici o di fazioni avverse in paesi cruciali per la presenza di materie prime o per la loro collocazione geografica.
Succede che quell’umanità che ha vissuto tutto questo nei decenni seguiti al dopoguerra (della seconda guerra mondiale) si sia sentita sempre meno rappresentata dagli organismi intermedi, cominciando a rinunciare al voto, considerato sempre più inutile.
Ma adesso, improvvisamente, quella rinuncia sempre crescente a partecipare ai processi democratici, si è trasformata nel desiderio di far sentire la propria voce di fronte alle stridenti ingiustizie sociali ed alla sottrazione, per giunta annunciata, delle necessarie prospettive future per le nuove generazioni.
Gli annunci dei tecnocrati apocalittici supportati da politici incapaci ed interessati, negazionisti ambientali per strategia, le guerre in atto (alcune azioni all’interno delle quali sono inusitatamente spietate con l’uccisione di migliaia di bambini), la promessa di nuove guerre, il crollo del welfare all’interno dei Paesi democratici che avrebbero dovuto preservarlo, hanno determinato finalmente la voglia di reagire. E le strade si vanno riempiendo di gente che protesta.
E la protesta cresce, da nord a sud, da est ad ovest e sfugge di mano, ne sono certa, anche ai soliti agitatori occulti che mirano a destabilizzare un territorio che si vuole prostrare e conquistare.
Ma ecco, proprio per questo bisogna cambiare strada.
Per trasformare, con le risorse intellettuali che abbiamo, la protesta spontanea, in una nuova giustizia sociale.
Le sinistre che hanno a cuore questa giustizia sociale, devono farsi coraggio e smettere di cedere ai ricatti di una economia che, come dice Vittorio Pelligra nel suo “Lavorare per gli altri” non può più proporsi come priva di senso, sia per il tipo di produzioni, sia per la salute dei lavoratori e del territorio.
Lavorare per produrre armi o veleni o per degradare l’ambiente come conseguenza delle produzioni “è schiavitù” sottolinea Pelligra nel suo saggio. .
È bene che partiti e sindacati se ne rendano conto e comincino a studiare, ma senza perdere tempo, tutte le soluzioni per riconvertire le produzioni e salvaguardare l’ambiente.
Devono nascere nuove occupazioni , anche in precedenza inesistenti. E la logica del debito pubblico deve essere sostituita dalla costituzione di unioni fra Stati.
Quindi non funziona più la logica dell’industrializzazione a tutti i costi, spiace dirlo ai nostalgici di un vecchio tipo di sviluppo economico, specie quello atto a dimostrare che anche la sinistra ne sa di economia. Adesso la gente è interessata a valutare i costi umani, sociali, ed ambientali, di quello che si produce.
Sta nascendo una nuova forma di controllo o di tentativo di controllo, dal basso.
Se a chi fa politica e si sta inesorabilmente scollando dalla base non fossero sufficienti un ripasso della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948 fondata in buona parte sui principi enunciati dalla Costituzione italiana del 1947 i cui articoli 9 e 41 (Vedi i testi in calce) sono stati cambiati di recente, dovrebbe bastare la protesta dal basso per capire che è ora di cambiare strada.
Spiace dirlo a questi confusi leader mondiali che decidono in senso opposto in nome di una gara a chi sarà più ricco e potente nel prossimo futuro, mentre si preparano rifugi anti atomici e vagheggiano di andare su Marte.
La gente, protestando un po’ dappertutto, sta cercando l’interruttore (quello che si potrà usare nei confronti di una tecnologia invadente) per spegnere questa corsa al suicidio. Riconversione ed aria pulita, casa, scuole, diritto allo studio ed alla salute, non guerre, sono le parole d’ordine. Lavorare per altro, dare senso al proprio lavoro. Promuovere una distribuzione più equa della ricchezza e delle risorse.
Si può fare, si devono cambiare i paradigmi di questa società che sta collassando tra prezzi alle stelle, surriscaldamento globale, tecnologia allo sbando e guerre.
Art.9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 33, 34].Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.
Articolo 41
L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali [cfr. art. 43].
[medico, redazione cercasi un fine]


