Mediterraneo, di Riccardo Cristiano

Qual è il mistero del Mediterraneo, tanto misterioso da indurre molti a escludere che esista davvero uno spazio Mediterraneo? Basta chiudere gli occhi: tutti vedremmo che da nord le più alte catene montuose arrivano alle piane che si stendono nel Mediterraneo. Da sud invece è il deserto che arriva a tuffarsi nel mare. A ovest infine c’è lOceano a impedire che il Mediterraneo cessi di essere mare e diventi lago. Eserrato tra elementi che chiudono, come i monti e il deserto, ma è il bacino di un mare e il mare è aperto. Chissà se lunicità della sua  conformazione, questo stendersi tra vette altissime e deserti interminabili, crei  le condizioni per le quali solo introno a questo mare in tutto il mondo possa crescere lolivo. Un solo mare, così aperto da essere lo stesso per diverse civiltà, produce in esclusiva quello che  è diventato simbolo universale di pace! Questo è certo. Ma un simbolo non basta. Il Mediterraneo ci dice che solo lapertura e quindi lincontro portano alla pace? A me sembra di sì, ma i più dubitano che il Mediterraneo come spazio esista. Per loro Mare Nostrum significa Mare mio, non di tutte le sue sue civiltà, unite nella diversità, come il mondo. Dunque questo spazio mediterraneo esiste?

Se facessimo un periplo mediterraneo scopriremmo facilmente  che chi è nato qui, per esempio in Sicilia, facilmente si sente più a casa in Grecia, o in Libano, che a Milano. Ricordo mia nonna che viveva in un piccolo centro del napoletano, la domenica quando andava a messa sembrava una musulmana. In lei però quellabito non aveva un valore di rivendicazione identitaria, di esistenza o sussistenza in vita con la sua civiltà spesso negata e così in vecchiaia lo ha lasciato. Rimanendo però figlia della sua cultura, tanto che in chiesa ci andava comunque con il capo coperto, sebbene con abiti nuovi. Cultura? Cultura, più semplice se in pace che negata. E invece lunico ambito in cui si riconosce lesistenza di una realtà mediterranea è la cucina: la cucina mediterranea nessuno nega che esista, non usa burro o besciamelle come quella francese influenzata dallEuropa centrale di cui è largamente parte. Ma se venisse lasciato a se stesso  lo spazio mediterraneo si stringerebbe intorno alle coste. Invece dovrebbe prosperare, allargandosi. Non è facile: Oceano, montagne e deserti rendono la spinta centripeta molto forte. Così ci si chiude, si respira poco e male, non si scambia, mentre il mare è il luogo degli scambi per eccellenza.

Ecco allora che il Mediterraneo è il luogo teologico delloggi, perché ci dice che chi si chiude non sta bene, sta male. Morirebbe lEuropa se al Mediterraneo voltasse le spalle, pensando che sia unespressione geografica, come sarebbe stata lItalia per Metternich. Morirebbe lAfrica, che senza Mediterraneo perderebbe il suo vicino naturale. Il luogo teologico è una sfida: o il Mediterraneo si prosciuga o deve allargarsi come scambio influente e influenzato, senza snaturarsi.

Una delle principali prospettive la dà uno dei più antichi patriarcati cristiani esistenti, quello di Antiochia. Eil titolare di cruciali terrori ex imperiali dOriente. Ma quellimpero si chiamava Impero dei Romani dOriente, non Impero Romano dOriente. Dunque è uno ma plurale, come lo spazio mediterraneo. Questa offerta di Antiochia consente di vedere la realtà mediterranea orientale giungere fino in Iraq, comprendendo questo Stato, per il quale Antiochia ha competenza, oltre al Libano e alla Siria, che mediterranee già lo sono di nascita. Questo patriarcato ha giurisdizione sui territori tra Costantinopoli e Gerusalemme. Eevidente che Beirut, oggi distrutta ma grazie a Dio ancora loquace, in questa prospettiva di unità plurale dovrebbe essere il traino di questo fianco orientale che dal porto iracheno di Bassora, sul Golfo Persico, porta fino al Mare Nostrum. Così il bacino del Mediterraneo collegherebbe due dei mari più importanti al mondo. In quali forme starebbe a loro deciderlo, ma soprattutto starebbe ai cristiani di lì proporlo.

Antiochia parla del presente di un Mediterraneo orientale flagellato da stragismi e devastazioni intollerabili. Risorgere vuol dire unire e collegare, superando le gabbie.

Riccardo Cristiano, giornalista e saggista, Roma

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