La Costituzione si oppone a ogni schiavismo, di Adelina Bartolomei

Nel dibattito su ius scholae e, in generale, sui temi dell’immigrazione, mi sembra fondamentale riconoscere nella Costituzione il deposito di tutti i principi che formano la visione del mondo di un cittadino italiano. E nella Costituzione sicuramente non c’è scritto che gli esseri umani vengano acquistati un tanto al kg, secondo il bisogno.

L’acquisto di esseri umani era normale da parte dei paesi “schiavisti”, e anche da parte dei “potenti”, come lo Zar di tutte le Russie che poteva acquistare un paese intero con il suo contenuto, cioè   uomini, cavalli, vacche, capre e oche. Nella generale e tragica regressione morale e civile che sta colpendo l’umanità, è avvilente e disgustoso insieme, ascoltare questo linguaggio, che riducendo le creature a oggetti d’uso, di fronte a un movimento di popoli, da interpretare con codici specifici, determina il numero di “umanoidi” necessari allo sviluppo economico delle società capitalistiche, e dimentica completamente che solo una società aperta, che mischia il proprio sapere, che combina in modo creativo i propri geni, naturali e culturali, può sperare di non soccombere.

Lo sappiamo, il comunismo ha fallito il suo obiettivo ma il rapporto capitale/lavoro è sempre squilibrato e si osa dichiarare che occorre mettere “al primo posto” chi intraprende, tassando sempre meno,  perché quello è il perno dell’economia e che poi (quando, di grazia?), ci sarà una ricaduta positiva sul lavoratore. Visione strabica e ipocrita perché questi due elementi devono stare insieme ‘al primo posto ‘!! Non esiste impresa senza i lavoratori!! Ma sembra che gli stessi lavoratori non abbiano più consapevolezza del loro potere contrattuale. È importante insegnare la lingua e la cultura italiana a chi arriva nel nostro paese. E anche scegliere come libro di testo la Costituzione, così che sappiano che chi li vuole sfruttare non è un cittadino italiano, ma un corpo estraneo.

Adelina Bartolomei [psicologa, Roma]

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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