Cattiveria naturale, di Donatella Rega

Viviamo giorni di allarme anche a causa della possibile o addirittura imminente, ci dicono, autonomia decisionale delle intelligenze artificiali. Be’, i loro intelligenti o astuti creatori avevano sicuramente chiara da tempo questa sfida verso l’ignoto ma qualcuno fra loro, per fortuna solo qualcuno, o fra i loro committenti, accarezzava, e accarezza ancora, contemporaneamente, l’idea di impadronirsi, tramite queste creature elettroniche o quantistiche, dell’intera umanità. Padroni del mondo. Il sogno dei potenti da sempre e con tutti i mezzi possibili messi a disposizione dal loro tempo. Solo che questa volta non sappiamo chi sarà schiavo di chi, almeno fino al momento della resa dei conti. Chi sarà più forte? Colui che spegnerà gli interruttori? Colui che inonderà di acqua droni e data center? E chi lo sa?

Nel frattempo lasciatemi supporre che una macchina che ragiona perfettamente possa essere furba ma non intelligente, cioè le possa mancare quell’intuizione tipica del bambino, dello scemo del villaggio, del pazzo, del visionario, ma anche che non possa vivere in un mondo illogico quale spesso è quello che ci fa andare contro noi stessi, contro i nostri interessi e contro la nostra stessa conservazione per aiutare un altro, una persona debole, una persona inerme, una persona ignara.

L’intelligenza vera è quella che ci induce a non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi. Quella che ci fa riflettere sulla grandezza del dolore per evitarlo o per non reiterarlo.

Quella che ci fa cercare il senso dell’esistenza nella contemplazione della natura o dello spirito umano. Quella che ci induce a difenderci dalle ingiustizie. Questa è l’intelligenza. Quella che ci fa cercare la pace e l’uguaglianza.

Il resto è furbizia, astuzia applicata ad una gara per la sopraffazione. È questo il vero allarme che non da ora avrebbe dovuto preoccuparci.

E quale pericolo peggiore della manipolazione della comunicazione? Se i cosiddetti attacchi ibridi sono un pericolo, quanto lo è paventarli o falsificarli, o quanto lo sono le fake news? Quanto lo sono le ingerenze nella politica di altri Paesi? Quanto gli interessi commerciali delle multinazionali in specie quelle del petrolio e delle armi?

Insomma cosa dobbiamo temere di più? L’astuta intelligenza artificiale o l’astuzia naturale, magari applicata ai circuiti artificiali?

Non sappiamo.

Di fronte a questo dilagare di pura cattiveria e sopruso mi sovvengono alcune deduzioni.

Questo mondo che usa Dio per sembrare convincente non crede assolutamente in Dio. Non crede né nella possibilità di essere illuminati, come specie per i cristiani dovrebbe essere ovvio atto di fede, né nell’investimento nel bene che si fa amando non solo il prossimo (cioè la prima persona che ti si para davanti) ma anche il proprio nemico, né tanto meno pregherà per coloro che “ci fanno del male”. Tutti adesso vogliono farsi giustizia da soli e rivendicano il diritto di odiare, proclamandosi contemporaneamente cristiani. Ma, faccio solo uno dei tanti esempi possibili, se le centrali del terrorismo e certi disordini in Paesi ricchi di materie prime sono finanziati da insospettabili Paesi civili che se ne avvantaggiano, chi specificamente dovremmo odiare?

Non converrebbe ragionare con il nostro cervello naturale, peraltro dotato casualmente di cuore?  Non converrebbe, in particolare a noi cristiani, farci illuminare dallo Spirito? E se non ci crediamo, almeno non proclamiamoci appunto cristiani

Dopo aver lodato ed elencato, quindi, le caratteristiche dell’intelligenza precipuamente umana a discapito della furbizia  artificiale devo anche constatare che una buona dose di cattiveria “naturale” ci appartiene, e l’astuzia artificiale o intelligenza artificiale come la chiamiamo, forse non sarà disposta a salvarci perché non saprà trovarne un motivo rigorosamente logico accettabile.

Chissà che non sia per questo che certi individui dicono di averne paura.

[medico, redazione Cercasi un fine]

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