La vecchia mappa del mondo, quella appesa in quasi tutte le aule scolastiche, va in pensione dopo quasi cinque secoli. Fu disegnata da Gerhard Keremer, un cartografo fiammingo, il cui nome venne latinizzato in Gerardus Mercator e faceva l’Africa piccolissima, quasi al pari della Groenlandia, mentre invece è 15 volte più ampia. Era il frutto della distorsione del punto di vista, poiché è impossibile rappresentare su una superficie un elemento sferico come la terra, senza alterare le linee dei continenti. Tutte le carte sono finzioni, ma quella carta, prendendo come punto di vista l’Europa e il mediano di Greenwich metteva bene in evidenza i confini dei continenti, rendendola eccellente per la navigazione, ma ne alterava profondamente le dimensioni e le proporzioni con effetti che, via via aumentando nel corso dei secoli la consapevolezza politica delle Nazioni, hanno provocato la reazione degli Stati africani con la campagna “Correct the map”, avviata dal Togo e diventata una Risoluzione delle Nazione Unite a settembre approvata da 164 Paesi con sei astensioni e il voto contrario degli Stati Uniti, preoccupati che future rappresentazioni cartografiche cambiassero la percezione della loro grandezza.
Secondo il capo della diplomazia del Togo Robert Dussey la Risoluzione, non vincolante e con il valore di raccomandazione, è un successo perché “decolonializza la geografia”. Al posto della mappa di Mercator l’Onu raccomanda l’uso di “Equal Earth” del 2018 adottata dalla Nasa e da vari software gps. La geografia non è neutra e la rappresentazione delle terre e dei mari influenza la percezione con effetti psicologici e politici. Dal 1960 va avanti una discussione sugli effetti delle mappe nell’ambizione di alcuni popoli e sul potere delle Cancellerie più forti, che ha portato all’elaborazione dell’idea di cartografia critica, dove si tiene conto delle gerarchie percettive. Nella rappresentazione di Equal Earth la distorsioni dei Poli a danno dei Tropici viene corretta e l’immagine più reale.
In realtà ogni mappa si può alterare, scegliendo un tipo particolare di proiezione. La decisione è spesso politica. Cristoforo Colombo e chi lo pagò utilizzò la mappa di Toscanelli che alterò la distanza tra le coste dell’ “Oceano tenebroso”, per sollecitare armatori e Stati ad investire nell’attraversamento. La decisione dell’Onu riapre così il dibattito sulla geografia, che mai è solo tecnica e sempre scienza politica, senza la quale nulla, nemmeno la storia, si capisce fino in fondo.
Da L’Eco di Bergamo


