Vance, il convertito, fa il teologo con papa Leone e celebra la guerra «che liberò i lager», di Matteo Persival

C’è un fantasma che si aggira per l’Osservatorio della Marina, la casa del vicepresidente degli Stati Uniti: il fantasma di Mike Pence. Dovrebbe esserci lui, oggi, in quella residenza ottocentesca immersa in un parco verdissimo: era il vice di Trump durante il primo mandato ma fece l’errore — clamoroso, col senno di poi — di cercare, a volte, di smarcarsi da Trump

Pence, religiosissimo, era stato scelto perché garante verso l’elettorato evangelico: regalò credibilità al candidato laico, palazzinaro, star dei reality e organizzatore di concorsi di bellezza, con tre mogli l’ultima delle quali aveva posato nuda per una rivista. Anche se il 6 gennaio del 2021 non si fosse ribellato al tentativo di Trump di gettare nel caos la certificazione legale del voto che aveva eletto Joe Biden e Kamala Harris, Pence si era già ampiamente auto-eliminato.

Il «fattore-Pence»

Il fattore-Pence deve essere molto presente nei calcoli fatti da JD Vance, quando ha insistito che il Papa deve «stare molto molto attento quando parla di teologia» perché è con la guerra che «sono stati liberati i lager dell’Olocausto». La mossa trumpiana di attaccare Leone XIV (e ieri ha postato sul suo Truth un’altra immagine generata da AI, nella quale Gesù lo abbraccia con un bandierone americano come sfondo, e la didascalia «…forse Dio sta giocando il suo asso nella manica», gioco di parole con l’espressione «Trump card», carta vincente) è costata al Partito repubblicano numerosi consensi tra i cattolici, che tradizionalmente votavano democratico (il picco con Kennedy: 80% nel 1960) ma da Nixon in poi, nel 1972, si sono spostati a destra (tra i cattolici Trump nel 2024 ha staccato Harris di 15 punti, grazie agli ispanici che ora lo stanno mollando).

Evitando la «trappola Pence», Vance dà un segnale non ai cattolici ma al resto degli elettori repubblicani. In vista delle primarie del 2028 — è il favorito ma alle spalle c’è Marco Rubio, segretario di Stato cattolico che sul Papa invece ha taciuto — la «lealtà assoluta» è la valuta più preziosa nel portafogli di Vance. Scommette che la base lo perdonerà per aver rinnegato il Papa, perché non lo perdonerebbero mai per aver rinnegato Trump.

Il valore del denaro

Continua nel lavoro già fatto per ridefinire l’idea stessa di cattolicesimo nella destra americana: lui si è convertito a 35 anni e porta con sé un’idea diversa, certamente più vicina al protestantesimo — legge e ordine, appoggio alle guerre se «giuste», il successo economico come segno della benevolenza divina, un tema quest’ultimo respirato nei natii Appalachi presbiteriani.

Prima di darsi alla politica, Vance lavorava per Peter Thiel alla Mithril Capital, e ha assorbito la cultura del mondo tech-finanziario nel quale il denaro non è lo sterco del demonio della visione francescana, è il capitale che serve per rimodellare il mondo. Corteggia i cattolici nazionalisti puntando tutto sull’idea che i democratici candideranno contro di lui nel 2028 qualcuno così di sinistra — non un centrista come i governatori di Pennsylvania e Michigan, Shapiro e Whitmer — da rendere poco appetibile il ticket avversario anche per i cattolici offesi dalle sue dichiarazioni sul Papa.

Vuole essere visto come comandante in capo in pectore, non solo come vicepresidente. Se la guerra in Iran sarà considerata un successo da qui al 2028, il suo rifiuto di «inchinarsi al Vaticano» sarà considerato un punto di forza. Vance, dopo i dubbi iniziali, appoggia Trump sull’Iran al 100% e così costruisce l’immagine da leader di guerra, sapendo che Rubio può permettersi di tacere perché è il segretario di Stato e ha la scusa di essere impegnato con la diplomazia tra Israele e Libano.

La scommessa sul 2028

È una scommessa: scommette che il brand personale di Trump sia attualmente più influente sugli elettori repubblicani dell’autorità morale del Papa. E che lo rimanga anche nell’estate del 2028, quando ci saranno le primarie. E a novembre di quest’anno, con le elezioni di metà mandato? Se i repubblicani dovessero tenere il controllo della Camera, Vance sarebbe visto come un genio che ha correttamente identificato che il «Papa americano» non aveva l’influenza che tutti gli attribuivano. Se il partito andrà sotto nei collegi a maggioranza cattolica, Vance diventerà quello che «ha rotto la coalizione», e le primarie del 2028 diventeranno una corsa aperta.

corriere.it/esteri/26_aprile_15/vance-papa-leone-trump-guerra-lager-032e62a7-1f5b-41e0-8a28-9168bc6d9xlk.shtml

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