Oggi, tempo di epocali sconvolgimenti per l’intero genere umano, Leone XIV, con la recente enciclica Magnifica humanitas offre chiare indicazioni al fine di evitare una deriva antropologia non più reversibile: «Alla luce dei principi della Dottrina sociale della Chiesa, la trasformazione digitale ci chiede di riscoprire la verità come bene comune, di tutelare la dignità del lavoro e di custodire la libertà contro ogni dipendenza e mercificazione» (Mh n. 131).
Possiamo scegliere una Intelligenza Artificiale che concentra potere e ricchezza, oppure una Intelligenza Artificiale che distribuisce opportunità e tutela la dignità. Possiamo scegliere una Intelligenza Artificiale che ci assoggetti, o una Intelligenza Artificiale che ci emancipi. La scelta dipende da noi, dai principi che scegliamo di porre a fondamento, dalle regole che saremo capaci di redigere.
La tecnologia «non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa» (Mh n. 9). Il recente libro curato da Fabio De Felice e Roberto Race, Il futuro non è un algoritmo. Viaggio tra tecnologia, crisi e desiderio di senso, pubblicato con Luiss University Press, ci ricorda che il futuro è nelle scelte libere delle persone che vogliono costruire insieme il bene comune.
Per questo è necessario che nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, «coralmente si dia spazio a più voci»; e la sussidiarietà, principio cardine della Dottrina sociale della Chiesa, richiede che le decisioni sull’Intelligenza Artificiale non siano prese solo in Silicon Valley o a Pechino, ma in «armonia corale» coinvolgano le comunità locali, le istituzioni nazionali e le organizzazioni della società civile.
La tutela della dignità umana e la salvaguardia del bene comune, a quanto pare non sono preoccupazioni solo della Chiesa cattolica, ma anche del capo dello Stato italiano, il presidente Sergio Mattarella; lo si evince da quanto detto il 2 giugno, in occasione degli 80 anni della Repubblica italiana. Tra i tanti interventi, ha destato particolarmente interesse il dialogo con i giovani, nel quale — tra le altre cose — ha avuto modo di parlare dell’Intelligenza Artificiale, affermando: «Gli strumenti in questo settore sono concentrati in pochissime mani. Questa è una condizione inaccettabile, perché sono soggetti che rifiutano regole e controlli. Un operatore di estrema ricchezza monopolista del settore che dice: “Ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà”. Questo non potremmo consentirlo».
È fondamentale sottolineare come la critica di Mattarella al monopolio tecnologico non sia solo una questione economica o politica, ma profondamente antropologica. Quando il presidente avverte che «questo non potremmo consentirlo», sta affermando un principio costituzionale: lo Stato non può accettare che diritti fondamentali dei cittadini vengano ceduti in cambio di servizi digitali. La libertà non è merce di scambio, e la dignità umana non può essere negoziata con algoritmi opachi.
La visione di Mattarella risulta così essere in perfetta sinergia con quanto riportato nella Magnifica humanitas, la quale si esprime contro le nuove forme di schiavitù digitale, ricordando che la raccolta massiva dei dati personali diventa strumento di controllo e manipolazione; viene anche evidenziato che «la ricchezza mondiale è cresciuta in termini assoluti, ma si è accentuata la concentrazione in poche mani e si sono allargati gli squilibri» (Mh n. 161).
Le parole usate dal presidente della Repubblica italiana sono “laiche”, ma — probabilmente per la sua estrazione cattolica — sono perfettamente convergenti con la fede cristiana, proprio perché viene messa al centro la persona umana. Le sue parole infatti sono concordanti con quanto riportato in Magnifica humanitas, poiché viene sottolineato che la dignità della persona deve essere posta al centro, riconducendo il progresso tecnico a semplice strumento, non a criterio assoluto di giudizio.
In questo tempo in cui viviamo un’epoca di grandi cambiamenti, o meglio ancora un cambiamento d’epoca, l’Intelligenza Artificiale, come qualunque tecnologia, non può legittimare da sé il potere; rischia, come già detto, di concentrare il controllo nelle mani di pochi se non è governata da principi etici, trasparenza e partecipazione democratica. La tecnologia, se assolutizzata, genera un “paradigma tecnocratico” dove l’efficienza prevale su dignità e fraternità. Pertanto, la relazione tra potere e Intelligenza Artificiale deve essere orientata dalla promozione della dignità umana, dalla giustizia, dalla sussidiarietà e dalla pace, in modo che la tecnologia serva gli uomini e non li assoggetti o li sostituisca nel loro compito di costruire insieme il bene comune.
La strada da percorrere è chiara: regole giuste, trasparenza, partecipazione democratica, educazione critica, giustizia sociale, tutela del lavoro, difesa della pace. Solo così l’Intelligenza Artificiale potrà essere davvero al servizio della persona, della famiglia, della comunità, del creato. Non ci resta che scegliere se «innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme» (Mh n. 1).
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