Tra diritto e valori la pace non è solo «assenza di guerra», di Niccolò Nisivoccia

Com’è stato possibile arrivare a questo punto? A credere che tutto sia definitivo, irrevocabile? La violenza, il male, la guerra: a pensare che tutto sia ovvio, naturale? 
Come se niente potesse resistervi, tantomeno il diritto. Come se fosse, il diritto, una cosa inutile e priva di valore; o come se, nella migliore delle ipotesi, a nient’altro dovesse servire se non a punire e sanzionare – e sanzionare sempre più severamente. A replicare a sua volta la violenza, a legittimare il male e qualunque nefandezza.
 Eppure non è questa la funzione che il diritto dovrebbe svolgere, come ci ricorda ora Tommaso Greco in un libro appena uscito, «Critica della ragione bellica», che non è solo bellissimo. È molto di più: è un libro necessario, perché ci induce a smuoverci da tutti quei «ricorrenti pregiudizi» e quelle «radicate convinzioni» che troppo spesso ci portano a «mutilare» la realtà, per guardare invece a «ciò che di positivo in essa è possibile ritrovare e valorizzare», a cominciare dalla «realtà della pace».
Tommaso Greco ci invita a concepire la pace non semplicemente come «assenza di guerra», ma cercando piuttosto «di darle un fondamento solido, di ancorarla ad un presupposto che riesca a sostenerla al di là del suo riferimento alla guerra». Si tratta, in altre parole, di mettere la pace «al principio», anziché alla fine, e dunque di includerla nel nostro orizzonte mentale come possibilità almeno altrettanto naturale quanto il conflitto: scommettendo sul fatto che le relazioni possano essere preservate, curate, mantenute. Ed è la stessa logica fondativa del diritto, ci ricorda appunto Greco: una logica non della forza, ma del riconoscimento e della relazione, non del dominio ma dell’unione e della cooperazione. Tanto nei rapporti fra le persone quanto in quelli fra gli Stati, tanto nel diritto interno di ciascun Paese quanto nel diritto internazionale.
Nelle pagine conclusive del suo ultimo libro, «I sommersi e i salvati», Primo Levi esprimeva pensieri identici, nella sostanza. «È stato oscenamente detto», scriveva, «che di conflitto c’è bisogno: che il genere umano non ne può fare a meno». Per poi osservare: «Sono argomenti capziosi e sospetti. Satana non è necessario: di guerre e violenze non c’è bisogno. Non esistono problemi che non possano essere risolti intorno a un tavolo».         È una questione di volontà, insomma, mai di ineluttabilità. E dovremmo assumerci allora il coraggio e la responsabilità delle nostre scelte e delle nostre azioni, anche rispetto al diritto: siamo noi a generarlo, è da noi che dipende la sua efficacia, siamo noi a farlo vivere ogni giorno in un senso o in un altro, attraverso i nostri comportamenti, il nostro modo di abitare il mondo.

corriere.it/opinioni/25_settembre_07/tra-diritto-e-valori-la-pace-non-e-solo-assenza-di-guerra-e8aa9ef3-c856-4f35-9bf2-3d6295ee6xlk.shtml

 

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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