Tavolo d’intesa senza aspettare una politica estera comune, di Lorenzo Marsili

I conflitti in Ucraina e in Iran hanno messo gli europei di fronte all’evidenza: la mancanza di una politica estera comune ci rende incapaci di difendere i nostri interessi più vitali e priva il mondo di un attore essenziale per la risoluzione pacifica delle controversie internazionali. Impossibile immaginare una politica estera europea? La verità è che potremmo averla già domani. Iniziando con chi ci sta.

Perfino la Cina, da sempre riluttante ad assumere qualunque protagonismo sullo scenario diplomatico internazionale, muove ora i primi passi per contribuire a una tregua duratura in Medioriente. Il silenzio europeo è tanto più assordante quando ci ricordiamo di un fatto semplice: Donald Trump sta provando a ottenere in Iran con la forza quello che l’Europa aveva già ottenuto con la diplomazia.

Nel 2015 i Paesi europei firmarono con l’Iran un accordo che bloccò l’arricchimento dell’uranio e impose ispezioni regolari a tutti i siti nucleari. L’accordo funzionava, come è stato ribadito in più sedi dagli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Nel 2016 gli Stati Uniti di Barack Obama e l’Europa tolsero quindi le sanzioni economiche all’Iran. Ripartirono gli investimenti e così anche la speranza di una transizione morbida del regime. Il Presidente iraniano venne addirittura in visita ufficiale a Roma e visitò i musei capitolini – le cui statue, con ospitale eccesso di zelo, vennero coperte nelle loro nudità per non urtare le sensibilità islamiche.

Nel 2018 Donald Trump vinse le elezioni. E senza alcuna ragione, se non l’astio verso Obama e l’insistenza di Benjamin Netanyahu, decise di far saltare l’accordo. L’Europa rispose farfugliando e seguì servile.

È a quel punto che riparta l’escalation da entrambe le parti. Il regime iraniano risponde riprendendo ad arricchire l’uranio e marginalizzando la componente moderata che aveva siglato l’accordo. Stati Uniti e Israele iniziano le uccisioni mirate di leader politici e scienziati.

Violenza chiama violenza, e così arriviamo alla follia di oggi. Con Donald Trump che sotto le bombe tenta di negoziare nuovamente l’accordo che lui stesso ha fatto saltare.

La morale? L’Europa servile porta guerra e crisi economica. L’Europa forte porta pace e prosperità condivisa. Per salvarci, e salvare il mondo, dobbiamo parlare con una voce sola. L’alternativa è la sudditanza e l’impoverimento.

Per farlo non occorre attendere che 27 stati si mettano d’accordo. Si può iniziare subito, con chi vuole. Pensiamoci: se Italia, Francia, Germania e Spagna, per dirne quattro, decidessero di mettere in comune la propria politica estera, ecco che l’Europa avrebbe trovato la sua voce nel mondo.

Non occorre nemmeno avere una politica estera comune su tutto. Basterebbe iniziare là dove più è necessario: una posizione verso la guerra in Iran e verso la guerra in Ucraina, e un rappresentante comune per declinarla nel mondo.

Abbiamo fatto così con le più importanti innovazioni europee. Con Schengen, che oggi garantisce la libertà di movimento a quasi tutti gli europei ma iniziò con soli cinque Paesi. Con l’euro, che iniziò con undici. Si inizia tra pochi. E chi resta fuori prima o poi sente freddo e corre a unirsi. Lo stesso procedimento, evidentemente, potrebbe essere avanzato sul tema della difesa comune.

Non ci sono veti e quindi non ci sono alibi. Basta la volontà di farlo. Un qualsiasi governo, ad esempio quello italiano, potrebbe invitare già ora tutte le capitali europee a mettere in comune elementi di politica estera. E procedere con chi decida di accettare l’invito.

Ricordiamoci che quando l’Europa agisce unita può rappresentare un faro di collaborazione e prosperità condivisa. Mai come oggi il mondo è alla ricerca di una guida che possa mantenere aperto l’orizzonte del multilateralismo e del diritto. L’Europa ha un’occasione storica per raccontare al mondo, e a sé stessa, chi è e cosa rappresenta. Costruendosi nell’azione. Alzando la testa, invece di nasconderla nella sabbia e soffocare.

La scelta è nostra. Perché dipende dalla volontà di pochi leader nazionali il cui potere dipende dal nostro voto. È una strada da percorrere con urgenza. Perché non è questione di destra o sinistra, europeismo o nazionalismo. È questione di guerra o pace, prosperità o miseria.

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PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 Carissime/i soci,

 

 venerdi 15 maggio alle ore 22, in prima convocazione, e in seconda convocazione sabato 16 maggio 2026, alle ore 17, presso la sede associativa, è convocata   ufficialmente l’Assemblea ordinaria annuale dei soci (artt. 16-21 dello Statuto) dell’associazione Cercasi un fine APS, anche in via telematica su piattaforma web. 

 

 OdG dell’Assemblea:

 

1.       Approvazione bilancio 2025;

2.       Informazione sullo stato patrimoniale;

3.       Resoconto su attività scuole di politica, gruppo I Care, giornale on line e cartaceo, biblioteca Bice Leddomade, incontri/convegni e presentazioni;

4.       Proposte di attività per l’anno 2026-2027;

5.       Varie ed eventuali.

 

 Per coloro che non possono intervenire in presenza 

 

       –          sarà inviato il link su richiesta degli interessati;

      –       farsi rappresentare dai soci presenti. Ciascun socio, esclusi i componenti del Direttivo, non può essere portatore di più di tre deleghe (art. 19; si allega modulo di delega). 

  

  Sperando di incontrarvi in Assemblea, vi saluto cordialmente e vi ringrazio per quanto fate per la nostra associazione, anche a nome del Direttivo e della Redazione. 

 

  Cassano delle Murge, 9 aprile 2026

 

  Il Presidente

  Rocco D’Ambrosio

 

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