SENZA LE ALTRE PERSONE NON SI VIVE, DI MATTEO LOSAPIO

Ritornando sull’interessante formazione della città della Baraccopoli di Borgo Mezzanone non vogliamo soffermarci sulle questioni prettamente politico-amministrative come possono essere quelle legate ai fondi per gli insediamenti informali del PNRR o altri fondi statali, rimasti su carta, per contrastare l’emergenza abitativa delle persone migranti. Intendiamo, invece, soffermarci sui servizi offerti alla Baraccopoli più grande d’Europa. Nell’articolo de Il Post  https://www.ilpost.it/2025/11/10/borgo-mezzanone-citta/  possiamo leggere come le reti idriche e fognarie sono, ovviamente, assenti all’interno della città-baraccopoli. Case in muratura che iniziano ad essere costruite, ma senza servizi. Il che non è una novità neanche negli insediamenti urbani programmati, dal momento che si costruisce prima l’abitazione privata e poi arrivano i servizi pubblici. Tuttavia, nella Baraccopoli i servizi sono garantiti dal vicino Centro di Accoglienza a cui si accede tramite una rete metallica divelta, mentre l’acqua è portata dalle autobotti provenienti dagli enti locali che ne hanno fatto insistentemente richiesta. Di conseguenza è questo ciò che vorremmo approfondire: l’importanza delle organizzazioni intermedie. La Baraccopoli di Borgo Mezzanone è una delle tante occasioni in cui le organizzazioni intermedie hanno svolto e continuano a svolgere la loro parte, offrendo un essenziale contributo alla vita sociale, politica e comunitaria. Organizzazioni intermedie che vanno dagli enti locali alle amministrazioni comunali, dalle associazioni alle parrocchie, dai centri sociali alle organizzazioni umanitarie, dai sindacati ai collettivi. Tante piccole esperienze, disseminate sul territorio, molto differenti e differenziate fra di loro che, tuttavia, offrono una risposta comune o cercando di offrire una risposta comune ad un bisogno o ad una problematica o, semplicemente, alla gestione di situazioni del territorio. Sono questi organismi intermedi che tutelano non solo la democrazia ma la partecipazione reale alle situazioni e alle questioni politiche che riguardano tutte le persone. In una tendenza continua alla delega delle responsabilità e, quindi, della libertà, le organizzazioni intermedie sono un laboratorio sociale e politico che risponde a delle esigenze concrete del territorio, che spingono a porre attenzione a delle questioni ed esigono delle risposte complesse e partecipative. Non si tratta, insomma, di incolpare qualcuno giustificando il proprio disimpegno o la propria indifferenza, ma riconoscere che la città e le città che nascono non sono mai dei nuclei a se stanti o delle fortezze, ma un complesso sistema partecipativo che funziona come un organismo per cui nessuna parte può sussistere senza le altre. Se questo lo vive la Baraccopoli di Borgo Mezzanone in cui molti volontari si applicano nelle scuole di italiano alla ciclofficina, passando per la costruzione e distribuzione di aiuti, è un monito anche per le nostre città, in cui nessuno può vivere senza le altre persone.

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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