La giustificazione totale e acritica alla guerra permette al patriarca di Mosca di presentare al mondo politico russo le proprie richieste di modifiche legislative. Una situazione che, sul versante ecumenico, mette in sofferenza le comunità cristiane come emerge da una recente dichiarazione della Conferenza delle Chiese europee (in sigla KEK).
È ormai arrivata alla 14ª edizione la riunione dei parlamentari russi in occasione del Natale ortodosso a cui partecipa il patriarca con un discorso di indirizzo (Mosca, 29 gennaio).
Presieduta da Valentina Matviyemko, presidente del Consiglio dell’assemblea federale russa, la conferenza permette a Cirillo di far presenti i suoi “desiderata” nella convinzione che la difesa della “sovranità statale” nella guerra in Ucraina comporti anche quella della “sovranità spirituale”.
Fra gli elementi legislativi positivi registrati dal gerarca vi è una recente legge che promuove i simboli religiosi. La croce riappare negli emblemi araldici come nelle immagini civili, laddove la tradizione comunista l’aveva cancellata. Importante anche che nel Codice sia entrata la definizione di famiglia tradizionale e che nelle prassi adottive si privilegi l’affido a parenti e amici.
Impedire l’aborto, censurare il linguaggio scurrile
Le ulteriori richieste riguardano in particolare il tema familiare e la questione dell’aborto. Cirillo si compiace che 830 cliniche private abbiano rinunciato a fare aborti (il 30% di quelle autorizzate). In un paese vasto come la Russia «abbiamo un disperato bisogno di essere una grande nazione», di contenere il fenomeno abortivo.
A parte la valutazione morale (un omicidio), vi è la necessità demografica. «Se vogliamo che la nostra popolazione cresca, che il nostro tasso di natalità aumenti, come possiamo chiudere un occhio su ciò che ci impedisce di seguire questa strada, su ciò che impedisce al nostro popolo di sviluppare tutta la sua colossale ricchezza, di diventare una nazione veramente grande non solo nel nome e nella storia, ma anche nella forza effettiva, che non può svilupparsi senza un numero sufficiente di persone in un territorio così vasto?».
Ed ecco il suggerimento: «Ritengo assolutamente necessario elaborare una legge federale che criminalizzi la coercizione all’aborto e propongo di procedere verso un divieto totale di aborti nelle strutture mediche private dove il controllo del rispetto delle norme etiche e legali è praticamente impossibile». Inoltre, la decisione abortiva «dovrebbe essere presa dalla famiglia, non dal singolo genitore», dalla madre soltanto. È quindi necessario che, nei consultori, sia presente chi dissuade le donne all’aborto.
Una seconda richiesta è la censura ai movimenti occulti e pseudoscientifici come l’astrologia, la stregoneria e le forme di divinazione che «esercitano un’enorme influenza manipolativa sulle persone».
Inoltre, è urgente una legge sullo status giuridico dei cappellani militari. Sono 150 i sacerdoti che assistono le truppe nella guerra di aggressione all’Ucraina, ma hanno bisogno di una copertura normativa che giustifichi la loro presenza anche davanti ai comandanti e regoli i loro diritti.
Una ulteriore richiesta riguarda la tutela della lingua russa contro il linguaggio scurrile, contro l’uso di parole straniere e contro la bestemmia.
Altra questione è bloccare la proposta legislativa di legare le vendite di alcol, tabacco e alcolici all’identificazione biometrica. Cosa disdicevole e pericolosa.
La Chiesa cattolica non firma
Contro la crescente presenza della Chiesa nel contesto legislativo e politico un esponente del partito comunista, alleato con Putin, Vladimir Vladimirovič Bortko, si è espresso in un programma televisivo di grande ascolto, “Uno sguardo da San Pietroburgo” nel dicembre scorso.
L’«ortodossia conservatrice (è) una minaccia particolare per lo stato russo». Le religioni «vengono spesso utilizzate per mettere alcuni gruppi l’uno contro l’altro» e diventano «uno strumento per emarginare i non credenti, gli atei. Invece della solidarietà civile, si formano comunità religiose chiuse, che vivono secondo regole proprie, il che indebolisce l’identità panrussa, clericalizza lo stato e mina i principi laici». Affermazioni che il Consiglio mondiale del popolo russo, la “protesi” politica del patriarcato, qualifica come un manifesto politico, una minaccia per la società russa in questo momento, un attentato per l’ortodossia e per le religioni tradizionali in Russia (20 gennaio).
A conferma del ruolo civile della religione, si registra anche una marginale polemica contro la Chiesa cattolica russa che non ha firmato una denuncia contro gli attentati alla libertà religiosa alla Chiesa filo-russa in Ucraina, Estonia, Moldavia e Armenia. La mancata firma del documento proposto dal Comitato consultivo interreligioso cristiano il 15 gennaio è probabilmente legata alla parzialità di una denuncia che ignora le violazioni da parte russa nei territori occupati, coinvolge indebitamente la Chiesa cattolica ucraina (di rito bizantino come di rito latino) e usa il richiamo alla libertà in forma strumentale.
Mons. Paolo Pezzi, arcivescovo e presidente della conferenza episcopale, ha giustificato il rifiuto facendo ricorso alla necessaria competenza della Segreteria di stato vaticana in queste materie sovrastatuali. Il che non ha impedito le critiche pesanti al suo gesto sui media nazionali come Ria Novosti.
Le Chiese europee contro il Russkji Mir
Resistere all’impero, promuovere la pace: le Chiese si oppongono all’ideologia del “Russkji mir: così titola la dichiarazione della conferenza organizzata dalla KEK, la conferenza delle Chiese europee che raccoglie 114 Chiese del continente (protestanti, anglicane e ortodosse) in rappresentanza di 380 milioni di credenti.
Il testo nasce al temine di un confronto svoltosi a Helsinki (1-3 dicembre 2025) con 90 esponenti delle diverse appartenenze confessionali. L’ideologia imperiale a cui si riferisce è quella russa, ma è evocata come un pericolo per tutte le Chiese quando diventano subalterne e funzionali ai regimi. L’invito è di promuovere e difendere la democrazia liberale, nonostante i suoi limiti, in ragione della compatibilità dei suoi valori alla dottrina cristiana e della garantita libertà dell’annuncio del vangelo.
L’aggressione militare della Russia all’Ucraina, alimentata dall’ideologia del “mondo russo” (Russkji Mir) non è solo all’origine della morte e della sofferenza per milioni di persone, ma è un attentato al futuro dell’Europa e alla permanenza della democrazia. Il “mondo russo” si presenta «come uno spazio culturale, spirituale e geopolitico e, nello stesso tempo, come una sfera di influenza e di civilizzazione propria. Una serie di idee spesso senza coerenze interna, fluttuanti fra ideologia politica e teologia in senso supposto filo-cristiano». Qualcosa che unisce l’ideologia imperialista e alla “guerra santa”. Si basa su una visione manichea e dualista (bene-male, noi-loro ecc.) che porta la Chiesa russa «a un sostegno quasi teologico e istituzionale all’invasione, riducendo al silenzio i dissidenti fra il suo clero e fra i fedeli. Allo stesso tempo, continua a utilizzare le sue relazioni ecumeniche per promuovere i cosiddetti “valori tradizionali”, per presentare in maniera falsa la guerra della Russia come un atto di autodifesa».
È eresia affermare che la morte del soldato perdoni i peccati, che la guerra possa essere santa e che la Russia sia il katechon, l’antemurale che difende del male e salva il cristianesimo. La predicazione dell’odio e l’aggressione al debole sono contro il Vangelo.
Eresia dualista?
Sulla qualifica ereticale del Russkji Mir ha insistito, in particolare, il teologo dissidente, Kirill Govoroun, già stretto collaboratore del patriarca di Mosca. Esso è l’asse principale del putinismo e la giustificazione delle violenze disumane perpetrate nella guerra. Il suo principale teorico è il patriarca Cirillo, assieme al rettore dell’università San Giovanni di Mosca, Alexandre Chtchipkov. I suoi punti di forza sono i cosiddetti “valori tradizionali”, il patriottismo e la pretesa di rappresentare una civilizzazione. Quest’ultima ha di fatto sostituito il termine imperialismo. Si tratta di una dottrina dalle radici eretiche proprie delle dottrine manichee (anche pre-cristiane) i cui esponenti cercano una giustificazione teologica improbabile, come è successo per il nazismo.
Secondo Govoroun, il patriarca è convinto di essere il vero leader anche rispetto a Putin o, quantomeno, l’ispiratore della sua politica. Una deriva i cui esiti deleteri si registrano anzitutto dentro l’ortodossia, come nell’ultimo attacco contro Bartolomeo, affidato ai Servizi Segreti (cf. qui).
L’aggressione al patriarca ecumenico si basa, per il metropolita Emanuel (Adamakis) di Calcedonia, «su una palese deviazione spirituale ed ecclesiologica […] la trasformazione della Chiesa in un vero e proprio meccanismo di propaganda, qualcosa di terrificante se considerato con criterio teologici, perché, quando la grazia dello Spirito Santo cede il passo allo Spionaggio, allora l’ecclesiologia cede il passo all’opportunismo geopolitico» (ekathimerini.com 20 gennaio 2026).
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