QUI PRIMA NON C’ERA NULLA, DI MATTEO LOSAPIO

C’è una frase che riecheggia spesso nelle narrazioni storiche di un quartiere, nella fondazione di nuovi quartieri, soprattutto periferici. Una frase che possiamo ascoltare sulle labbra dei più anziani come anche dei giovani che si trasferiscono in una zona di recente costruzione. La frase è: “Qui prima non c’era nulla!”. Una frase che, forse, abbiamo pronunciato anche noi o che sicuramente abbiamo ascoltato almeno una volta. “Qui prima non c’era nulla!”. Una frase curiosa e, al tempo stesso, insidiosa perché ci mette in una postura specifica nei confronti dell’ambiente che ci circonda. Infatti, affermare che in uno spazio prima non c’era nulla, significa affermare innanzitutto che c’è un prima e un dopo, in secondo luogo che c’era il nullamentre ora c’è qualcosa, che nel prima c’è una negazione (non c’era) mentre ora c’è una affermazione (ora c’è). Nella frase che abbiamo preso in esame c’è un prima e un dopo. C’è una sequenza temporale, innanzitutto. Una dimensione spaziale che interessa il tempo, un tempo secondo un prima che espone la nostra presenza, ovvero un prima in cui noi non c’eravamo. Il dopo, invece, è sempre legato alla nostra presenza, all’ora in cui noi ci siamo e che vede un processo, un divenire nel tempo. Lo spazio, insomma, fra un prima e un ora dice che è avvenuto qualcosa, e quello che è avvenuto è un cambiamento. Cambiamento che è avvenuto sotto i nostri occhi, che noi abbiamo potuto vedere e di cui siamo consapevoli. Tuttavia, è un cambiamento sintetizzato quasi come un venire all’essere di elementi che prima non c’erano. Questo è il secondo punto, forse il più importante della riflessione. Nel processo temporale che abbiamo messo in evidenza nel prima non c’era nulla, indichiamo che intorno a noi non c’era nulla, mentre ora c’è qualcosa che abbiamo visto in essere, che abbiamo visto divenire nel tempo. Ma nulla è un termine estremamente ambiguo ed è la chiave di volta della trappola di questa affermazione. Ovvero affermare che prima non c’era nulla, non significa dire che prima c’era il nulla ma che prima comunque c’era qualcosa che per noi è nulla. La trappola di questa affermazione è tutta qui. Non possiamo affermare che prima non c’era nulla in quanto il nulla presuppone che neanche noi ci fossimo e che non ci fosse neanche la realtà sui cui, poi, è venuta a crescere la città. Il vero problema logico è che prima c’era qualcosa che, per noi, è nulla. Dunque, ora che ci sono palazzi di cemento, strade asfaltate, cancelli a protezione e servizi di gestione e controllo, c’è qualcosa. Dire che prima non c’era nulla significa affermare che solo l’urbanità è qualcosa, che solo l’urbanizzazione è qualcosa che ci permette di vivere, mentre le zone rurali, i terreni, gli alberi, le piccole costruzioni di campagna sono quel nulla. In questo modo, il negativo, la mancanza, ciò che non c’è è costituito da un’ambiente che noi abbiamo ritenuto nulla, in favore di una urbanizzazione fatta anche di cemento, di consumo di suolo, di usura dell’aria che l’affermativo, che è il positivo, il futuro e il progresso. Qui prima non c’era nulla è la considerazione dello spazio come foglio bianco in cui poter livellare ogni differenza, seppellire ogni centimetro di terra sotto il cemento, produrre ancora edilizia in nome di un progresso urbano che ci fa rimpiangere il fatto che prima lì non ci fosse nulla.

(presbitero, dottore in filosofia, vicepresidente Cercasi un Fine)

Da Makovec 13 aprile 2025

https://www.makovec.it/qui-prima-non-cera-nulla/

 

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


 REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22-23 MARZO 2026 

Come Direttivo e Redazione di CuF abbiamo deciso di prendere posizione sul Referendum, esprimendoci per un NO meditato e convinto, ribadendo il diritto/dovere di recarsi alle urne (art. 48 della Costituzione e n. 75 della Gaudium et Spes) e rispettando scelte personali diverse, fatte in coscienza.  

La nostra associazione è “apartitica, cioè rigorosamente autonoma e indipendente da partiti e movimenti politici” (art. 3 del nostro statuto). Ciò non significa che è “apolitica”, anzi! Il referendum non è una questione partitica o di coalizione, è, invece, questione meramente politica perché tocca uno dei poteri della Repubblica, cioè quello giudiziario, e apre possibili scenari che minano l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. Ne abbiamo parlato diffusamente nel nuovo numero cartaceo di Cercasi un fine (che trovate anche qui ), cercando di spiegare i rischi futuri della nostra democrazia.

 Di seguito i link ad altro materiale che potrebbe essere utile, in particolare la SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO.
 

 – la spiegazione del quesito con alcune domande che trovi nella SCHEDA ESPLICATIVA e un VIDEO ESPLICATIVO

 – il documento del Direttivo e della Redazione sulle ragioni del NO alla Riforma che trovi in LE RAGIONI DEL NO

  Articoli e video: 

 – Un articolo di Rocco D’Ambrosio su  REFERENDUM, RIFORMA ED ETICA COSTITUZIONALE 

 – Un video di Alessandro Barbero in BARBERO SPIEGA LE RAGIONI DEL NO

 – Altri articoli di Rocco D’Ambrosio su:

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