Manca un database generale e non esiste una norma unica europea e internazionale per la raccolta del numero dei migranti morti nel Mediterraneo. Così due terzi di quelli che scompaiono in mare restano solo una statistica, morti probabili, senza nome e senza volto. C’è solo un progetto dell’Oim, l’Organizzazione internazionale delle migrazione, che aggiorna ogni mese una piattaforma digitale con i dati che riesce a raccogliere da varie fonti. Si chiama “Missing Migrants” e secondo dati aggiornati a giugno nei primi sei mesi di quest’anno almeno 861 persone sono morte lungo la rotta del Mediterraneo centrale, la più pericolosa e letale di tutto il mondo. Uno degli ultimi naufragi è avvenuto all’inizio di giugno 45 miglia a sud delle coste di Malta dove un’imbarcazione, partita dalla Libia con 60 persone a bordo, si è rovesciata: 48 tratti in salvo, 10 morti e due dispersi. A questi numeri vanno aggiunti ora anche i morti di Ceuta.
Secondo i dati dell’Oim dal 2014 ad oggi sono annegate nel Mediterraneo oltre 31.800 persone di cui 3500 bambini. Molte Ong hanno sollecitato più volte l’Unione Europea e gli Stati membri a stabile un sistema comune di raccolta dei dati. L’anno scorso l’appello al Parlamento europeo di costituire una banca dati pubblica, un’autorità indipendente europea e un protocollo comune per la gestione dei corpi recuperati è stato firmato anche dai medici del Laboratorio di antropologia forense dell’Università Statale di Milano. L’anno più tragico resta, per ora, il 2016 con quasi 5 mila morti, ma anche l’Oim ammette ufficialmente che tutti i dati sono “immensamente sottostimati” e che occorre un maggiore e più efficiente coordinamento dei soccorsi in tempo utile. L’anno scorso i morti sono arrivati a 1750 secondo l’Oim. L’Ong Mediterranea, che ha un Osservatorio fisso a Lampedusa, ne stima invece cento di più.
Il progetto dell’Oim è stato attivato nel 2013 dopo il grande naufragio di Lampedusa. A livello globale, sempre secondo l’Oim, che monitora anche altre rotte dei migranti dall’Asia all’Africa all’America Latina, l’anno più letale è stato il 2023 con quasi nove mila morti. Ma la rotta più frequentata è quella del Mediterraneo centrale tra la Libia e l’Italia, dove si registra il 78 per cento delle tragedie che coinvolgono migranti. L’Oim e le Ong denunciano anche un numero sempre più elevato di naufragi fantasma con il ritrovamento di imbarcazioni rovesciate o pezzi di imbarcazioni di naufragi mai annunciati. I ritrovamenti quest’anno sono aumentati in seguito al passaggio del ciclone Harry che ha colpito la regione centrale del Mediterraneo tra il 16 e il 23 gennaio, creando condizioni metereologiche estreme. L’anno scorso sulle coste mediterranee sono stati ritrovati 270 resti umani, non collegati ad alcun naufragio noto.
L’Eco di Bergamo, del 12 agosto 2026


