Perché votare No: è una riforma inutile e dannosa e non risolve i veri problemi, di Armando Spataro *

Domenica e lunedì milioni di cittadini dovranno esprimersi con voto referendario sulla «controriforma» Nordio-Meloni che non risolve in alcun modo i problemi che ostacolano il buon andamento della giustizia. Attorno ai veri fini della controriforma si tenta di disinformare i cittadini per indurli a votare «Sì» e tocca diradare la nebbia poiché non è assolutamente vero, ad esempio, che questa legge costituzionale, dando finalmente attuazione al principio del giusto processo, impedirebbe nuovi casi «Tortora» o «Garlasco» e renderebbe finalmente possibile punire i magistrati che scarcerano stupratori ed assassini. È falso che l’introduzione in Costituzione della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri renderebbe il processo più equilibrato e più giusto, impedendo che i giudici, appartenendo alla stessa famiglia dei pm, siano portati ad accogliere le tesi d’accusa, penalizzando le tesi opposte degli avvocati. Si tratta di tesi offensive nei confronti della magistratura, specie considerando le cronache quotidiane da cui risulta statisticamente alto il numero di assoluzioni da parte dei giudici, che spesso condannano imputati di cui il pm chiede l’assoluzione. Ciò che lega l’attività di giudici e pm è solo il dovere di ricerca della verità, che obbliga il pm ad indagare anche a favore degli imputati.

Alcuni giuristi sostengono poi che bisogna dare attuazione all’art. 111 della Costituzione che prevederebbe la separazione delle carriere, per rendere effettivo il processo accusatorio introdotto con il riformato Codice Vassalli. L’art. 111 della Costituzione afferma in realtà che «Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti in condizioni di parità davanti ad un giudice terzo e imparziale». Dunque, neppure una parola rimanda alla separazione delle carriere, poiché la prevista parità delle parti è solo quella interna al processo.
Fortunatamente sono ormai moltissimi gli avvocati penalisti che si battono per il «No», ma sono molti anche i costituzionalisti che hanno qualificato questa riforma come maldestra e pericolosa, tale da stravolgere gli equilibri della nostra Costituzione. Il dogma della separazione delle carriere è alla base della scelta di sdoppiamento dell’attuale Csm: saranno due, quello dei giudici e quello dei pm, così facendo venir meno anche la necessità di una stabile ed importante interlocuzione organizzativa.

Un’altra umiliante previsione è quella di un sorteggio puro e semplice per designare soltanto i membri togati dei due Csm, mentre i nomi dei membri laici sarebbero estratti da una lista precompilata dal Parlamento. Il sorteggio dei togati sarebbe giustificato dalla necessità di ridurre il peso delle correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati nella selezione dei componenti del Csm e in ordine alle sue numerose competenze, tra cui le nomine dei dirigenti degli uffici giudiziari e l’esercizio della giustizia disciplinare. Chi sostiene queste tesi ignora la storia nobile dell’Associazione magistrati che si autosciolse durante il fascismo e gradualmente, dopo la sua caduta, si ricompose determinando anche plurime aggregazioni culturali e ideali che hanno determinato il nascere delle correnti.

Si vuole poi creare un’Alta Corte disciplinare (esterna al Csm), soltanto per la magistratura ordinaria e non per quelle amministrativa, militare e contabile: sarebbero 15 i componenti, di cui 3 laici nominati dal Capo dello Stato, 9 magistrati e altri 3 laici anch’essi da designare con la citata tecnica del sorteggio asimmetrico. È una scelta che viola il divieto costituzionale di creare giurisdizioni speciali e che, peraltro, prevede che l’appello avverso a una sentenza emessa dall’Alta Corte dovrà proporsi dinanzi allo stesso organo, pur se lo deciderebbe un collegio diverso. Si vuole questo nuovo organismo, sostenendo che, sempre per l’invadenza delle correnti, quasi tutti i magistrati accusati di illeciti disciplinari finiscono con l’essere assolti. Affermazioni da ignoranti visto che la nostra giustizia disciplinare è la più severa che esista in Europa.
I «separatisti» dicono poi che in tutti i Paesi democratici europei vi è la separazione delle carriere. Non è vero ed anzi il Consiglio d’Europa ha auspicato che i Paesi dell’Ue adottino il sistema delle «passerelle» tra funzioni di giudici e pm a maggior garanzia dei diritti dei cittadini.
Preoccupa infine l’art. 8 secondo cui, in caso di entrata in vigore, il Parlamento dovrà intervenire entro un anno con «leggi ordinarie attuative, rimodulando la disciplina del Csm nonché quella in materia di ordinamento giudiziario e in materia disciplinare». La maggioranza di turno, cioè, potrà fare quello che vuole intervenendo praticamente in quasi tutti i settori della giustizia mettendo in crisi l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Il controllo politico della magistratura, attraverso la subordinazione del pm all’esecutivo, è dunque un pericolo reale, come si deduce da molte esplicite dichiarazioni di componenti del Governo nonché da una circostanza troppo spesso taciuta: la Camera dei Deputati, il 16 gennaio 2025, nel corso del simil-dibattito che portò alla prima approvazione della controriforma, respinse un ordine del giorno che impegnava la maggioranza a non sottoporre mai il pubblico ministero al potere politico. Del resto in ordine ai veri fini della riforma, sono importanti le dichiarazioni del ministro Nordio tra cui quelle incluse in un’intervista al Corriere della Sera del 3.12.2025, allorché si dichiarò «sorpreso» per il fatto che «una persona intelligente come Elly Schlein non capisce che questa riforma gioverebbe anche a loro nel momento in cui andassero al governo». A quale convenienza si riferiva? Ai lettori l’ardua sentenza!

* Già magistrato

corriere.it/opinioni/26_marzo_19/perche-votare-no-e-una-riforma-inutile-e-dannosa-e-non-risolve-i-veri-problemi-76688e0c-c56a-4179-9619-583dd4307xlk.shtml

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