Perché il nuovo documento Usa sulla strategia di sicurezza allarma l’Europa? Perché mette nero su bianco la distanza siderale con l’amministrazione americana, sancendo la crisi dell’Alleanza che regge dalla Seconda guerra mondiale. Il testo, che contiene un’introduzione firmata da Trump, riflette posizioni, anche molto dure, espresse dal presidente americano in questi mesi, compreso il discorso all’Onu in cui ha attaccato l’establishment europeo per l’incapacità di mettere un freno ai flussi migratori e per la “follia” delle politiche green.
E soprattutto riporta fedelmente la “dottrina Vance”: il vice-presidente, parlando lo scorso febbraio al Forum sulla Sicurezza di Monaco, accusò l’Europa di tradire i propri valori, gettando scompiglio e indignazione nell’uditorio. Adesso si rinnova l’impegno a “sostenere la resistenza, dentro il continente, all’attuale traiettoria europea“. Un endorsement esplicito alle destre sovraniste ed euroscettiche. “Il declino economico dell’Europa è oscurato dalla prospettiva, ben più grave e concreta, della cancellazione della sua civiltà.
I problemi maggiori che l’Europa si trova ad affrontare includono le attività dell’Unione europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità; politiche migratorie che stanno trasformando il continente e generando conflitti; la censura della libertà di espressione e la repressione dell’opposizione politica; tassi di natalità in caduta libera; e la perdita delle identità nazionali e della fiducia in se stessi”.
Segue una profezia cupa (“Se questo trend continua, nei prossimi 20 anni o anche meno il continente sarà irriconoscibile“) che riecheggia la teoria cospirativa della “grande sostituzione“, per cui un giorno l’Europa rischierebbe di essere abitata da una maggioranza di non-europei.
Il fatto che le 33 pagine vengano rese pubbliche in una fase di stallo dei negoziati per risolvere la guerra ucraina può essere una coincidenza, ma a pensare male forse non si fa peccato (nemmeno stavolta). Gli Stati Uniti accusano l’Europa di sabotare il piano messo a punto da Trump e riscritto negli incontri di Ginevra, in una versione che Vladimir Putin ha bollato come irricevibile. Washington sostiene che i governi europei ignorino la volontà delle loro popolazioni, “in larga maggioranza” a favore della fine delle ostilità. Fatto sta che il documento plaude alla crescita dei partiti euro-scettici di estrema destra, e d’altra parte accusa l’azione dell’Unione europea di “minare la libertà politica e la sovranità“, alludendo ai regolamenti che puntano a contrastare la disinformazione e le interferenze nei processi elettorali, e costringono le piattaforme social americane a controllare i contenuti, dietro la minaccia di sanzioni pesanti.
Proprio in queste ore la Ue ha multato Elon Musk, molto vicino a Vance, e la sua X per 120 milioni di euro. Il motivo? La violazione di alcune prescrizioni di quel Digital Service Act (DSA) al centro di una disputa molto accesa tra dipartimenti americani ed europei. Nonché una delle leve politiche dei dazi che Trump ha imposto al Vecchio Continente. “La diplomazia americana – si legge nel documento – dovrebbe continuare a sostenere la democrazia genuina, la libertà di espressione e la celebrazione della storia e del carattere individuale delle nazioni europee“. Non della loro unione.
E ancora: “L’America incoraggia i suoi alleati politici in Europa a promuovere questo risveglio dello spirito. La crescente influenza dei partiti patriottici europei è motivo di grande ottimismo“.
Non è detto che l’indirizzo politico si tradurrà in un disimpegno effettivo, ma il rischio esiste. E si fa sempre più concreto. Emmanuel Macron ha dovuto correggere le ricostruzioni giornalistiche delle sue affermazioni nel corso di una telefonata in cui metteva in guardia Zelensky dal possibile “tradimento” di Trump. Che d’altra parte ha già tagliato gli aiuti all’Ucraina. L’amministrazione americana persegue una politica di “alleggerimento degli impegni” per fare in modo che l’Europa “cammini sulle proprie gambe come un gruppo di nazioni sovrane allineate“. Allineate preferibilmente agli obiettivi degli Stati Uniti.
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