Per il cuore dell’uomo è Cristo l’unico vero salto possibile “da Zero a Uno”, di Eugenio Mazzarella

Che la tecno-teologia di Peter Thiel facesse tappa a Roma non sorprende. Una teologia politica non può evitarsi un apostolato mondano, la ricerca di adepti: seguaci, risvegliati, convertiti. L’approdo a Roma era ineludibile. La posta è come sempre la resistenza “costantiniana” a dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare: l’alleanza tra il trono e l’altare per il comando mondano della Civitas christiana, e la propaganda, anche forzosa, diciamolo pure, coloniale, dei suoi mandati divini. In hoc signo vinces, o quanto meno, visti i tempi, ti difendi meglio.

Le argomentazioni di Thiel hanno un loro fascino, soprattutto per i “temporalisti” vecchi e nuovi del credo romano-cattolico. E a Thiel non mancano le genuflessioni ai piedi del suo genio imprenditoriale, gli ammiratori del “salto quantico” della sua predicazione tecnologica: nell’innovazione che deve guidarci nel futuro, il problema non è sviluppare, portare a maturazione, alla loro massima profittabilità, tecnologie già emerse, ma farne nascere di nuove, inventare qualcosa che non c’è, conseguire salti epigenetici tramite le start up nell’evoluzione tecnologica. Come si esprime già nel titolo della sua bibbia in merito, in tecnologia si tratta di passare da zero a uno, di trascendere per così dire le tecnologie in essere, sature o saturabili nella loro capacità di creare valore, in nuovi livelli della ragione strumentale, il cui fine è ovviamente un salto esponenziale più che lineare nella creazione di valore.

La questione è che questo salto quantico, questa istanza di trascendenza tecnologica, questo passaggio da zero a uno, nella tecno-teologia di Thiel è fermamente ancorata ad un’antropologia negativa irredimibile, senza speranza nell’uomo (Girard letto con l’intrascendibilità dell’homo homini lupus di Hobbes). Non si estende affatto nell’antropologia, se non nel senso delle caricature fondamentalmente materialistiche dell’uomo potenziato o transumanato del post-umanesimo. In antropologia religiosa, questo salto quantico significherebbe — seguendo il magistero Paolino — creare l’uomo nuovo che mette da parte l’uomo vecchio, l’uomo di carne (l’uomo di Mammona), il vecchio Adamo per il nuovo Adamo. Per Paolo il profeta di questo passaggio antropologico (nello spazio non strumentale delle relazioni umane degli uomini tra loro e con il creato) da zero a uno è Cristo. È il genio religioso che punta a cambiare il cuore di tenebra dell’uomo, che mette da parte l’invidia e la rivalità mimetica (Girard, la dimensione diabolica, divisiva dell’insocievole socializzazione umana) per l’avvento del Regno del Signore: la pace interiore, la conversione dei cuori, come presupposto della pace esteriore degli uomini tra loro e con il creato.

Genio tecnologico Thiel lo sarà pure, ma genio religioso proprio no. Almeno nel senso di quella genialità religiosa dell’epoca assiale, di cui Cristo nello spazio religioso mediorientale, poi fattosi mediterraneo e a seguire europeo-occidentale, è stato il compimento. La trascendenza tecnologica della profezia di Silicon Valley, l’operazione da zero a uno di Thiel sul terreno tecnologico, serve anzi fondamentalmente a dare ancora una volta strumenti nuovi, e potentissimi, all’uomo vecchio. Serve a tenere “a zero” l’uomo di carne senza farlo trascendere all’uomo nuovo dello spirito di Dio. I suoi miracoli tecnologici nella creazione di catene di valore sono nient’altro che una variante dei miracoli dei falsi profeti che lasciavano, e lasciano, la comunità lì dove l’hanno trovata — nel mattatoio della storia universale spesso e volentieri nel peggio di sé che non passa. L’escatologia tecno-teologica di Thiel e dei suoi sodali, nei tratti postumanistici e transumanistici, è tutta funzionale all’uomo vecchio, e alle sue sicurezze mondane cui sacrificare la propria libertà interiore e, salvo i pochi dignitari depositari dell’amministrazione del Tempio, quella tutta — interiore ed esteriore — delle moltitudini (Il momento straussiano, Education of a Libertarian).

Per i bisogni di questa sicurezza, l’uomo di Thiel è “ancora quello della pietra e della fionda”: un tragico verso di Uomo del mio tempo del 1947 di Quasimodo. Un uomo che è ancora una pertinenza dell’uomo di carne da mantenere nella caverna senza farlo uscire alla conoscenza di un mondo più vero e di luce (Platone), che lo converta alle possibilità migliori di sé stesso perché “la carità è più grande” (Paolo). Perché incapace di mettersi alla sequela del Figlio dell’Uomo, di quel Cristo che sulla croce c’è salito per un salto quantico decisivo per la cattolicità cristiana: per aver dismesso il ruolo di messia politico, etnico-nazionale che il messianesimo ebraico gli assegnava, per averlo trasceso, e sulla base di questo trascendimento per aver “riordinato” come messia universale l’ordo amoris nel senso dell’etica del samaritano: che il prossimo da farsi vicino era quello più lontano, il povero e il nemico. Questo Figlio dell’uomo come Figlio del Padre, di un padre come padre di tutti e non di un “noi” chiuso nelle sue paure senza speranza è l’incunabolo antropologico e teologico della cattolicità cristiana o del cristianesimo cattolico rettamente inteso. Tutto il resto sono ghirigori pseudo-teologici che non cambiano niente di quello che da Caino e Abele in poi (e da Romolo e Remo e da Eteocle e Polinice per restare, nel merito, al triangolo fondativo della nostra civiltà occidentale: Roma, Atene, Gerusalemme) va cambiato: il cuore dell’uomo. E questo cuore può cambiarlo solo Cristo, aiutato da chi si mette alla sua sequela.

Non lo cambierà nessun prometeismo tecnico totalitario, che creda di potersi prendere cura, grazie ai miracoli dell’intelligenza artificiale, di tutto l’uomo, nella convinzione priva di speranza nel cuore dell’uomo e in Chi può visitarlo, che per l’uomo il maggior pericolo è la sua libertà, gli viene dall’aver mangiato all’albero del bene e del male. Fortunatamente non c’è morso al contrario, che restituisca alla mela il morso che le manca, che restituisca la coscienza alle sue tenebre o a un Dio che si penta di avergliela data, e peggio ancora agli amministratori delegati di questo pentimento.

osservatoreromano.va/it/news/2026-03/quo-063/per-il-cuore-dell-uomo-e-cristo-l-unico-vero-salto-possibile-da.html

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