«Opportune et importune». La citazione del cardinale Parolin è raffinata e viene della Seconda lettera a Timoteo, considerata il testamento spirituale di San Paolo, «ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede», un testo scritto in carcere a Roma tra il 64 e il 65, poco prima che l’Apostolo fosse condannato a morte durante la persecuzione di Nerone. Paolo si rivolge a quel giovane discepolo di Efeso, una comunità divisa e smarrita, per raccomandargli di annunciare la Parola e insistere «in ogni occasione opportuna e non opportuna», anche quando darà fastidio e «non si sopporterà più la sana dottrina» perché gli uomini «si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole».
Nel greco delle lettere paoline si chiama ortopodìa, il «camminare diritto», la coerenza tra la verità del vangelo e la vita quotidiana, e insomma tutto quello che Leone XIV ha voluto mostrare negli ultimi mesi, denunciando la «follia» delle guerre e il «delirio di onnipotenza» che le genera. «Non è affatto nel mio interesse dibattere con il presidente degli Stati Uniti», aveva tagliato corto il mese scorso, nel volo dal Camerun all’Angola, anche per abbassare la tensione provocata dagli attacchi di Trump all’inizio del viaggio in Africa. Ciò che doveva dire, l’aveva detto subito: «No, non ho paura dell’amministrazione Trump». Chiarito l’essenziale, Prevost non intendeva farsi coinvolgere in dispute verbali.
Ieri mattina, poco prima che in tutto il mondo rimbalzassero le parole dell’ultimo attacco, dal Vaticano si faceva sapere che la sera il Papa non si sarebbe fermato a parlare all’uscita da Villa Barberini, a Castel Gandolfo, dove il martedì riposa. Però c’è un limite, il «camminare diritto» esige che si rispetti la verità. Soprattutto la frase del presidente americano, «al Papa va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare», suonava paradossale. Proprio l’esistenza delle armi di distruzione di massa, per la Chiesa cattolica, rende di fatto impossibile l’idea di «guerra giusta» evocata dall’amministrazione Usa e sostenuta dagli evangelici. E così Leone si è fermato davanti ai microfoni, il tempo di ricordare che da decenni la Chiesa è contro le armi nucleari e spiegare, senza neppure nominare Trump: «Se qualcuno vuole criticarmi perché annuncio il Vangelo, che lo faccia con verità».
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