Non ce la facciamo da soli, di Umberto Panipucci

La lettera lasciata dalla famiglia Abbasciano – Pambianco, prima che la notte inghiottisse le loro vite, nel quartiere di Pietralata non si consuma nello spazio di un semplice messaggio d’addio, ma risuona come l’ennesima e inappellabile sentenza pronunciata nei confronti di una società che ha progressivamente trasformato il dolore quotidiano e la fragilità, in una questione strettamente privata, da confinare e nascondere tra le mura domestiche.

Le reazioni che hanno fatto seguito alla notizia sono oscillate, secondo un copione ormai tristemente consolidato, tra la commozione superficiale del momento e il tentativo rassicurante di derubricare l’accaduto a un gesto folle ed estremo, ma drammaticamente isolato; eppure, se si ha la lucidità di guardare oltre l’enfasi mediatica, affiora, con forza, una realtà sistemica che spalanca una finestra sulla condizione di solitudine strutturale vissuta da milioni di persone che assistono e curano i propri cari bisognosi fra mille difficoltà.

In Italia l’assistenza familiare non rappresenta un’eccezione, bensì una forza lavoro ombra composta da oltre sette milioni di caregiver che si occupano quotidianamente di congiunti anziani, malati o segnati da gravi disabilità, dedicando al sostegno diretto oltre trenta ore settimanali a costo di enormi rinunce sul piano lavorativo, personale e sociale. Quando l’impegno di cura ricade interamente sulle spalle di un nucleo familiare, o addirittura di un singolo, per supplire alle croniche carenze delle strutture pubbliche, l’atto di assistenza pur restando un gesto di alto valore civile e si trasforma in una trappola esistenziale che conduce inesorabilmente al logoramento fisico e psicologico.

A questa complessa condizione si aggiunge la contraddizione interna alle istituzioni sociali e sanitarie che, operando sotto vincoli di bilancio sempre più stringenti, finiscono per anteporre la rigida razionalizzazione della spesa all’effettiva valutazione del bisogno umano. In questo modo la presa in carico non viene commisurata alla reale gravità del quadro clinico o familiare, ma si infrange contro una burocrazia difensiva che trasforma l’accesso ai fondi per la non autosufficienza e alle ore di assistenza domiciliare in un estenuante percorso a ostacoli, riducendo l’intervento pubblico a un filtro al ribasso.

A rendere ancora più opprimente questo quadro interviene un sistema di tassazione spietato che grava in modo sproporzionato sulle fasce più deboli, costringendo chi già versa in condizioni di fragilità a subire il peso di un prelievo fiscale che si insinua persino negli acquisti quotidiani e nella gestione della casa. Pur esistendo aliquote ridotte per talune merci essenziali, l’effetto combinato dell’IVA ordinaria al 22% su una vasta gamma di prodotti di consumo, delle aliquote intermedie al 10% che gravano sulle forniture domestiche di energia elettrica, acqua, gas, carburanti e delle accise sulle utenze, finisce per penalizzare drammaticamente chi dispone di redditi minimi, tramutando l’accesso ai servizi fondamentali in un ulteriore fattore di impoverimento.

Per impedire che la fragilità perda ogni spazio di cittadinanza, diventa fondamentale favorire con determinazione quella politica che scelga di non lasciare indietro chi tende la mano per chiedere aiuto, traducendo l’attenzione verso gli ultimi non in sterili dichiarazioni di principio o parole di circostanza, ma nella concretezza di un progetto sociale ed economico capace di garantire un reale progresso collettivo; poiché, se la tutela dei più deboli viene sacrificata in nome del bilancio e dell’indifferenza fiscale, rischiamo di trasformare la nostra comunità nell’ombra sorda di una patria matrigna.

[religioso OFM]

PRESENTANDOCI

Cercasi un fine è “insieme” un periodico e un sito web dal 2005; un’associazione di promozione sociale, fondata nel 2008 (con attività che risalgono a partire dal 2002), iscritta al RUNTS e dotata di personalità giuridica. E’ anche una rete di scuole di formazione politica e un gruppo di accoglienza e formazione linguistica per cittadini stranieri, gruppo I CARE. A Cercasi un fine vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.


Con il 5×1000 e il ricavato della vendita dei libri sosteniamo:

scuole di formazione sociale e politica, sito web e periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri gruppo I Care, la biblioteca “Bice Leddomade”, incontri, dibattiti… 

          basta la tua firma 

          e il numero dell’associazione 

         91085390721

         nel primo riquadro sul volontariato

 

Ultimi Articoli

SORRIDENDO