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Nel suo videomessaggio in occasione della “Ridedicazione degli Stati Uniti a Dio” del 17 maggio, l’ex arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan, ha sottolineato che l’11 giugno la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti consacrerà la nazione al Sacro Cuore di Gesù.
La tempistica di questa consacrazione, così come il significato storico di questa devozione cattolica, potrebbe suggerire un perverso cambiamento politico nel cattolicesimo americano, contrario al consiglio di papa Leone XIV di non usare indebitamente la fede a favore di posizioni politiche di parte difficilmente conciliabili con il Vangelo di Gesù.
Dal XIX al XX secolo, la gerarchia cattolica ha sfruttato la devozione al Sacro Cuore di Gesù per ottenere vantaggi politici, utilizzando le istituzioni statali per imporre la disciplina morale cattolica come legge dello Stato. Questo progetto di cattolicesimo intransigente ha accompagnato la Chiesa cattolica per tutto il XX secolo e fino all’inizio del XXI secolo.
Tuttavia, il pontificato di papa Francesco ha segnato una rottura con questo progetto. La devozione al Sacro Cuore è riuscita a liberarsi dall’ingerenza nella politica e nelle istituzioni pubbliche. È diventata invece il fondamento di un ecumenismo politico a sostegno spirituale della democrazia, dello Stato costituzionale e della giustizia sociale.
Anche Papa Leone XIV si è mosso con decisione in questa direzione durante il suo primo anno di pontificato, pur senza fare esplicito riferimento alla devozione al Sacro Cuore. Il suo impegno verso le questioni sociali, quali la pace, la diplomazia e una giustizia più alta in grado di onorare la dignità di ogni essere umano, così come i suoi sforzi per plasmare una nuova forza del diritto internazionale, possono essere visti come una sintesi culturale e politica di un nuovo umanesimo.
Questo umanesimo è ispirato dalla passione di Gesù per l’umanità, ferita dalla storia e dalla pretesa di dominio delle potenze mondane. Esso ha trovato la sua massima visibilità mediatica nella dialettica con le politiche dell’amministrazione Trump. In questo contesto, la decisione dei vescovi americani di consacrare gli Stati Uniti al Sacro Cuore di Gesù nel 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, a meno di un mese dalla riconsacrazione della nazione a Dio da parte di Trump, rischia di essere percepita come un atto religioso caricato di significato politico.
In questo momento, consacrare gli Stati Uniti al Sacro Cuore di Gesù rischia di far rivivere l’uso della devozione cattolica come alleanza politica allineata alla visione dell’attuale amministrazione statunitense.
Questa potenziale alleanza potrebbe oscurare la dimensione evangelica dell’agire nella società a favore della giustizia per tutti, indipendentemente da chi siano. Inoltre, intrecciare la devozione al Sacro Cuore con l’attuale situazione della nazione americana potrebbe esacerbare le profonde divisioni all’interno della società statunitense, anziché fornire un terreno comune per riconciliare tali divisioni.
I vescovi americani devono ora trovare un modo per esprimere nello spazio pubblico la misericordia incondizionata di Dio verso ogni essere umano all’interno del contesto dell’attuale orientamento politico degli Stati Uniti, sia a livello nazionale che internazionale.
L’amore di Dio espresso attraverso la devozione al Sacro Cuore non può essere selettivo, né può sostenere politiche di parte.
Non è un compito facile, soprattutto perché è probabile che all’interno della stessa Conferenza Episcopale degli Stati Uniti vi siano opinioni profondamente divergenti riguardo al rilancio della devozione al Sacro Cuore nella vita pubblica – e, di conseguenza, politica – del paese.
Un’altra questione è chiarire come la consacrazione degli Stati Uniti al Sacro Cuore possa essere armonizzata con gli attuali sforzi diplomatici della Santa Sede, evitando al contempo all’interno del mondo cattolico un uso della devozione che potrebbe approfondire le tensioni che affliggono la Chiesa.
In ogni caso, la decisione ambigua dei vescovi americani mostra chiaramente come la teologia sia sempre più chiamata a essere una materia operativa nella progettazione di un nuovo ordine mondiale. Tuttavia, questa teologia deve liberarsi dal sistema rassicurante che la disciplina ha costruito dal Concilio Vaticano II e affrontare le questioni significative del nostro tempo, abbracciando il ruolo dell’intelligenza culturale nella fede cattolica. Diventa così evidente la necessità di muoversi verso una configurazione geopolitica del pensiero teologico.
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ENGLISH VERSION
When Trump’s Christian Nationalism and Catholic Devotion Meet, by Marcello Neri
In his video message for the “Rededication of the United States to God” on May 17, former Archbishop of New York Cardinal Timothy Dolan remarked that the U.S. Catholic Bishops Conference will consecrate the nation to the Sacred Heart of Jesus on June 11. The timing of this consecration, as well as the historical significance of this Catholic devotion, could suggest a perverse political shift in American Catholicism, contrary to Pope Leo’s advice to separate faith from partisan political stances.
From the 19th to the 20th century, the Catholic hierarchy exploited devotion to the Sacred Heart of Jesus for political gain, using state institutions to enforce Catholic moral discipline as state law. This project of intransigent Catholicism accompanied the Catholic Church throughout the 20th century and into the early 21st century.
However, Pope Francis’s pontificate marked a break from this project. Devotion to the Sacred Heart was able to free itself from encroaching on politics and public institutions. Instead, it became the foundation of a political ecumenism in spiritual support of democracy, the constitutional state, and social justice. Pope Leo XIV also moved decisively in this direction during his first year of pontificate, even without explicitly referring to devotion to the Sacred Heart. His commitment to social issues, such as peace, diplomacy, and a higher justice capable of honoring the dignity of every human being, as well as his efforts to shape a new force of international law, can be seen as a cultural and political synthesis of a new humanism.
This humanism is inspired by Jesus’s passion for humanity, wounded by history and the worldly powers’ claim to dominion. It found its highest media visibility in the dialectic with the policies of the Trump administration. In this context, the American bishops’ decision to consecrate the United States to the Sacred Heart of Jesus on the 250th anniversary of the Declaration of Independence, less than a month after Trump’s rededication of the nation to God, risks being perceived as a politically charged religious act.
At this moment, consecrating the United States to the Sacred Heart of Jesus risks reviving the use of Catholic devotion as a political alliance aligned with the current U.S. administration’s vision. This potential alliance could overshadow the evangelical dimension of taking action in society in favor of justice for all, regardless of who they are. Furthermore, intertwining devotion to the Sacred Heart with the current state of the American nation could exacerbate the deep divisions within U.S. society rather than providing common ground for reconciling those divisions.
American bishops must now find a way to explicitly convey God’s unconditional mercy toward every human being within the context of the United States’ current political orientation, both domestically and internationally. The love of God expressed through devotion to the Sacred Heart cannot be selective, nor can it support partisan politics.
This is no easy task, especially since there are likely to be deeply divergent views within the U.S. Conference of Catholic Bishops regarding the revival of devotion to the Sacred Heart in the country’s public—and, consequently, political—life. Another matter is clarifying how the consecration of the United States to the Sacred Heart can be harmonized with the Holy See’s current diplomatic efforts, while avoiding exploitation within the Catholic world that would deepen the tensions plaguing the Church.
In any case, the American bishops’ ambiguous decision clearly shows how theology is increasingly being called upon as an operative subject in designing a new world order. However, this theology must break free from the reassuring system the discipline has built since the Second Vatican Council and address the significant issues of our time, embracing the role of cultural intelligence in the Catholic faith. Thus, the necessity of moving toward a geopolitical configuration of theological thought is becoming apparent.
appiainstitute.org/articles/america/when-trumps-christian-nationalism-and-catholic-devotion-meet/


