MINNEAPOLIS E DIRITTI UMANI, DI MAURIZIO AMBROSINI

Se non fosse per il video diventato, come si dice, virale, e per le proteste subito divampate, forse non riusciremmo né a stupirci, né tanto meno a indignarci per la violenza delle azioni dell’Ice, la polizia statunitense addetta al controllo dell’immigrazione. Una giovane donna disarmata è stata deliberatamente colpita con armi da fuoco perché ostacolava con il suo Suv il passaggio di una pattuglia, e quindi un raid anti-immigrati.
L’enfasi posta dalla presidenza Trump sulla battaglia contro i residenti stranieri in condizione irregolare, provvisoria o spesso incerta, ha dato mani libere ad azioni repressive brutali. Il rispetto dei diritti umani essenziali sembra sempre più scolorirsi, derubricato al rango di espediente per frenare il pieno dispiegamento degli ordini presidenziali. Non ci sono diritti per gli immigrati non autorizzati, o autorizzati solo provvisoriamente, con provvedimenti ora revocati. E ce ne sono sempre meno anche per chi li sostiene e tenta di proteggerli.
Quello di Minneapolis potrebbe forse essere visto da alcuni come un episodio, deprecabile ma non sistematico. Un’altra notizia uscita su Avvenire in questi giorni offre invece una visione più strategica e strutturale delle politiche trumpiane. Un padre di sei figli, di cui è l’unico tutore, residente negli Stati Uniti da trent’anni, è stato arrestato dall’Ice mentre accompagnava i figli a scuola, per essere deportato. I figli, nati sul territorio, sono cittadini statunitensi, ma questo non protegge più i genitori. Le autorità statunitensi hanno spiegato che non separano le famiglie: danno ai deportandi la possibilità di scegliere se portare i figli con loro, oppure lasciarli nel Paese, affidandogli a una persona di loro fiducia. Tradotto: il diritto dei minori a vivere insieme ai genitori, a non subire danni educativi e psicologici abbandonando la scuola e le amicizie, è subordinato alla sacralizzazione dei confini e alla persecuzione di chi si ritiene li abbia violati.
Del resto uno dei primi ordini esecutivi di Trump aveva rimosso la salvaguardia dai raid anti-immigrati di scuole, come in questo caso, ospedali e luoghi di culto. Luoghi cioè in cui le persone accedono a diritti umani fondamentali: educazione, sanità, religione. I vescovi statunitensi, divisi su altre questioni, sulla difesa di questi diritti sono compatti. Un’estesa rete di attività e di servizi promossi o appoggiati dalla Chiesa cattolica aiuta gli immigrati, specie i più fragili e i nuovi arrivati. Di questa rete fanno parte anche  le iniziative sul piano legale per difenderli. Dobbiamo sostenere la loro battaglia, insieme a quella di quanti colgono in questa contesa uno snodo imprescindibile della qualità democratica delle nostre società.
Da Avvenire dell’8 gennaio 2026

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