Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / We can’t breathe, di Donatella Rega

We can’t breathe, di Donatella Rega

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 20/04/2021 17:54
L’ossigeno che noi versiamo con le tasse allo Stato, ci rende proprietari del sistema pubblico e ci deve essere reso, senza deviazioni, perché possiamo respirare…

Un grido lanciato sul mondo, I can’t breathe, diventa oggi casualmente  il simbolo di una malattia respiratoria che ci attanaglia, ma su questo possibile parallelismo torneremo dopo. Sostanzialmente, invece, quel grido lanciato in Minnesota da un povero e, possiamo riconoscerlo, profeta, è il simbolo del ginocchio sul collo che una parte di società insensibile, crudele ed attaccata al proprio profitto o benessere economico tiene fermo da tempo immemorabile sul resto della società. 

Molti soccombono, ma, perché ciò accada, quel ginocchio va spinto e tenuto forte perché sotto c’è vita, una vita libera che nel suo semplice esistere diventa minaccia per chi ha, o crede di avere, potere. Ma chi di noi ha ancora consapevolezza di essere libero? Perché il potere non piega le persone libere, specie quando si manifesta in tutta la sua arroganza e violenza, ma può piegare la volontà di chi si lascia confondere, adulare, ammaliare, convincere, corrompere. 

Quanti condizionamenti possono minare la nostra libertà? Siamo ancora capaci di riconoscere che qualcuno ci sta mettendo il ginocchio sul collo e non possiamo respirare? Fino a che punto sopporteremo quell’impedimento? Fino a che punto ci accontenteremo di briciole di ossigeno? O forse l’ipossia ci ha assopiti e ci basta avere un fattorino con il nostro pacchetto alla porta per crederci salvi?

Non possiamo parlare in questo breve articolo di tutte le ingiustizie del mondo, del ginocchio sul collo dei Paesi poveri, per es., che oltre alla fame ed alle malattie (tante) si manifesta con guerre, guerriglia, persecuzioni e torture; del ginocchio sul collo delle persone che manifestano la loro opinione in Paesi con regime dittatoriale, troppi per un 2021 che vede la luce dopo un novecento pieno di orrori e di successivi buoni propositi sanciti a livello internazionale con carte dei Diritti Umani e Costituzioni illuminate. 

Allora farò cenno solo ad una delle più sottili ed invisibili ingiustizie sociali. 

Quella  del trasferimento in mani private della salute pubblica.

Un costante e caparbio impegno che dal 1978, dopo la riforma che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale, ha visto la quasi totalità degli amministratori pubblici dediti alla distruzione di quanto sapientemente era stato creato (e doveva applicarsi per rendere definitivamente l’Italia il Paese col migliore Servizio Sanitario del mondo).

Senza pudore i tagli alla Sanità si sono succeduti costantemente, e sono continuati a livello Regionale con il decentramento intervenuto successivamente. Si è passati dalle USL alle ASL ed invece di concentrare gli interventi sul controllo capillare affinché i fondi pubblici  finissero nei giusti canali organizzativi piuttosto che nelle tasche degli appaltatori, si è preferito tagliare a monte, lasciando però possibilità, agli stessi personaggi di cui sopra, di fare la cresta su quel poco che arrivava. 

Un popolo che si lascia convincere con i battage sulla malasanità ed i furbetti del cartellino che si può ormai pagare tutto o quasi ai privati per la propria salute, o fare assicurazioni private per avere assistenza, è un popolo libero?

Si è mandato a ravanare negli orari di servizio dei dipendenti inchiodando giustamente i disonesti mentre ormai tutto l’orientamento aziendale privato, per migliorare la sua efficienza si sta orientando verso il lavoro per obiettivi con orario flessibile e, quando possibile, in smart working.

Le assunzioni sono state bloccate, non c’è stato più ricambio per anni, quindi le risorse umane si sono assottigliate. Chi ne ha fatto le spese sono stati i cittadini che hanno ricevuto servizi sempre più lenti e di qualità inferiore. 

Una “razionalizzazione” che poteva essere fatta con oculatezza, analizzando ed eliminando gli sprechi, si è abbattuta su tutto il Sistema Sanitario indiscriminatamente, ma in certi casi meno di quanto non si pensi. Infatti spesso sono state depauperate le punte di diamante del Servizio Pubblico. Non abbiamo colpito in maniera decisa  il sistema della corruzione in sanità, fiorente, ma il piccolo beota multi cartellino dandolo in pasto all’opinione pubblica che subito ha mostrato il pollice verso. 

O i medici di famiglia che sono richiamati a giustificare ancora oggi le loro prescrizioni, non valutate quantitativamente ma qualitativamente, un sottile quanto destabilizzante ulteriore colpo alla sanità pubblica. Salvo poi chiamare eroi gli stessi operatori massacrati dall’opinione pubblica qualche tempo prima. Personale che vincerà il Nobel, ma che vale poco nell’immaginario collettivo confuso da un’informazione poco sana. 

Torniamo un attimo alla mancanza di respiro, in questi giorni molto cogente. Simbolica insieme alla prima citata in questo scritto. L’ossigeno che noi versiamo con le tasse allo Stato, ci rende proprietari del sistema pubblico e ci deve essere reso, senza deviazioni, perché possiamo respirare. Bisogna che il ginocchio venga sollevato dal collo, negli affari esteri quanto in quelli interni.

Perché ciò accada dobbiamo renderci partecipi, edotti e consapevoli che la nostra libertà non sarà mai schiacciata definitivamente da un ginocchio, anche se il respiro si farà flebile. Perché essa è capace di superare i nostri confini materiali e parlare post mortem. Nel frattempo cerchiamo però  di non assopirci. 

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

La fatica di essere nel mondo. Lettera sul discernimento

Un po’ imitando don Milani e la sua lettera a una prof.ssa, con amici di Vicenza abbiamo scritto insieme una lettera sul discernimento e il nostro essere nel mondo. Per disponibilità copie info al 333 8465594, 0444 226530, 080 5014906 


 

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 127
(2022- Anno XVIII)

quadratino rosso Tema: La vita quotidiana

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). In preparazione.

 

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 settembre 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.