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Votiamo pensando a…, di Pasquale Bonasora

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 14/09/2015 17:34
Alla vigilia delle elezioni proviamo a pensare - tra tante difficoltà - a cosa qualifica il nostro voto; a quello che sarà l'impegno dopo le lezioni di eletti e cittadini tutti...

 

Le ormai prossime elezioni politiche ancora una volta vedranno un Parlamento di “nominati” grazie ad una legge elettorale che, nell’ultima legislatura, nessuno ha voluto cambiare per garantire a tutti gli italiani l’esercizio del diritto al voto con la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

Nonostante questo, però, l’imminente scadenza elettorale è di una importanza vitale per il futuro dell’Italia; mai come in questo momento le scelte dei cittadini potranno rappresentare un punto di svolta nell’impostazione delle politiche pubbliche o, al contrario, consentiranno di perseverare sulla strada di un modello di sviluppo non più sostenibile che ha impoverito il Paese, aumentato le differenze tra ricchi e poveri, reso sempre più precario il lavoro, smantellato il welfare, saccheggiato l’ambiente.

Quella che viviamo, dunque, non è solo crisi finanziaria ma innanzitutto etica e culturale!

E’ ancora possibile costruire un’Italia diversa, evitando il disimpegno e la tentazione (anche se forte) di rinchiudersi nel proprio privato. Mai come in questo momento è urgente e necessario accostarsi al voto senza alcuna superficialità ma cercando di rispondere ad alcune questioni di fondo: Quali sono i punti programmatici che riteniamo irrinunciabili? Quali impegni concreti chiediamo a chi si candida alla guida del nostro Paese? Proprio a partire da queste domande le più importanti organizzazioni nazionali del terzo settore hanno predisposto dei documenti da sottoporre all’attenzione dei futuri parlamentari.

Il Forum del Terzo Settore ha indicato alcuni principi di fondo utili a valutare le iniziative del Parlamento e del Governo chiedendo a ciascun eletto di porsi alcune domande ogni qualvolta è chiamato ad approvare una proposta “L'approvazione di una determinata legge:  1. Rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i cittadini all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese? 2. Riduce le diseguaglianze? 3. Aumenta l’inclusione sociale? 4. Contribuisce alla lotta alla povertà e alle discriminazioni? 5. Promuove uno sviluppo socialmente sostenibile? 6. E’ equa dal punto di vista intergenerazionale e fa si che i nostri figli e nipoti possano stare meglio? Semplici domande ma dalle grandi implicazioni e ricadute, che distinguono una politica attenta e responsabile da una grettamente egoistica e predatoria". Un tema centrale, poco dibattuto nella campagna elettorale ma essenziale per il futuro del nostro Pese, è certamente quello della lotta alla corruzione. Nella classifica redatta ogni anno dalla Ong Transaparency Internacional l’Italia scivola sempre più giù (69°posizione su 182 paesi presi in esame), LIBERA, associazioni, nomi e numeri contro le mafie ha lanciato su questo tema una petizione chiedendo a tutti i candidati di “1. Inserire nella propria campagna elettorale la promessa di continuare il rafforzamento della legge anticorruzione iniziato con la riforma del novembre 2012. Chiediamo sia modificata la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i primi cento giorni di attività parlamentare, con l’aggiunta della voce “altra utilità” 2. Pubblicare il proprio Curriculum Vitae con indicati tutti gli incarichi professionali ricoperti 3. Dichiarare la propria situazione giudiziaria e quindi eventuali procedimenti penali e civili in corso e/o passati in giudicato 4. Pubblicare la propria condizione patrimoniale e reddituale 5. Dichiarare potenziali conflitti di interesse personali e mediati, ovvero riguardanti congiunti e familiari”. Hanno aderito all’iniziativa all’incirca ottocento candidati divisi tra tutti gli schieramenti.

Cittadinanza Attiva nel suo Manifesto-10 punti per ricominciare, ha posto la lotta alla corruzione al primo punto chiedendo, tra l’altro,  la reintegrazione del reato di falso in bilancio; tempi di prescrizione più lunghi per i reati contro le amministrazioni pubbliche; la confisca e  l’uso sociale dei beni dei corrotti;  la disciplina del conflitto d’interesse, incompatibilità e incandidabilità, con divieto di cumulo di incarichi nelle istituzioni pubbliche; l’adeguamento alle norme internazionali anticorruzione.

Un altro nodo fondamentale affrontato è quello dell’inclusione sociale e lotta alla povertà, negli ultimi anni il sistema di welfare è stato radicalmente messo in discussione attraverso i continui tagli che hanno ridotto le risorse per le politiche sociali di circa il 75%. Su questo tema il C.N.C.A.- Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza propone il rifinanziamento del Fondo nazionale delle Politiche sociali e il ripristino del fondo nazionale per la non autosufficienza , la definizione e l’implementazione effettiva dei livelli essenziali delle prestazioni, la salvaguardia della spesa sociale dai tagli lineari, la costituzione dei Distretti territoriali integrati per la programmazione congiunta degli interventi e dei servizi sociali, sanitari, formativi e del lavoro.

Accanto al rifinanziamento del fondo per la non auto sufficienza, secondo l’ Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale un elemento essenziale per l’inclusione sociale delle persone disabili sta nella “concreta attuazione delle Leggi nazionali sulla disabilità (L. 104/92,328/00, 162/98, 68/99, 67/06, 18/09). L’Italia nel corso degli ultimi 30 anni si è dotata di una serie di Leggi di enorme rilevanza in tema di disabilità. Le stesse purtroppo sono rimaste per larga parte scarsamente applicate o rese vane anche da una ottusa burocrazia. E’ quindi fondamentale ripartire, anche attraverso un attento monitoraggio da parte dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, dalla piena e concreta attuazione delle norme esistenti e dall’allocazione delle necessarie risorse economiche”.

Il forum nazionale del terzo settore, tra le misure concrete di contrasto alle povertà, propone il superamento definitivo della social card attraverso un piano strutturale contro la povertà assoluta e l’introduzione di un sistema di detrazioni più incisivo per le necessità di cura delle famiglie. Sul reddito minimo garantito, nonostante i proclami avanzati da tutti gli schieramenti, non sono stati  proposti progetti articolati nonostante la campagna che nel corso del 2012 ha raccolto più di 50.000 firma a sostegno di un progetto di legge popolare che verrà presentato nei primi cento giorni della nuova legislatura.

Il tema della povertà è intrinsecamente legato a quello dell’economia e del lavoro, su questo la richiesta più forte, peraltro presente nell’agenda di tutti i partiti, è la riduzione delle imposte sul reddito da lavoro. Restano forti le perplessità sulla riforma del lavoro del Ministro Elsa Fornero su cui esistono visioni differenti anche all’interno degli stessi schieramenti. Il documento elaborato dal comitato di redazione del mensile “Vita” pone l’attenzione sulla pesante incidenza fiscale che la riforma ha sui contratti a progetto e quelli a tempo determinato chiedendo una riserva di legge per il no profit così come previsto per le imprese start-up.

Il tema dell’immigrazione è molto spesso affrontato in maniera semplicistica grazie a politiche nazionali che hanno alimentato solo paura e insicurezza. E’ uno dei temi su cui le proposte delle forze politiche divergono a seconda della convenienza elettorale del momento, mentre le organizzazioni del terzo settore chiedono con forza l’abrogazione della legge Bossi-Fini, che ha istituito il reato di clandestinità, e la chiusura immediata dei CIE- Centri di Identificazione ed Espulsione.  Altra questione cruciale, dibattuta all’inizio della campagna elettorale, è quella del diritto di cittadinanza per i figli stranieri che nascono nel territorio italiano e il riconoscimento ai migranti residenti in Italia del diritto di voto nelle consultazioni elettorali locali.

Nel 2011 i cittadini italiani chiamati ad esprimersi attraverso un referendum sulla ripubblicizzazione dell’acqua hanno chiaramente espresso quale idea il paese ha sulle forme di tutela dei beni comuni. Cittadinanza Attiva propone la difesa del territorio attraverso la predisposizione e l'implementazione di piani decennali per la sicurezza delle persone e la manutenzione territoriale mentre per il C.N.C.A. è essenziale contrastare la privatizzazione dei beni comuni che non possono essere liquidati per fare cassa e ripianare i bilanci e  rafforzare la potenza economica degli speculatori sempre pronti ad acquistare i beni ambientali, paesaggistici, storici, nonché alcune industrie pubbliche di pregio “svenduti” dal settore pubblico. Greenpeace in un documento articolato in otto punti, ha chiesto ai candidati di impegnarsi a dimezzare la produzione elettrica da carbone entro il 2020 e azzerarla entro il 2030 fissando l’obiettivo del 100% di energia da fonti rinnovabili e  bloccare le trivellazioni lungo le nostre coste perché il petrolio contenuto nel nostro mare riuscirebbe a soddisfare solo poche settimane dei nostri consumi nazionali a fronte di un danno ambientale, ma anche economico, incalcolabile.

L’Eurispes ha pubblicato i dati del rapporto Italia 2013 relativi al grado di fiducia degli italiani nelle Istituzioni. La rilevazione, realizzata tramite questionario, ha riguardato 1.500 cittadini ed è stata conclusa a metà gennaio 2013. L’ultimo anno segnala un grado di sfiducia che sale dal 71,6% del 2012 al 73,2%. E’, dunque, necessario, secondo il Forum del terzo settore, un nuovo patto di cittadinanza “che costruisca capitale sociale e capitale istituzionale”attraverso un nuovo assetto organizzativo dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali, l’introduzione di criteri di trasparenza nella spesa pubblica, il sostegno al servizio civile nazionale. Cittadinanza Attiva incentra l’attenzione su alcune specifiche proposte di riforma quali: legge elettorale per garantire la scelta di candidati;  abolizione quorum referendari; introduzione del referendum propositivo; l’obbligo delle Camere di discutere le leggi di iniziativa popolare e renderne conto ai cittadini.

Non manca nelle proposte avanzate la strategia indispensabile per reperire le risorse economiche necessarie per realizzare le riforme proposte. Secondo la Banca d’Italia negli ultimi dieci anni il 10% più ricco della popolazione (circa 6 milioni di persone) è arrivato a detenere circa il 46% della ricchezza del Paese con un aumento di oltre il 3%. Significa che quasi 250 miliardi di euro sono passati dai più poveri ai più ricchi. Tutto questo in un Paese dove sono circa 380.000 i contribuenti (meno dell’1% del totale) che dichiarano redditi oltre i 100.000 euro l’anno. Sulla base di questi dati, accanto alla lotta alla corruzione e alla riduzione drastica delle spese militari, si propone di incidere sulla distribuzione della ricchezza attraverso la leva fiscale per limitare le speculazioni e le rendite finanziare e favorire invece gli investimenti; rendere più incisiva la lotta all’evasione fiscale; tassare i grandi patrimoni; semplificare, riqualificare e razionalizzare l’azione della Pubblica Amministrazione a favore di famiglie e imprese.

Molti di questi impegni sono stati sottoscritti da candidati appartenenti a tutti gli schieramenti, ma il profondo cambiamento di cui l’Italia ha bisogno non può essere garantito né dalle sole Istituzioni, né dai partiti, né tantomeno dai singoli cittadini, siamo chiamati ad uno sforzo collettivo in cui ognuno deve fare la propria parte controllando, da un lato, l’operato di chi siede in Parlamento attraverso le dichiarazioni, le prese di posizione, i voti espressi nel corso della legislatura; sostenendo, dall’altro, lo sforzo di chi intende ricostruire un autentico “spirito di comunità” in questa fase complessa della vita politica del Paese.

 

[Pasquale Bonasora, cooperatore, redazione di CuF, Conversano, Bari]

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arturo casieri
arturo casieri :
23/02/2013 16:30
Credo che per ottenere qualche risultato positivo bisogna ripartire dal basso sfruttando il principio di sussidiarietà. Quindi partecipazione alla vita pubblica a cominciare dalla propria realtà comunale non dando nulla per scontato e nessuna delega in bianco. Ciò significa riappropriarci della facoltà di scelta sulle vie di sviluppo del territorio in cui ciascuno di noi vive.
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