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Visco, la traccia del governatore per ritrovare la via dello sviluppo, di Nicola Saldutti

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 29/05/2020 17:42
Vivere questo tempo di incertezza profonda «senza perdere la speranza». E’una traccia di un percorso che istituzioni, cittadini, imprese, banche, devono intraprendere, se davvero si vuole reagire all’emergenza con lucidità e visione…

Sono parole che mescolano il rigore dell’analisi di quello che sta accadendo e la traccia delle cose che si possono (e si devono fare) perché la «più grande crisi sanitaria ed economica della storia recente» diventi l’occasione per questo Paese di ritrovare la via dello sviluppo. Un nuovo ruolo per l’Italia nel contesto di una Europa più solidale. La necessità di investire sul capitale umano, mentre per le nostre Università la spesa rispetto al Pil è pari a 8 miliardi, la metà dei Paesi a noi vicini. 

Vivere questo tempo di incertezza profonda «senza perdere la speranza».

E’una traccia di un percorso che istituzioni, cittadini, imprese, banche, devono intraprendere, se davvero si vuole reagire all’emergenza con lucidità e visione. La Considerazioni Finali sono sempre l’occasione per riflettere e agire, da quando Luigi Einaudi le introdusse nel 1947, ma questa volta forse vale ancora di più l’esigenza di guardare i numeri, le persone, le regole, le situazioni, per rimettersi in moto.

Parla molto di Europa, Visco: «L’importanza della recente proposta della Commissione non sta nella sostituzione di un prestito con un trasferimento, ma nell’assunzione collettiva di responsabilità per il finanziamento della ripresa: sarebbe il primo passo verso un’unione di bilancio e il completamento del disegno europeo». Una svolta, dunque, al di là delle alchimie dei negoziati. E il punto sta nell’«abbracciare con convinzione questa idea, per disegnarla compiutamente e pianificarne l’attuazione, è una necessità non derogabile. Un impegno unitario è nell’interesse di tutti: le drammatiche circostanze di oggi rafforzano le ragioni dello stare insieme, spingono a perseguire un progetto che mobiliti risorse a sostegno di una crescita inclusiva e sostenibile».

Il rigore dell’economista lascia spazio alla passione civile. E’ il senso delle istituzioni che restano punti di riferimento proprio nei momenti incerti. E’ lontano però dall’ottimismo retorico: «Oggi da più parti si dice: “insieme ce la faremo”. Lo diciamo anche noi: ma purché non sia detto solo con ottimismo retorico, bensì per assumere collettivamente un impegno concreto. Ce la faremo con scelte mature, consapevoli, guardando lontano. Ce la faremo partendo dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo; affrontando finalmente le debolezze che qualche volta non vogliamo vedere».

Le banche hanno rafforzato il loro assetto patrimoniale, anche se le più fragili saranno esposte a nuovi rischi, le imprese manifatturiere hanno una capacità di reazione formidabile, la strada dell’innovazione, nonostante i ritardi, è stata intrapresa. 

La forza dell’export, della ricchezza finanziaria delle famiglie. Ecco, il governatore richiama tutti all’esigenza di partire dai punti di forza senza nascondere le fragilità. Però smetterla di lamentarsi a prescindere. C’è una parola, finita nel dimenticatoio, concertazione. Visco non la utilizza ma sottolinea che «serve un nuovo rapporto tra Governo, imprese dell’economia reale e della finanza, istituzioni, società civile; possiamo non chiamarlo, come pure è stato suggerito, bisogno di un nuovo “contratto sociale”, ma anche in questa prospettiva serve procedere a un confronto ordinato e dar vita a un dialogo costruttivo». 

Bisognerà assumersi le proprie responsabilità: «Un ambiente economico rinnovato potrà dare frutti se tutte le imprese e le famiglie, chi studia e chi lavora, gli intermediari finanziari e i risparmiatori − sapranno assumere la piena responsabilità del proprio ruolo. Ma non si tratta solo di economia. Se le trasformazioni che l’economia, la società, la politica, la cultura subiranno sono incerte, vi saranno certamente interazioni e reciproche influenze. Bisognerà riconoscere e essere aperti a molteplici punti di vista, interessi, esigenze; servirà un confronto ordinato e un dialogo costruttivo tra chi ha competenze diverse, così come tra coloro che hanno responsabilità distinte ma non per questo tra loro indipendenti e distanti».

Si discute se la pandemia sia addirittura peggio di una guerra. E Visco nelle sue Considerazioni prendere a prestito le parola scritte ottant’anni fa da John Maynard Keynes scriveva:«… la migliore garanzia di una conclusione rapida è un piano che consenta di resistere a lungo … un piano concepito in uno spirito di giustizia sociale, un piano che utilizzi un periodo di sacrifici generali” – verrebbe da dire, come quelli di questi nostri giorni – “non come giustificazione per rinviare riforme desiderabili, ma come un’occasione per procedere più avanti di quanto si sia fatto finora verso una riduzione delle disuguaglianze». 

Una ripresa che ha bisogno di buoni amministratori, sindaci, ingegneri, chimici, periti industriali, giuristi, architetti, geometri. Perché il nuovo quadro europeo dovrò essere colto con uno sforzo straordinario tecnico e di progettazione. Un’economia innovativa e sostenibile si potrà costruire solo se l’Italia sarà capace di progettare il futuro che immagina. Gestire l’emergenza e il futuro, insieme. Perché una cosa è certa: alla fine della pandemia avremo maggiori disuguaglianze e più debito pubblico. Per questo è necessario, avverte Visco, agire ora.

https://www.corriere.it/economia/opinioni/20_maggio_29/traccia-governatore-ritrovare-via-sviluppo-a5c2ac96-a180-11ea-972c-41555f8ee621.shtml

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