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Vi racconto il coraggio di chi ha denunciato», di Antonio Maria Riva

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 05/12/2019 09:51
Intervista al Procuratore Aggiunto della Dda di Bari, Francesco Giannella…

"Ci tengo a sottolineare che l’inchiesta è partita dal desiderio di alcuni nigeriani, la maggior parte di questi cittadini, di rivolgersi direttamente alle autorità di polizia italiana perché riportasse l’ordine e la legge in una comunità dove invece la legge era quella delle mafie, dell’antistato". Lo sottolinea con convinzione il procuratore aggiunto della Dda di Bari, Francesco Giannella.

Si può parlare di riduzione in schiavitù?

Per le ragazze costrette a prostituirsi, sì. Sono state ridotte in schiavitù già dal momento in cui sono state portate in Italia. Ma non tutte, perché ci sono anche le donne che hanno contribuito a gestire la prostituzione, le "maman".

Anche i mendicanti?

Per quanto riguarda l’accattonaggio, direi di no. Si tratta di un’attività che veniva sfruttata dalle mafie. A questi poveretti che guadagnano quello che possono mendicando fuori dai supermercati, veniva chiesto sostanzialmente di pagare una retta fissa mensile.

Quanto veniva chiesto?

Duecento euro al mese.

Tantissimo...

Ma per loro c’era anche un piccolo vantaggio. Cioè la sicurezza che quel posto era assegnato a loro e a nessun altro. Ma questo non significa che si possa parlare di una compartecipazione all’associazione mafiosa. In realtà lo potremmo definire il pizzo sulla povertà.

Se non accettavano subivano violenze?

Dalle nostre indagini non sono emersi episodi di evidente violenza nei loro confronti. Che fossero assoggettati, invece risulta chiaro dal fatto che le espressioni che usavano nei confronti dei capi dell’organizzazione erano di assoluto rispetto, quasi di prostrazione.

Queste persone che sono venute a denunciare lo hanno sentito come una scelta di liberazione?
Sì. La sensazione sul piano psicologico è proprio quella. La persona che per questo si è data più da fare è un pastore protestante della Chiesa evangelica, anche lui nigeriano, che si è fatto portavoce di un’istanza che evidentemente ha raccolto e che è sfociata in una bellissima lettera, piena di pathos, di umanità.

Chi l’ha scritta?

Un’associazione dei nigeriani liberi che nel 2017 hanno scritto questa lettera alla Polizia e hanno chiesto di aiutarli a venire fuori da quella situazione di soprusi e violenze, denunciando l’esistenza di queste bande che con la violenza si spartivano tutto all’interno del Cara e tentavano di assoggettare tutti alle loro leggi, anche quelli che non ne volevano sapere. Questo grido d’allarme ha fatto sì che iniziasse l’indagine e si potessero inquadrare nell’ambito di una rete più completa e più chiara tutti quei singoli episodi che fino a quel momento ci apparivano come fatti isolati.

Questi ragazzi africani ci danno l’esempio ad avere più coraggio nei confronti delle mafie, a superare l’omertà.
Bellissima considerazione. La condivido e la sottoscrivo.

 

https://www.avvenire.it/attualita/pagine

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Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

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