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I giovani e la rete Internet, di Lidia Calabrò

creato da D. — ultima modifica 14/09/2015 17:53
I social media stanno cambiando oggi le relazioni sociali tra i gruppi dei pari, prevalentemente nativi digitali, e le modalità stesse di approccio alla rete attraverso l’utilizzo di smartphone e tablet...

 

 

Di seguito il testo dell'elaborato di Lidia Calabrò, dal titolo "Vantaggi e svantaggi della rete Internet secondo le opinioni di alcuni studenti Erasmus all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”;

corso di Sociologia dei Gruppi, tenuto dal prof. Ivo Stefano Germano, presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana

AA 2013-2014

INDICE

Introduzione

 

  • Premessa teorica
  • Stress e dipendenza dalla rete: always on-line vs off-line
  • Le relazioni nel gruppo dei pari attraverso i Social Network
  •  

    Conclusione

    Bibliografia

     

     

     

    INTRODUZIONE

    Il presente lavoro nasce in seguito alle produzioni scritte di 25 (14 + 11) studenti europei frequentanti il progetto Erasmus all’Università La Sapienza di Roma, a conclusione del corso di Lingua Italiana come lingua seconda (L2) (periodo ottobre-dicembre 2013). La sottoscritta, che ha somministrato la prova ai propri studenti, ritenendo il lavoro importante anche da un punto di vista sociologico e non solo linguistico, ha provveduto a registrare il materiale riportando in forma scritta le opinioni di giovani studenti universitari (21-24 anni) che utilizzano appieno la rete Internet e che sono frequentatori assidui dei Social Network grazie alle facilità a cui sono sottoposti di possedere smart phone e tablet, i quali permettono di essere continuamente collegati con il mondo intero.

    Un altro motivo è proprio il desiderio di fare memoria di tali situazioni espresse dai ragazzi per vedere quanto i giovani d’oggi, nativi digitali, siano consapevoli degli aspetti positivi e negativi che Internet e le nuove tecnologie oggi presentano, per stabilire quali possano essere le priorità nella vita quotidiana e, non meno importante, per vedere come cambiano le relazioni tra i pari attraverso l’utilizzo dei Social Network.

    I titoli delle due produzioni proposte a studenti di due corsi diversi, un B1 e un B2 (rispettivamente livelli intermedi “di soglia” e “di progresso”) del Q.C.E.R. (Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue) sono i seguenti: 1) “Internet è oggi una realtà quotidiana per molte persone in Europa. Secondo alcuni, la rete Internet offre molti vantaggi e opportunità; secondo altri, Internet è uno strumento pericoloso. Scrivi un testo in cui mostri, in base alle tue letture e con degli esempi della tua esperienza personale,  vantaggi e gli svantaggi della rete Internet. Infine, esprimi la tua posizione personale in merito motivandola”; 2) “Le nuove tecno fobie: controllare incessantemente la posta elettronica per paura di non vedere un messaggio importante, controllare di continuo se il cellulare ha campo per paura di non essere raggiungibile sono alcuni degli atteggiamenti tipici di chi soffre di stress da nuove tecnologie. Pensi che sia una malattia?  Scrivi un testo in cui scrivi il tuo parere”.

    Per questioni di privacy, sotto le citazioni dei singoli studenti viene riportata solo la nazione e se il soggetto è di sesso maschile o femminile. Nella trascrizione sono state apportate alcune correzioni linguistiche per rendere scorrevole la lettura “ai non addetti ai lavori”.

     

    1. Premessa teorica

    Per poter capire come i social media stiano cambiando oggi le relazioni sociali tra i gruppi dei pari, prevalentemente nativi digitali, e le modalità stesse di approccio alla rete attraverso l’utilizzo dei nuovi digital divide (smartphone e tablet), è necessario partire da una definizione sociologica di gruppo sociale. Per gruppo sociale intendiamo un insieme di tre o più individui che interagiscono fra loro cooperando per raggiungere uno scopo comune, consapevole di far parte di una unità sociale autonoma all’interno del sistema sociale. Le caratteristiche fondamentali del gruppo sono, quindi, il numero di individui che forma il gruppo (tre o più), l’interazione che prevede una dimensione dinamica, il raggiungimento di uno scopo comune attraverso la consapevolezza di volerlo raggiungere e l’autonomia del gruppo rispetto al sistema sociale (non è costretto). Parlando di gruppo non possiamo non parlare di appartenenza (ruolo attribuito) e di processi identitari, in quanto il gruppo attribuisce identità al singolo individuo che decide di farne parte e che adotta atteggiamenti conformi a quelli del gruppo (es: il linguaggio, l’abbigliamento e/o le attività che il gruppo svolge). Quest’atteggiamento genera cultura attraverso il gruppo dei pari e attraverso i Social Media. Il sociologo Merton, a questo proposito, fornisce la definizione di in-group e out-group, cioè afferma che un individuo o è dentro o è fuori dal gruppo e la scelta spetta al gruppo stesso. Questa definizione torna ad essere molto utile se osserviamo i comportamenti degli individui nei Social Media, dove si creano gruppi e sottogruppi caratterizzati da un interesse comune, dove gli individui autonomamente decidono di fare parte di questo nuovo sistema sociale (che però è virtuale e non reale nel senso di tangibile) e dove gli individui interagiscono attraverso meccanismi di connessione on-line vs. off-line che cambia completamente il senso di appartenenza al gruppo perché c’è meno coinvolgimento emotivo: basta un click per connettersi o disconnettersi, basta un click per entrare a far parte o per uscire da un gruppo se non si condivide più l’interesse per i contenuti scritti. Questo fa sì che i gruppi moderni manifestino l’effetto sliding doors, secondo cui si passa da un gruppo ad un altro come se si cambiasse un abito. Il legame tra gli individui di un gruppo o tra più gruppi è un legame puramente utilitaristico, passeggero, dove le identità e le relazioni sono fragili. A questo proposito Bauman parla di relazioni e identità liquide, ad indicare la fragilità che caratterizza molti degli individui di oggi che sono continuamente alla ricerca di un’identità e di sicurezza ma che, passando continuamente da un gruppo ad un altro, non la trovano perché non hanno più un telos, un scopo, ma solo un interesse. Tutto ciò crea identità multiple e spesso fittizie per questioni di comodo e pur appartenendo ad un gruppo non si è fedeli ad esso: quindi non si riceve e non si possiede alcuna identità. Interessante, a questo proposito è l’ossimoro proposto dalla Turkle “together alone” che fa un chiaro riferimento alla condizione in cui si trovano ad essere i frequentatori assidui dei Social Media: “insieme, ma soli”. Essere utente di un Social Network ci fa credere di appartenere ad una comunità che però è virtuale, ci fa credere di essere “amici” anche quando amici non siamo nella realtà, ci fa credere di essere un “we”, un “noi” che implica lo stare insieme, il relazionarsi, il condividere, il dare e il ricevere, ma che sempre più spesso si rivela una comunità immaginaria e, ancora, ci fa credere di essere un “me”, un “io” sempre più spesso indice di solitudine. Quanto più sono on-line nella rete tanto più sono off-line nella vita reale, ma su questo torneremo successivamente. E il “me” fa pensare ai lavori della Twenge che parla della “me generation”, la generazione dei nativi digitali sottoposta a meccanismi narcisistici. E in fondo anche Facebook ci propone di essere sempre in mostra, in vetrina per far vedere quanto siamo bravi e quanto siamo belli…ma lo siamo realmente? O abbiamo bisogno che qualcuno ce lo dica e ce lo confermi continuamente? E se ce lo devono confermare continuamente questo potrebbe voler dire che siamo in cerca della nostra identità, che gli altri ce la riconoscano in qualche modo? D’altronde, questo rientra un po’ nel concetto di interazionismo simbolico di Mead secondo cui dietro l’Altro generalizzato c’è uno scambio simbolico. Con i nativi digitali lo scambio simbolico nelle interazioni è dato proprio dal simbolo ON-OFF che troviamo su tutti i dispositivi digitali ed è questa la condizione che li caratterizza e li distingue dai migranti digitali.

     

    2. Stress e dipendenza dalla rete: always on-line vs off-line

    Quando parliamo di Social Network non possiamo non parlare di convergenza digitale, cioè il convergere di tutti i media in un’unica piattaforma mobile che si rende utilizzabile attraverso gli smartphone e i tablet. Questo vuol dire che i nativi digitali sono cresciuti in una condizione a metà tra l’on-line e l’off-line, cioè tra la rete e la realtà tangibile intorno a loro. Ciò fa sì che il gruppo dei pari trovi nella rete un prolungamento tra le due realtà e cerchi continuamente la connessione wi-fi e lo stato dell’always on.

    Nonostante tutto ciò in parte sia vero, forse potremmo affermare che non tutti i nativi digitali “si fanno usare dai social media”, ma “che usano i social media” in modo responsabile. Sicuramente ciò può essere dovuto alla crescita e alla maturazione dell’individuo che varia da uno all’altro, dal contesto familiare e sociale in cui è cresciuto, dalle possibilità di formarsi e di avere senso critico delle cose. Non possiamo però negare che la modalità always on attraverso samrtphone e tablet crei una sorta di stress e dipendenza dalla rete per cui si è portati a pensare che se non sei “in” sei “out”, per dirla alla Merton.

    Le citazioni che seguono, frutto delle produzioni scritte degli studenti erasmus, lungi dal voler essere una ricerca esaustiva, possono dare un’idea di quello che pensano alcuni nativi digitali abbastanza consapevoli dei vantaggi e degli svantaggi che la rete offre e anche del fatto che la possibilità di essere continuamente collegati ad essa e di essere parte dei Social Network crei in loro una forma di dipendenza da cui ci si dovrebbe disintossicare. In corsivo sono state evidenziate alcune espressioni su cui ritorneremo successivamente.

     

    I vantaggi della rete…

    “Internet è veramente utile qui per me in Erasmus perché posso fare tante conversazioni con i miei genitori, ma anche con il mio ragazzo e i miei amici. Inoltre, per i miei corsi all’università ho sempre bisogno di andare su Internet per poter tradurre qualche parola.” Belgio (f.)

    “Penso che le cose buone di Internet sono che permette la comunicazione istantanea con tutte le persone del mondo, quindi questo permette all’informazione di andare dall’altra parte del mondo in tempo quasi reale. Internet mi serve per sapere se il treno che devo prendere per andare all’università è puntuale o no e mi serve anche per videochiamare i miei genitori e i miei amici nel mio Paese natale. Per me è uno strumento fondamentale per la vita del XXI secolo.” Spagna (m.)

    “Di solito penso che la rete sia molto utile perché posso parlare con la mia famiglia gratis grazie e Skype […] È un eterno dilemma morale: Inernet è un grande vantaggio per chi lo utilizza bene […]” Spagna (m.)

    “Con Internet si può conoscere la verità e trovare più informazioni rapidamente. […] Penso che, se non ho fatto niente di male, non è un male mettere una foto su Internet.” Francia (f.)

    “Dal punto di vista lavorativo, Internet è oggi uno strumento quasi fondamentale, permette di cercare qualsiasi informazione in pochi secondi. Dal punto di vista sociale è molto utile per comunicare con la famiglia e gli amici senza spendere soldi. Ad esempio, per me, quest’anno Internet è una buona maniera di poter parlare in ogni momento con la mia famiglia che sta in Spagna. Infine, posso dire che Internet è un buono strumento sempre che se ne faccia un adeguato utilizzo.” Spagna (f.)

    Questa vita è quasi totalmente dipendente dalla rete. A tutt’oggi si potrebbe dire che la totalità degli adolescenti, e addirittura dei bambini più grandi, ha un telefonino con Internet. Per la mia vita quotidiana è imprescindibile. In passato non mi ero accorta della sua utilità, ma oggi mi serve anche per non perdermi a Roma  quando devo andare in un luogo dove non sono mai stata prima. Inoltre, è utile anche per parlare con gli amici, per ottenere informazioni culturali e per cercare la traduzione di alcune parole di cui non sai il significato. […] Secondo me, l’uso di Internet è imprescindibile per lo sviluppo, sia a livello individuale che a livello sociale, ma dobbiamo raggiungere l’equilibrio tra comunicazione e privacy.” Spagna (f.)

    “[…] Secondo me la rete Internet è una cosa fantastica. Conosco tante persone che non saprebbero come fare senza Internet. Io, per esempio, sono abituato a usare internet per navigare sulle reti sociali così come la maggior parte dei giovani. Infine, penso che siamo già propriamente abituati a navigare su Internet che non sappiamo vivere senza computer, senza cellulare e senza apparati elettronici con cui possiamo accedere a Internet”. Spagna (m.)

    “Da un lato Internet offre la possibilità di comunicare con persone di tutte le parti del mondo. In un mondo globalizzato questo punto è un argomento molto importante e così un grande vantaggio della rete Internet. Inoltre Internet può essere usato come strumento per trovare le risposte a quasi tutte le domande. […] Però, secondo me, Internet è molto utile e non deve essere pericoloso quando si impara ad usarlo in modo giusto e sicuro, per esempio la scuola è il modo migliore dove gli insegnanti possono discutere insieme ai bambini o ai ragazzi su come usare il mezzo.” Germania (m.)

    Attualmente non c’è una persona al mondo che non abbia Internet in casa, al lavoro o sul cellulare. Internet e le nuove tecnologie sono diventati fondamentali nelle nostre vite, ma dobbiamo chiederci se questo è un bene per noi. Da un lato, Internet è un buon modo di cercare, per esempio, informazioni in modo rapido. È anche un buon aiuto per fare i compiti oppure un divertimento, come Facebook, Twitter, Instagram… Internet fa in modo che siamo in contatto con le persone lontane. […] Per concludere, penso che Internet sia un vantaggio per tutti, ma non credo che sia una bella cosa esserne dipendente. Dobbiamo farne un buon uso, ma non abusare.” Spagna (f.)

    “[…] Dall’altro lato, è una possibilità per organizzare lo studio con l’e-learning perché gli studenti hanno la possibilità di ricevere le slides o altre informazioni sui corsi o sugli esami. Anche il fattore economico è importante, per esempio si possono fare chiamate internazionali con Skype gratuitamente mentre con il cellulare è più costoso. Un altro caso è Google Maps: con questa applicazione non devi comprare le mappe per ogni città, ma hai la possibilità di localizzarti e di cercare la destinazione online. […] Insomma, Internet offre tante possibilità, ma bisogna sapere come e quando usarlo e porsi dei limiti. Purtroppo, specialmente i bambini, non conoscono questo limite.” Germania (f.)

    “[…] Grazie a Facebook ho trovato alcune persone che non vedevo da tanto tempo. Un’altra cosa importante è che puoi sapere tutto quello che succede nel mondo in tempo reale e sei sempre informato. […] Per me Internet oggi è una necessità: non potrei vivere senza!” Spagna (f.)

    “Secondo me, Internet è molto utile sotto diversi punti di vista (lavorativo, sociale, informativo). Infatti penso che molti di noi non potrebbero vivere senza Internet, perché è presente nella nostra vita quotidiana in modo troppo marcato. […]” Spagna (f.)

    Forse Internet non è una buona idea per gli studenti, ma per me sì! Posso parlare con la mia famiglia quando voglio e questo grazie ad Internet. È incredibile, mi piace troppo!” Turchia (f.)

    […] Ci sono aspetti positivi nell’essere sempre raggiungibili. Credo che la convivenza sociale sia molto facilitata dalle nuove tecnologie e che queste permettano di avere nuovi amici più velocemente. […]” Portogallo (f.)

    “[…] Credo anche che alcune volte sia più facile parlare con gli amici e fare programmi con loro. Quindi, mi piace il cellulare e Internet perché sono certamente molto importanti […]” Portogallo (f.)

    “[…] Quanto più ci sono le nuove tecnologie, tanto più le vedremo usare. Il computer, il cellulare, gli e-book cominciano ad essere necessari nella vita quotidiana, ma soprattutto nel lavoro. Se non avessimo i computer, l’amministrazione italiana sarebbe ancora più lenta! […]” Francia (f.)

    È possibile notare come tutti siano concordi sul fatto che la rete e in particolare l’uso dei Social Media presentino il vantaggio di poter trovare qualunque tipo di informazione e di essere informato in tempo reale su ciò che succede nel mondo, di poter comunicare gratis con amici e parenti e di poter essere in contatto con molte più persone. Molti concordano sul fatto che si debba fare un buon uso dei mezzi, in particolare dei Social Network e che la possibilità di essere sempre collegati ad Internet favorisca la conoscenza, sia intesa come conoscenza di cultura generale sia come formazione/istruzione, e gli spostamenti nelle città senza perdersi e senza dover comprare mappe cartacee. Mi ha colpito particolarmente l’opinione di un ragazzo tedesco secondo cui alla scuola spetterebbe la sensibilizzazione ad un uso responsabile dei digital divide. È proprio così, i bambini e i ragazzi trascorrono la maggior parte del loro tempo a scuola, dove oggi viene anche richiesto un ampio uso delle nuove tecnologie e della rete e dove è necessario sfruttare ogni momento per rendere i nativi digitali consapevoli di quello che fanno e di come lo fanno. Tutto ciò, ovviamente, presuppone che docenti e genitori, entrambi migranti digitali, ne siano essi stessi consapevoli e che collaborino per il raggiungimento di un obiettivo comune…ma questo meriterebbe una trattazione a parte…

     

    Gli svantaggi della rete…

    “Dall’altro lato è vero anche che ci sono alcuni svantaggi. In particolare con le reti sociali come Facebook, per esempio, non mi piace mettere le foto perché sono un po’ timida e non mi piace che gli altri guardino la mia vita e che, soprattutto, la critichino. Infine, la posizione personale non è totalmente a favore o contro Internet.” Belgio (f.)

    Le cose pericolose di Internet sono che dobbiamo guardare bene le cose che pubblichiamo perché forse sono cose personali e non vogliamo che altri possano vederle. Spagna (m.)

    “[…] ma (Internet è) anche un grande svantaggio per la società.” Spagna (m.)

    “Inoltre, le reti sociali come Facebook o Twitter possono essere pericolosi soprattutto per i più giovani che mettono su Internet immagini senza sapere veramente chi può vederle.” Spagna (f.)

    “Il maggior argomento a sfavore di Internet è certamente la perdita della sicurezza e della vita privata, soprattutto nel caso degli adolescenti che usano le reti sociali.” Spagna (f.)

    “[…] Dall’altro lato Internet è uno strumento molto pericoloso. Quasi ognuno ha scritto i suoi dati personali su facebook o su altre pagine che delle persone estranee possono vedere e usare in modo negativo, per esempio alcune persone con problemi possono cercare di mettersi in contatto con i bambini a scopo sessuale.” Germania (m.)

    “Dall’altro lato, siamo sempre più Internet dipendenti. Sembra che non possiamo fare niente senza il suo aiuto. Un altro svantaggio è che la privacy è diminuita e tutti sanno quello che stiamo facendo.” Spagna (f.)

    “Penso che la rete Internet ha due parti contrarie. Da un lato, Internet è uno strumento pericoloso perché alcune persone non sanno come e quando usarlo, non sanno gestirlo e la rete diventa più importante della vita reale… […]” Germania (f.)

    “[…] Ma Internet ha anche alcuni svantaggi: la perdita della privacy e lo sviluppo di rapporti più impersonali per la comodità che offre la navigazione su Internet. […]” Spagna (f.)

    “[…] Senza Internet non posso vivere e riconosco che ha alcuni svantaggi, per esempio, quando studio, voglio sempre guardare su Facebook, Twitter e Whatsapp e passo il tempo libero in compagnia del mio cellulare. […]” Turchia (f.)

    Penso che siamo arrivati ad un punto dove è impossibile distanziarsi dalla tecnologia. Quando compro un cellulare, non è solo un cellulare, ma un computer e così siamo sempre in contatto con il mondo. In questo modo siamo sempre pronti a controllare l’e-mail a qualunque ora e siamo sempre in attesa di un nuovo messaggio perché se non riceviamo un nuovo messaggio ci sentiamo esclusi dal mondo. Penso che non sia una malattia, ma forse una necessità dei giovani di oggi perché tutti vogliono una risposta rapida e, quindi, il controllo regolare delle e-mail e dei messaggi è necessario. Però è vero che crea stress e che deve essere anche controllato dalla persona stessa.” Portogallo (f.)

    “[..] Il cambiamento introdotto dalle nuove tecnologie richiede che tutti siano più presenti. Non rispondere in tempi brevi ad un’e-mail di lavoro potrebbe avere gravi conseguenze. Se una persona non è capace di capire e rispettare i propri limiti e bisogni, rischia di cadere in atteggiamenti estremi (es: rispondendo sempre in tempo reale a tutti i messaggi che riceve) con l’aggiunta di una forte componente di stress. In questo caso potremmo parlare di caso patologico in quanto contribuiscono i fattori sociali (avere tanti amici – contatti virtuali) e personali (voler dare sempre il meglio di sé). La malattia consisterebbe nella situazione di stress quando non si è presenti sul web, senza accorgersi che la vita si trova nel mondo reale e che si vive una volta sola.” Francia (f.)

    “Penso veramente che questa sia una malattia e anche altamente infettiva che raggiunge molti di noi. Purtroppo anch’io soffro delle nuove tecno fobie: sono una vera Internet dipendente. […] E’ vero che bisogna controllare questo stress perché non influisca sulla nostra vita.” Portogallo (f.)

    “Il tema delle nuove tecnologie è sempre attuale. Secondo me, non ci sono più tante persone che non hanno Internet. Tanti giovani hanno anche Internet sul cellulare e questo è un problema. Internet dovrebbe essere solo al pc, perché quando hai Internet sul cellulare sei sempre disponibile […] Quando un tuo amico vuole contattarti può inviarti duemila messaggi e il tuo cellulare suona tutto il tempo. Mi arrabbio molto quando faccio altre cose e il mio cellulare continua a suonare. […] Tra un po’ di tempo sarà una vera e propria malattia perché le persone non potranno andare nemmeno in bagno senza telefonino. Non mi piace per nulla questo “trend” di avere Internet sul cellulare, sul tablet e al computer…ma anch’io sono giovane e ho la connessione su tutto!” Rep. Ceca (f.)

    Credo che in quest’era molte persone siano dipendenti dalle tecnologie perché hanno bisogno di parlare con tutti. […] ma penso che non sia positivo tutto lo stress che creano.” Portogallo (f.)

    Oggigiorno abbiamo un problema con il controllo e l’uso delle nuove tecnologie. Io penso che questo possa essere una malattia, perché molte persone soffrono di stress a causa di questo eccessivo controllo. Alcuni esempi che ho visto sono: quando non funziona una sera Internet sul cellulare, loro sono preoccupati tutto il tempo, ma per nessun motivo concreto, solo per sapere se qualcuno gli ha scritto qualcosa. Un altro esempio: tanto tempo fa la batteria del cellulare durava più di un giorno. Adesso, molte persone devono ricaricare la batteria due o tre volte al giorno. Io credo che questo non sia affatto necessario e che dobbiamo essere più consapevoli del mal uso delle nuove tecnologie per migliorare il nostro futuro.” Spagna (f.)

    Se qualcuno non riesce a dormire perché ha paura di non essere raggiungibile, lui deve distanziarsi dalle tecnologie e rilassarsi un po’ di più. Io uso uno smartphone e questa tecnologia mi piace, ma quando voglio rilassarmi o dormire, lo smartphone lo metto in un’altra stanza!” Germania (m.)

    “Mia mamma è esattamente come è scritto nel testo. Lei ha sempre il cellulare vicino e spesso mi dà sui nervi! Ma non credo che sia una malattia, anche se lei sarebbe molto triste senza cellulare. Mi sembra che sia più un’abitudine. […] Credo che non si possa immaginare un mondo senza nuove tecnologie oggi. Nonostante tutto questo ci faciliti la vita, dovremmo fare molta più attenzione perché se non ci fosse più elettricità o non ci fossero più la rete Internet o i cellulari non sapremmo più come fare. Di più, quest’ultimo può portare alla dipendenza.” Francia (f.)

    “Secondo me, la nostra generazione digitalizzata deve imparare a usare la tecnologia e a non essere usato da essa. Io mi stresso tanto quando non ho il mio cellulare nella mia borsa o in tasca, perché ho paura di non vedere un messaggio importante oppure di non essere raggiungibile, però ho imparato a spegnere il telefono, il cellulare, il pc per almeno un’ora al giorno. Così sono più rilassato e posso fare più cose in questo tempo, però dopo un’ora ho paura di perdermi qualcosa. Ho parlato anche con i miei amici che hanno lo stesso problema e loro pensano che io abbia ragione a stabilire un’ora di relax e che la cosa può essere applicabile anche a loro. Così si riduce lo stress.” Germania (m.)

    “[…] Probabilmente molte persone credono che gli oggetti tecnologici siano indispensabili per la società di oggi… […] Molte persone hanno necessità di controllare di continuo se ci sono messaggi nuovi nel cellulare. Io penso che si deve cercare un equilibrio tra il desiderio di utilizzarlo e quando è veramente necessario.” Spagna (m.)

    Tra gli svantaggi, invece, emerge la consapevolezza che non tutti sanno utilizzare in modo appropriato i Social Network pubblicando i propri dati personali, consapevoli che ciò comporta una perdita della privacy e che, secondo alcuni, le relazioni in rete sono più impersonali.

    Praticamente tutti si dichiarano dipendenti dalla rete e ritengono che lo stato always on crei uno stress da cui ci si deve in qualche modo distaccare per non perdere di vista le cose importanti della vita, anche se la complessità della società in cui vivono oggi esige che siano sempre collegati e pronti a rispondere e a interagire, non importa quale sia l’orario né che cosa la persona stia facendo in quel momento.

    Qualcuno ipotizza anche soluzioni per disintossicarsi temporaneamente dai digital divide, ma arrivano tutti alla conclusione che ormai non ne possono più fare a meno!

     

    3. Le relazioni nel gruppo dei pari attraverso i Social Network

    Come affermato nel §1., attraverso l’utilizzo dei Social Network le relazioni nel gruppo dei pari cambiano in quanto sono la conseguenza dello stato dell’always on che caratterizza i nativi digitali. Ma come cambiano? Non esiste più una netta distinzione tra il reale e il virtuale e gli individui sono in una continua tensione tra l’interazione face to face e quella mediata, non più dal computer, ma dal digital divide. Sicuramente c’è una sovraesposizione alle relazioni gruppali, poiché tutti appartengono a tanti, molti, troppi gruppi, ma il rischio sempre maggiore, come emerge anche dai testi dei ragazzi, è quello di trascurare le relazioni nel momento in cui si trascorre del tempo insieme condividendo lo stesso spazio fisico a favore di una continua relazione in rete fatta di risposte a messaggi, di continui controlli alle notifiche dei Social Network e dell’e-mail. E le persone accanto a loro si comportano nello stesso modo? Come si sentono? Reagiscono? Qui ritorna l’epressione alone together della Turkle e… come darle torto?

    “Con Internet sul telefono abbiamo sempre bisogno di andarci; dunque sono sicura che perdiamo i veri vincoli sociali che possiamo avere nella vita vera.” Belgio (f.)

    “due giorni fa il mio cellulare si è rotto e, quando sono andato a Porta Portese e al cinema con i miei amici, loro hanno passato tutto il tempo a parlare su Whatsapp o su Facebook e non hanno parlato per niente con me. Spagna(m.)

    “Con Facebook e Twitter è più facile essere in contatto con gli amici. Utilizzo Facebook molto tempo da quando sono a Roma. Francia (f.)

    Comunque ci sono anche svantaggi: è vero che un’immagine molto tipica e attuale è vedere tutte le persone con il telefonino in mano senza fare attenzione a nessun’altra cosa. Spagna (f.)

    “Siamo anche meno sociali. Ad esempio, quando esco con i miei amici, parliamo meno rispetto a cinque anni fa, perché a guardare attentamente, tutti stanno con il cellulare in mano e nessuno parla più.” Spagna (f.)

    “Inoltre, la rete è utile per le relazioni sociali: con Facebook, Twitter, Google +, etc… si ha la possibilità di collegarsi con il mondo. Specialmente durante l’Erasmus è possibile creare dei gruppi su facebook e prendere contatto con gli amici.” Germania (f.)

    “[…] Un altro vantaggio di Internet è di poter creare facilmente appuntamenti con altre persone, sia pubblicamente sia privatamente. […] Secondo me, Internet offre molte possibilità per conservare amicizie e per fare comunicazione in generale, ma il problema di Internet è che in rete c’è un po’ di anarchia.” Germania (m.)

    “Vi do un esempio proprio con la mia esperienza Erasmus qui a Roma. Ho conosciuto molte persone e dopo aver parlato con loro per alcune settimane, posso dire che le conosco molto bene senza avere bisogno di stare con loro tutti i giorni…e questo grazie a Facebook e a Whatsapp che ho sul cellulare. Riconosco alcuni aspetti negativi del controllo incessante delle reti sociali come, ad esempio, l’isolamento di quelli vicino a noi e lo stress che tutto questo comporta. Ho molti amici che mi hanno detto più volte che sono insopportabile con il mio cellulare perché quando loro sono con me io non li ascolto. Portogallo (f.)

    Penso che sia una malattia quella che hanno molti gruppi di amici che si trovano per andare al bar e sono tutti con il cellulare in mano e nemmeno si parlano tra di loro. Le persone che controllano incessantemente la posta elettronica perché hanno paura di non vedere un messaggio non devono essere felici. Penso che loro vivano solo nel mondo digitale e questo non è molto bello! La realtà ha diverse cose da offrire che Internet o il cellulare non hanno. Portogallo (f.)

    “[…] Non penso che sia una malattia, però penso che sia un cambiamento nella società che può provocare problemi in futuro, perché adesso la giornata di lavoro non è finita quando torni a casa, la gente preferisce parlare sui Social Network tramite il cellulare piuttosto che parlare tra di loro di persona. Un giorno, forse, qualcuno prenderà l’iniziativa e scriverà: <<Non abbiamo il wifi, parlate tra di voi!>>.” Spagna (f.)

     

    CONCLUSIONE

    Le relazioni gruppali dei nativi digitali sono inevitabilmente diverse da quelle dei migranti digitali perché i primi sono cresciuti in una dimensione sociale che privilegia la ricerca dello stato always on in seguito alla possibilità di accedere alla rete Internet in ogni luogo e momento attraverso i digital divide (smartphone e tablet) di cui ormai nessuno più sembra poterne fare a meno. Contrariamente ai migranti digitali, i nativi digitali sono sempre in tensione tra la realtà tangibile e la realtà virtuale e danno vita a nuove interazioni simboliche per le quali i primi hanno necessità di una nuova alfabetizzazione. Il fatto di essere sempre on-line presenta certamente dei vantaggi quali la possibilità di ottenere informazioni in tempo reale e di essere in contatto con persone che non condividono lo stesso spazio fisico, ma presentano anche svantaggi quali la perdita della privacy, l’impersonalità delle relazioni, la continua ricerca dell’identità e della visibilità. Tutto ciò crea condizioni di stress e di dipendenza da cui bisognerebbe disintossicarsi per imparare a trovare un giusto equilibrio tra quando è necessario e quando, invece, non è necessario utilizzare la connessione. Il rischio sempre maggiore è quello di condividere lo stesso spazio fisico con il gruppo dei pari e non essere più in grado di relazionarsi faccia a faccia perché troppo impegnati nelle relazioni virtuali. Al pensiero di alcuni sociologi, quali Merton, Mead, Bauman, Turkle e Twenge, che hanno studiato i gruppi sociali e l’impatto che i social media esercitano su di essi, sono state affiancate le opinioni di 25 studenti europei che hanno svolto il progetto Erasmus all’Università La Sapienza di Roma e che hanno confermato quanto già studiato dai sociologi.

     

    BIBLIOGRAFIA

    A.A. V.V. (2002). Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento, valutazione. Firenze: La Nuova Italia.

    Centorrino, A.; Romeo, A. (2012). Sociologia dei digital media. Milano: FrancoAngeli.

    Colombo, F. (2013). Il potere socievole. Storia e critica dei social media. Milano: Bruno Mondadori.

    Piccone Stella, S.; Salmieri, L. (2012). Il gioco della cultura. Attori, processi, prospettive. Roma: Carocci.

    Spadaro, A. (2012). Cyberteologia. Pensare il cristianesimo al tempo della rete. Milano: Vita e Pensiero.

    Twenge, J.M.; Keith Campbell, W. (2013). The Narcissism Epidemic. New York: Atria Paperback.

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    è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

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    E' in distribuzione Cercasi un fine n. 115
    (2019 - Anno XIV)

    quadratino rosso Tema: Ambiente

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    Se volete scrivere per il giornale:
    direttore@cercasiunfine.it


      Il 116 è sulla COPPIA (cosa vuol dire oggi essere "coppia"? Quali i ruoli nella coppia? Cos è la fedeltà nella coppia?) in preparazione.

     listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa di fa diventare razzisti? C'è il razzismo nella Chiesa?),  testi da inviare entro il 15 ottobre 2019.

     listing Il 118 è sull'ECONOMIA CIVILE (Cosa è l'economia civile? Pro e contro di questo modello? Dove è applicato e come?)  testi da inviare entro il 15 novembre 2019.

     listing Il 119 è sul DIALOGO INTERRELIGIOSO  (Quanto abbiamo paura delle altre religioni? Le religioni dialogano tra di loro? Qual'è la finalità del dialogo? Cos'è il fondamentalismo religioso?)  testi da inviare entro il 31 gennaio 2020.


    Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.