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Una lettera ai Rom, di Lidia Calabrò

creato da D. — ultima modifica 25/09/2015 12:02
Il vescovo Nosiglia scrive ai Rom e ai Sinti, sollecitando le istituzioni politiche e civili, le comunità cristiane della diocesi di Torino...

  1. Un’introduzione

Il documento che ho deciso di analizzare s’intitola “Non stranieri ma concittadini e familiari di Dio”, un titolo che si rifà alla lettera di S. Paolo apostolo agli Efesini 2, 20 in cui lo stesso Paolo afferma: “Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio”. Questa citazione si trova sotto il titolo della lettera Pastorale scritta da Mons. Nosiglia, Arcivescovo di Torino, il 21 settembre 2012. Sempre nell’intestazione, dotata anche di una foto, è scritto chiaramente “Lettera pastorale. Ai Rom e Sinti che vivono con noi. Ai rappresentanti delle istituzioni politiche e civili. Alle Comunità cristiane della nostra amata diocesi.” Come si intuisce dal titolo e come si legge bene all’interno del documento, l’Arcivescovo si rivolge, separatamente, prima ai Rom e ai Sinti presenti nel territorio torinese per far sentire loro la vicinanza della Chiesa e delle comunità locali che si occupano di sostegno ai nomadi; poi a coloro che ci rappresentano nelle istituzioni politiche e civili perché possano essere messe in atto delle politiche volte al miglioramento della vita di tali gruppi di popolazione per evitarne l’isolamento, la fame e la violenza per la sopravvivenza; in ultimo, si rivolge a tutte le comunità cristiane, ai fedeli della dicesi di Torino affinché possano sostenere le famiglie nomadi, non solo con il denaro, ma anche e soprattutto con attenzioni particolari, con l’accompagnamento, l’ascolto e la collaborazione.

La lettera pastorale è stata accompagnata da un libretto “operativo” dal titolo “Vogliamo vivere insieme”. Entrambi sono stati presentati, come si afferma all’inizio dello stesso libretto “al Prefetto di Torino, al Sindaco di Torino, al presidente della Provincia di Torino, al Presidente della Regione, al Dirigente Scolastico regionale, ai Direttori Generali delle ASL TO1 e TO2, ai presidenti delle Fondazioni bancarie. Vuole raccogliere un programma concreto e praticabile di lavoro in cui coinvolgere istituzioni, associazioni, forze sociali, agenzie educative.” E ancora si afferma che “Questo documento è frutto della riflessione e del confronto al quale l’Arcivescovo ha invitato diverse realtà ecclesiali che – ciascuna con proprie sensibilità ed esperienze – condividono l’amore per i rom e i sinti.”(Diocesi di Torino, 20/09/2012)

Già dall’inizio, per la sua impostazione, il lavoro si presenta con un obiettivo chiaro: proporre un forte miglioramento per la vita dei Rom e dei Sinti attraverso la collaborazione di tutte le parti coinvolte: le istituzioni che favoriscono lo stanziamento di fondi per attivare le proposte, le famiglie delle comunità religiose che interagiscono con i nomadi e gli stessi Rom e Sinti.Nessuno escluso perché il dialogo, per portare frutto, deve avvenire da tutte le parti.

 

 

  1. 2. Struttura e metodo

La lettera, di 16 pagine, non presenta un indice, ma comincia subito con le parole di Mons. Nosiglia.I titoli dei paragrafi, che riporto qui di seguito, rappresentano le tre parti in cui è suddivisa la lettera. I paragrafi sono a loro volta suddivisi in sotto paragrafi evidenziati in grassetto: 1) Ai Rom e ai Sinti che vivono con noi, Abbiate fiducia;2) Ai rappresentanti delle istituzioni politiche e civili, Segni di speranza, Tradizione di solidarietà;3)A Voi, care sorelle e cari fratelli nel Signore, Ciascuno può fare qualcosa, Il catechismo di Rom e Sinti, Favorire le scuole.

Il testo è corredato di foto che rappresentano, oltre ai Sinti e ai Rom, Mons. Nosigliadurante la visita ai nomadi della diocesi, Papa Benedetto XVI e Papa Giovanni Paolo II durante le loro visite ai nomadi di Roma,Ceferino, il primo beato gitano, e la statua di santa Sara, patrona dei gitani e degli zingari, venerata a SaintesMaries de la mer in Camargue, Francia. In alcune pagine sono riportate, tra virgolette, alcune frasi tra le più significative dello stesso Arcivescovo.

Il documento fa parte della Collana Ecclesia Subalpina – 6.

Il metodo utilizzato è interpretativo (vedere, giudicare, agire) perché l’autore della lettera parte dalla realtà dei Sinti e dei Rom, da quello che lui ha visto e sa: “Conosco le vostre sofferenze, le umiliazioni, le difficoltà, ma anche i vostri sogni, le vostre speranze, la fatica di raggiungere una vita migliore. So che sperate un futuro più bello per i vostri figli e per le vostre figlie.I vostri figli sono il vostro tesoro.” e poi ancora: “Sento con angoscia paterna la sofferenza della casa che non avete, del lavoro che non c’è, della salute che manca, del disprezzo di cui a volte siete oggetto, dell’umiliazione di stare a mendicare senza ricevere aiuto.” (Nosiglia, 21/09/2012:2-3). Subito dopo giudica e propone di agire: “Sappiamo che è facile, quando manca tanto, credere di risolvere i problemi della vita con la violenza o con la delinquenza e l’illegalità, ma la dignità dei vostri popoli, voi la difendete con l’onore di una vita buona, fiduciosa, rispettosa di voi stessi degli altri, capace di offrire il contributo della vostra umanità alla costruzione di una vita più bella per tutti: rom, sinti e manush uniti” e ancora “il nostro futuro è vivere insieme, come una grande famiglia… la famiglia è una e dove uno non arriva da solo, c’è un altro che lo aiuta… Vi benedico e vi chiedo: viviamo insieme, come fratelli e come amici e troveremo insieme la soluzione di tante difficoltà e sofferenze.” (Nosiglia, 21/09/2012:3-4).

Questo stesso metodo viene mantenuto per tutte e tre le parti della lettera. In particolare, ciò che riguarda l’azione è esplicitato ancora meglio nel libretto “Vogliamo vivere insieme” poiché in esso compare “un programma organico di integrazione della popolazione rom (e sinta) a Torino per i prossimi 5-10 anni” con una netta suddivisione in cinque parti: abitazione, istruzione, lavoro, salute, cultura. (Diocesi di Torino, 20/09/2012)

Ad esempio, nel primo punto relativo all’abitazione, tra le varie proposte, si afferma:

“Offrire opportunità di integrazione e di scelta dell’abitare attraverso il reperimento di alloggi a canone sociale, anche con necessità di ristrutturazione (anche di proprietà di enti, banche, ospedali… Specifiche richieste di disponibilità sono state sottoposte alle famiglie religiose presenti nel territorio diocesano). Il coinvolgimento dei rom e dei sinti anche attraverso forme di autorecupero degli alloggi individuati può costituire un fattore positivo in ordine all’assunzione di responsabilità verso il bene ricevuto.” (Diocesi di Torino, 20/09/2012)


Per quanto riguarda l’istruzione propone di offrire a tutti i bambini e i ragazzila possibilità di un percorso scolastico che preveda l’accompagnamento di un mediatore, attività di doposcuola e borse di studio per garantire anche l’accesso universitario. Chiede sostegno alla formazione professionale perché possa aiutare i giovani ad “acquisire un saper fare utile al mercato ….”in modo da inserirli nel mondo del lavoro (Diocesi di Torino, 20/09/2012). Chiede che sia possibile accedere ai servizi di salute pubblica per tutti. Infine, per ciò che concerne la cultura,invita a promuovere la conoscenza della popolazione Rom e il dialogo con essa.

 

  1. 3. Contenuto, temi principali e grammatica etica

Nello scrivere la lettera pastorale, l’Arcivescovo di Torino è molto attento a non trascurare nessun punto della grammatica etica inserendo nei contenuti che affronta i cinque principi: dignità della persona umana, solidarietà, sussidiarietà, bene comune, giustizia. Essi sono inseriti nelle tre parti. Di seguito vengono sintetizzati i contenuti e i temi principali e, successivamente, vengono citate alcune frasi della lettera pastorale in cui sono presenti i principi della grammatica etica.

 

3.1 Contenuto e temi principali

Nella prima parte, Mons. Nosiglia si rivolge direttamente ai Rom e ai Sinti, parlando loro con semplicità sia nel linguaggio sia nei modi. Si rivolge a loro non solo come un vescovo, ma anche e soprattutto come “fratello e amico”, facendo riferimento al Vangelo secondo cui siamo tutti “figli dello stesso Dio e amati da Dio” (Nosiglia, 21/09/2012:2). Esprime il suo amore e la sua vicinanza per la comunità nomade che lui stesso ha visitato più volte, con cui ha avuto modo di dialogare, che ha ascoltato e osservato attentamente. Invita tutti loro ad avere fiducia in Dio, nella comunità, negli italiani, nelle istituzioni e nella scuola per poter garantire un futuro migliore ai propri figli. Il suo è un invito coraggioso a non accontentarsi delle condizioni poco dignitose in cui vivono, ma a cercare di riscattarsi anche attraverso la collaborazione.

Nella seconda parte, ai rappresentanti delle Istituzioni politiche e civili, invece, esprime “stima” e “apprezzamento” per il lavoro svolto fino ad ora e li invita a non fermarsi ora con la scusa dei “tempi difficili” dovuti alla crisi economica che investe il nostro tempo e a non utilizzare Rom e Sinti come “capro espiatorio” perché essi sono sempre stati lasciati ai margini della società anche quando i tempi erano floridi (Nosiglia, 21/09/2012:4); perciò lo stesso Nosiglia li definisce “la <<nostra Africa>>” (21/09/2012:6). Chiede coraggio nel non arrendersi e collaborazione per garantire giustizia ed equità ai rom in tutti gli ambiti della vita personale e sociale. Chiede di evitare la “generalizzazione”, che è il frutto del pregiudizio e della mancanza di conoscenza, e di impegnarsi concretamente e attivamente per la realizzazione di tutto ciò (Nosiglia, 21/09/2012:7).

Nella terza ed ultima parte, dedicata alle “sorelle” e ai “fratelli nel Signore” (Nosiglia, 21/09/2012:9), che l’Arcivescovo ringrazia per il loro impegno anche attraverso varie associazioni e movimenti che si occupano della cura dei nomadi, Mons. Nosiglia definisce “Rom e Sinti come luogo della presenza di Dio” (Nosiglia, 21/09/2012:10). Aimembri delle comunità religiose chiede di “<<adottare>>” una famiglia Rom o Sinta (Nosiglia, 21/09/2012:10). Il termine è stato utilizzato tra virgolette già dallo stesso Monsignore per indicarne non il significato letterale, ma un impegno a prendersi cura di queste famiglie in varie forme di volontariato, tra cui l’accompagnamento a scuola e nell’inserimento al lavoro e la visita nelle case. I Rom e i Sinti rappresentano tutte le povertà elencate nel Vangelo di Matteo 25: “«Avevo fame, avevo sete, ero nudo, ero malato, ero forestiero, ero in carcere…»” (Nosiglia, 21/09/2012:10). Stare insieme ai nomadi vuol dire non soltanto vedere Gesù in quei fratelli, ma essere anche strumenti di evangelizzazione della Parola di Dio, mantenendo il rispetto della cultura e della religione dell’altro favorendone la valorizzazione. “Ai parroci, sacerdoti e diaconi” raccomanda “di educare le comunità sia cristiane che civili all’accoglienza, promuovendo anche un servizio di volontariato” (Nosiglia, 21/09/2012:13).

Verso la fine lancia la sua provocazione sulla concretezza del vivere il Vangelo ogni giorno affermando che è necessario:

“vivere il Vangelo insieme ai poveri e agli ultimi, insieme ai Rom e ai Sinti, viverlo concretamente, come fratelli e amici, cambiare il volto della nostra città e dei nostri Paesi. Non più campi, non più miseria, non più violenza, ma legami di famiglia, solidarietà concreta, fraternità semplice. C’è la crisi?Ma il Vangelo è proprio per i tempi di crisi: viverlo ti fa trovare una speranza, viverlo coi poveri apre la strada alla speranza anche per te.”(Nosiglia, 21/09/2012:14)

 

E, infine, li invita a non scoraggiarsi, a credere che si possa realizzare il “sogno” di cui lui stesso ha parlato nella lettera ricordando che “gli ultimi secondo la società (…) sono i primi secondo Dio” e, come tali, vanno messi al primo posto già su questa terra (Nosiglia, 21/09/2012:15).

 

3.2 Grammatica etica

Riportiamo brevemente alcuni estratti da cui emergono i cinque principi della grammatica etica.

“Abbiamo bisogno di lavorare insieme, di sostenerci l’un l’altro nella comune volontà di garantire un futuro in dignità e giustizia ai Rom e ai Sinti che vivono con noi. Sapete di poter contare su di me, sulla Chiesa, nella nostra leale collaborazione.” E ancora: “È doveroso assicurare alla giustizia coloro che delinquono, ma non possiamo accettare la generalizzazione che si compie ai danni di tutto un popolo, costituito prevalentemente da minori.” (Nosiglia, 21/09/2012:7).

“La tradizione di solidarietà delle nostre terre, solidarietà cristiana e umana, non può infrangersi sullo scoglio della crisi; al contrario abbiamo tutti bisogno di gettare al largo le nostre reti per non perdere la nostra identità, per non tradire quello che siamo.” (Nosiglia, 21/09/2012:7).

“Non possiamo permetterci di gettare via noi stessi, rinunciando a lottare insieme perché i Rom e i Sinti che vivono con noi abbiano una casa e un lavoro e possano partecipare con pari dignità alla costruzione del futuro della nostra città e dei nostri Paesi. Sapremo offrire ai Rom e ai Sinti le stesse opportunità che noi abbiamo avuto?” (Nosiglia, 21/09/2012:9).

“Gli usi e costumi religiosi di ogni comunità rom o sinti meritano rispetto e attenzione.” (Nosiglia, 21/09/2012:12).

“La Chiesa torinese, grazie a Dio, ha visto fiorire splendide vocazioni di dedizione ai Rom e ai Sinti: presenze preziose che in anni lontani hanno cominciato a condividere nell’ascolto, nel rispetto, nella preghiera e nell’adorazione la vita nei campi.” (Nosiglia, 21/09/2012:10).

“Chissà che qualcuno tra voi non possa accompagnare amichevolmente, fraternamente, una famiglia a trovare casa, ad avviarsi al lavoro, a superare le difficoltà con la scuola, a farsi curare quando è necessario, a condividere le gioie e i dolori della vita.” (Nosiglia, 21/09/2012:10).

“Oggi il futuro della Chiesa tra i Rom e i Sinti è la fraternità: (…). Forse qualcuno potrebbe metterea disposizione un piccolo alloggio, qualcun altro potrebbe offrire un lavoro part time, un altro potrebbe sostenere l’impegno scolastico dei più giovani. Potremmo condividere le feste e le sofferenze, (…), potremmo farci compagnia con i nostri anziani e i Rom e i Sinti…” (Nosiglia, 21/09/2012:10-11).

“Gli oratori e i gruppi associativi, le scuole e le realtà sportive sono cantieri privilegiati dove si può sperimentare l’incontro amicale e apprezzare le diversità.” (Nosiglia, 21/09/2012:13).

 

  1. 4. Riflessione critica

La lettera pastorale è ricca di aspetti positivi in quanto, nell’affermare le tematiche relative ai Rom e ai Sinti, Mons. Nosiglia non tralascia di considerare tutti i principi della grammatica etica ponendo al di sopra di tutto il principio della persona e della dignità umana da cui scaturiscono inevitabilmente gli altri quattro principi. Se si ha rispetto della dignità umana, si è portati verso la solidarietà, la sussidiarietà, il bene comune e la giustizia.

L’Arcivescovo sottolinea quanto questo modus operandi secondo i principi eticivoglia direvivere il vangelo concretamente, nella realtà quotidiana, facendo la volontà di Dio. Si evidenzia quanto questo modo di vivere possa rendere le nostre vite più belle, più ricche.

Mons. Nosiglia dà molta importanza al dialogo che, inteso comeascolto, comprensione e condivisione,permette di evitare il pregiudizio e la generalizzazione e di arrivare insieme ad una soluzione del problema.

Il linguaggio utilizzato dall’Arcivescovo è semplice, familiare, comprensibile, affettuoso. Egli porta per primo l’esempio di ciò che ha visto personalmente e non per sentito dire. Lui stesso si dimostra vicino ai Rom e ai Sinti, valorizzandone l’identità, proponendo, sia a loro sia alle istituzioni e ai fedeli, di collaborare edi agire insieme per la soluzione dei problemi. È concreto e oggettivo. È a conoscenza dei problemi del tempo e di quelli passati.

Alcune piccole considerazioni negative riguardano il fatto che, se i Sinti e i Rom non parlano la lingua italiana e non la sanno né leggere né scrivere, forse difficilmente verranno a conoscenza del contenuto della lettera.Sarebbe senz’altro utile una versione nella loro lingua, maprobabilmentecoloro che lavorano nelle varie associazioni e organizzazioni di aiuto e sostegno per i nomadi già se ne occupano parlando e comunicando con loro.

Personalmente, sono rimasta colpita soprattutto dal valore che l’Arcivescovo dà al dialogo e al rispetto della cultura di ognuno.Ha dimostrato una grandissima apertura verso questi popoli e ha cercato di trasmetterlo in un modo molto particolare: ci mette il cuore e,insieme ad esso, la parola di Dio e la semplicità. Per raggiungere il cuore degli uomini non serve usare un linguaggio teologico, ma semplice…come faceva Gesù.

 

  1. 5. Percezione nei mass-media e discussione

Numerose sono le testate giornalistiche online sia nazionali sia locali che, tra il 24 ottobre e il 5novembre 2012, hanno dedicato un articolo alla lettera pastorale. Alcuni si sono limitati a riportarne frasi significative per riassumere brevemente il contenuto, altre, invece, hanno offerto anche qualche commento.

Nel sito di A sua immagine, così come molti,la sidefinisce una “coraggiosa Lettera pastorale” (www.asuaimmagine.blog.rai.it, 26/10/2012).

Nel sito dell’associazione A.I.Z.O. invece si specificano i gruppi che hanno collaborato per la preparazione del documento “Vogliamo Vivere insieme” affermando: “Insieme con la Lettera pastorale di Mons. Nosiglia viene pubblicato un breve documento, elaborato e firmato da alcuni gruppi che a Torino sono impegnati con in nomadi (Comunità di Sant’Egidio, A.I.Z.O. rom e sinti, Terra del Fuoco e Migrantes).” (A.I.Z.O.Onlus, 25/10/2012).

Il sito della Comunità di S.Egidio ha intervistato Daniela Sironi, la responsabile della Comunità di Sant'Egidio in Piemonte la quale ha affermato: “Gli oltre 4000 rom che vivono a Torino costituiscono una minoranza tanto disprezzata quanto esclusa dalla vita della città. Con questa lettera l’arcivescovo vuole rimettere i rom al cuore della Chiesa e della città di Torino e ripartire proprio da loro per rifondare una nuova convivenza urbana che sia capace di includere, di avvicinare, di stringere nuovi legami di fraternità e di solidarietà.”  E poi, definisce questo impegno una forma di “SANTITÀ SOCIALE” affermando inoltre di avere“grande fiducia nel fatto che l'accoglienza ai rom sarà il segno di una vera "primavera" della carità, per la Chiesa, ma per tutta la nostra città.” (Comunità di Sant’Egidio, 27/10/2012).

Nel sito della diocesi di Torino si afferma che:

“Nosiglia intende far rimarcare la necessità di superare diffidenze e divisioni che appartengono a epoche passate, caratterizzate da società chiuse, in cui ogni integrazione era difficile. La realtà di oggi è completamente diversa, e certe «frontiere» sono cadute per sempre. Anche per questo non ha senso cercare di confinare i nomadi un «ghetto culturale», né affrontare i problemi di relazione con i popoli Rom e Sinti come una questione di carattere puramente assistenziale.” (Bonatti, 25/10/2012a).

Nel sito di Famiglia Cristiana si evidenzia il fatto che“nessuno, dunque, può chiamarsi fuori”.Viene definita “una lettera "scomoda", a tratti dura, che proietta un cono di luce sulla realtà di chi vive da sempre ai margini.”(Montanaro, 03/11/2012).Nell’articolo si riporta anche la difficoltà di lavorare con i nomadi a causa della violenza e del pregiudizio degli autoctoni nei loro confronti:

“Parole che parlano a tutti, ma che certo assumono un significato particolare in una città come Torino, dove sono nati coraggiosi progetti di integrazione, ma dove nonostante tutto l'emergenza nomadi rimane una ferita dolorosamente aperta. Impossibile non pensare a quella notte del dicembre 2011, meno di un anno fa, quando, a causa di una presunta violenza contro una ragazza italiana (rivelatasi poi infondata), la rabbia di un intero quartiere esplose contro un campo Rom, incendiando e distruggendo baracche e roulotte.”(Montanaro, 03/11/2012).

 

L’articolo su Il nostro tempo si rivela interessante perché presenta il percorso che ha preceduto e poi portato alla stesura della lettera e del documento e, inoltre, fornisce anche i dati quantitativi sulla presenza dei Rom in Italia e fuori dall’Italia facendo presente che il nostro è un problema di gran lunga risolvibile rispetto a quello di altri Paesi europei. Ecco quanto si afferma:

“La Lettera è infatti la conclusione di un lungo percorso che ha visto l’arcivescovo di Torino impegnato in prima persona, fin dai primi mesi del suo mandato due anni fa, a fianco delle popolazioni rom e sinti. Nel giugno scorso ha visitato una sessantina di baracche di Korakanè e Daxikanè al campo nomadi di strada dell’Aeroporto, fermandosi a pregare con loro – cristiani, ortodossi, musulmani - e raccogliendo i disegni dei bambini orgogliosi di dire al vescovo «Vado a scuola». (…) Il cammino della convivenza passa da qui: accesso all’istruzione, alla salute, alle opportunità di lavoro. Un progetto possibile, soprattutto a fronte di numeri che non hanno il sapore dell’emergenza e permetterebbero se ce ne fosse davvero l’intenzione di programmare serie politiche di integrazione. I rom e i sinti in Italia sono circa 170 mila, metà dei quali minorenni, pochi rispetto alla vicina Spagna che ne ospita tra i 650 mila e gli 800 mila, alla Bulgaria (fino a 900 mila) o all’Ungheria (i dati ufficiali parlano di 600 mila, ma si stima che siano quasi 1 milione). Le comunità maggiori vivono nelle grandi città, da Roma a Milano, passando per Napoli e Torino. Nessuna emergenza, dunque. Ma dicono le associazioni c’è bisogno di progetti di inclusione sociale. Tre le parole d’ordine della Lettera: integrazione per scongiurare il ghetto; scuola e formazione contro il rischio emarginazione; occupazione per combattere delinquenza e violenza. Il futuro dei rom e dei sinti è la fraternità. Come dire, studiare insieme significa crescere insieme. Aprire le porte ai rom e ai sinti significa aprire le porte a Cristo.” (Mauro, 02/11/2012).

 

Secondo quanto scritto nella Gazzetta del canavese,“Non si tratta di inventare gesti eccezionali, ma di saper coltivare la propria capacità di accoglienza nella vita quotidiana”, in fondo, gli stessi “cristiani torinesi” ne“sono capaci” e lo sanno fare“con grande generosità ed efficacia, di fronte a tante altre emergenze o situazioni di povertà. È un modo di testimoniare il Vangelo, e dunque di farlo conoscere anche fra chi apparentemente ne è più lontano.” (Bonatti, 25/10/2012b).

L’associazione Migranti di Torino definisce la lettera come “Coraggiosa e propositiva, in tempi difficili e disorientati dalla crisi” e ritiene che il problema dei Rom sia “un nodo che, fin dal primo Natale, l’Arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia ha voluto affrontare con la visita ai campi di sosta.”(Olivero, 24/10/2012). Inoltre, fornendo dati più precisi sulla collocazione di Rom e Sinti nel territorio torinese e sulle loro condizioni di vita, si precisa e si sostiene quanto segue:

“la Città di Torino, che ha creato il primo campo attrezzato per i Sinti nel 1979, si trova oggi nuovamente ad affrontare la problematica accoglienza dei Rom romeni ed ex jugoslavi che si concentrano nelle due periferie della città: 70% a Nord, 30% a Sud, in 4 campi riconosciuti (2 per Sinti e 2 per gli altri Rom) ed almeno tre aree di sosta con 1.200 Rom, “in condizioni da quarto mondo”-ha detto l’arcivescovo-”. Vivono su terreni del demanio, comunali, con pezzi di terreno di proprietà privata e le tensioni con i cittadini sono solo sedate, ma sempre pronte ad esplodere… Ed è questo taglio umano, sorprendente, che spiazza chiunque pensi ad un discorso generico: si identifica con la loro situazione.” (Olivero, 24/10/2012).

 

Tra i vari siti Internet che riportano gli articoli relativi alla lettera pastorale è presente un commento di un sacerdote che scrive: “Ringrazio di vivo cuore il nostro Padre Arcivescovo per la bella e coraggiosa lettera pastorale su Rom e Sinti. Sono un Vincenziano e proprio in questi giorni in Conferenza abbiamo avuto una discussione sull'aiuto da dare ai nomadi: purtroppo consorelle vincenziane, cattoliche e persino catechiste rifiutavano l'assitenza ai nomadi! Grazie ancora, Mons. Nosiglia e lodiamo lo Spirito Santo che lo ha illuminato.” (Bétamps in www.immigrazioneoggi.it,25/10/2012).

La lettera di Mons. Nosiglia ha poi suscitato la risposta di una signora Rom di Pisa che l’ha voluto ringraziare per la sua vicinanza alle problematiche e difficoltà che i Rom vivono. Questa donna si è sentita capita e accolta e offre una lezione di vita agli italiani che tanto hanno ancora da imparare dagli altri popoli e dalle loro culture perché ancora sono chiusi al dialogo, hanno paura del confronto e sono carenti nella conoscenza dell’altro. La lettera compare su La Voce del Popolo del 4 novembre 2012, trascritta sul sito della diocesi di Torino da cui è stata estrapolata.

Quello che tu ci dici lo sento vero soprattutto perché tu ti sei avvicinato a noi, e questo è molto bello per me. Quasi ogni giorno invece capita, a me e ai mie, di sentire giudizi forti su di noi, da gente che mai si è avvicinata alla mia vita. Oggi, c’è anche gente che ci avvicina, ma rimane molto distante dalla nostra vita. È anche importante il «come» ci si avvicina alla vita dei Rom. Perché gli Italiani non sentono il bisogno di conoscerci veramente e invece preferiscono nascondersi dietro una certa paura e sospetto! È vero, questo dipende anche da noi, ma credo che la diffidenza più grande viene proprio dagli Italiani. Quindi mi è piaciuta tanto la tua lettera, quando inviti tutti quanti a conoscersi meglio, vincendo diffidenze e sospetti. Ti ringrazio, caro vescovo perché sento che la tua lettera è il frutto di un incontro. Quando c’è l’incontro le persone imparano a conoscersi meglio, attraverso la fiducia nell’altro. Non si può giudicare una persona senza prima conoscerla. Noi Rom sentiamo forte sulla nostra pelle questo giudizio della gente, che tante volte ci condanna senza aver commesso alcun peccato. L’altro giorno con i miei bambini siamo andati in un parco divertimento per bambini. Mi ero seduta ad un tavolo a guardare i miei bambini giocare, al tavolo accanto stavano dei giovani italiani, subito uno ad alta voce invita la sua ragazza a spostare la borsa perché era arrivata la zingara! Non ti dico le altre parole minacciose contro di noi. Ecco, lì mi sono sentita condannata senza aver nemmeno sfiorato l’idea di allungare la mano. Questo mi ha molto ferita dentro e ha rattristato quel momento di gioia che volevo vivere e dare ai miei figli. È vero, non lo nascondo che non pochi Rom rubano… anche tu lo sai, ma questo non ti ha impedito di conoscerci e stare in mezzo a noi per ascoltare la nostra vita e di invitarci a non «perdere la fiducia». Un’altra cosa che mi sembra importante, anche se un po’ difficile per me da spiegare. Credo che la gente (italiani) non può pensare di voler cambiare ad ogni costo il nostro essere Rom: le nostre tradizioni, l’importanza che diamo alla famiglia, ai nostri figli, il nostro modo di voler stare e vivere insieme, di volerci sposare giovani anche per avere tanti figli… che per noi Rom sono il nostro futuro e la nostra vera ricchezza. Ecco vorrei che chi ci frequenta impari ad accettare, comprendere e anche amare il nostro mondo, senza pretendere subito di cambiarlo, perché questo tocca a noi farlo. (…) Una mamma Rom di Pisa, felice dei suoi 4 figli. (Sevdjie HAMITI) (La Voce del Popolo, 04/11/2012, www.diocesi.torino.it).

 

  1. 6. Conseguenze ed effetti

Sul sito del Consiglio Regionale del Piemonte non si fa alcun riferimento ad azioni intraprese né di finanziamenti stanziati a favore dei Rom. Dai comunicati stampa del sito della Diocesi di Torino non compare alcuna iniziativa di collaborazione intrapresa rispetto a quanto già è stato fatto dalle associazioni che si occupano costantemente di nomadi.


Bibliografia

A.I.Z.O. Onlus. (25/10/2012). Pastorale dedicate a nomadi e sinti.Sintesi della Pastorale dedicata a nomadi e sinti presentata da Mons.Nosiglia il 24 ottobre 2012 a Torino. http://www.aizo.it/2012/10/pastorale-dedicata-a-nomadi-e-sinti-presentata/ (Accesso il 01/03/2013)

Bonatti, M. (25/10/2012a). «Non stranieri ma concittadini e familiari di Dio»: Lettera pastorale ai Rom e ai Sinti.Presentato mercoledì 24 ottobre il nuovo documento dell'Arcivescovo indirizzato ai nomadi della città.Diocesi di Torino:http://www.diocesi.torino.it/diocesi_di_torino/in_primo_piano/00032357__Non_stranieri_ma_concittadini_e_familiari_di_Dio___Lettera_pastorale_ai_Rom_e_ai_Sinti.html (Accesso il 01/03/2013).

Bonatti, M. (25/10/2012b).Mons. Nosiglia ai popoli nomadi: «Non stranieri ma concittadini e familiari di Dio». La gazzetta del canavese:http://www.damasio.it/home/mons-nosiglia-ai-popoli-nomadi-non-stranieri-ma-concittadini-e-familiari-di-dio/11703 (Accesso il 01/03/2012).

Comunità di Sant’Egidio. (27/10/2012). TORINO, UNA CHIESA AMICA DEI ROM: ne parliamo con Daniela Sironi della Comunità di Sant'Egidio.http://www.comunitadisantegidio.info/public/news/x__newsreadpubNS.asp?IdNews=1152&t= (Accesso il 01/03/2013).

Hamiti, S. (04/11/2012). Irom a mons. Nosiglia: "Fratello vescovo tu parli al cuore". La Voce del Popolo, in:http://www.migrantesonline.it/siti_migrantes/migrantes_online/00009893_I_rom_a_mons._Nosiglia__Fratello_vescovo_tu_parli_al_cuore.html (Accesso il 01/03/2013).

Mauro, C. (02/11/2012). Porte aperte ai sinti e rom. Il nostro tempo settimanale: http://www.ilnostrotempo.it/?q=node/369 (Accesso il 01/03/2013).

Montanaro, L. (03/11/2012). «Fratelli Rom», firmato il vescovo Torino: monsignor Cesare Nosiglia scrive una lettera pastorale dedicata ai nomadi.«Non stranieri ma concittadini e familiari di Dio». Famiglia Cristiana:http://www.famigliacristiana.it/chiesa/dossier/dossier/fratelli-rom-firmato-il-vescovo.aspx (Accesso il 01/03/2013).

Nosiglia, C. (21/09/2012). Non stranieri ma concittadini e familiari di Dio. Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio (Efesini. 2,20).Lettera pastorale. Ai Rom e ai Sinti che vivono con noi. Ai rappresentanti delle Istituzioni politiche e civili. Alle Comunità cristiane della nostra amata Diocesi.

Pdf:http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_diocesi/203/2012-10/24-46/Lettera%20Mons%20Nosiglia%20nomadi.pdf (Accesso il 01/03/2013).

Olivero, F. (24/10/2012). “Non stranieri” ma concittadini e familiari di dio. Ufficio Pastorale Migranti: http://www.migrantitorino.it/?p=25984 (Accesso il 01/03/2013).

-          (25/10/2012).Torino: l’arcivescovo Nosiglia invita le famiglie cristiane ad adottare i rom. Presentata la lettera pastorale rivolta a nomadi, rom e sinti “Non stranieri, ma concittadini e familiari di Dio”.

Immigrazioneoggi.it:http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=004677 (Accesso il 01/03/2013).

-          (26/10/2012). Mons.Nosiglia: i rom non sono stranieri ma concittadini. http://asuaimmagine.blog.rai.it/2012/10/26/mons-nosiglia-i-rom-non-sono-stranieri-ma-concittadini/ Accesso il 01/03/2013.

-          (20/09/2012). Vogliamo vivere insieme (elaborato da associazioni cittadine che si occupano di nomadi).

Pdf:http://www.diocesi.torino.it/pls/diocesitorino/bd_edit_doc_dioc_css.edit_documento?p_id=940081&p_pagina=24155&rifi=&rifp=&vis=4

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