Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Un nuovo umanesimo, di Luca M. Possati

Un nuovo umanesimo, di Luca M. Possati

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 09/07/2021 09:55
Per un nuovo umanesimo capace di unire ragione e passione, conscio dell’assurdità di una ragione pura o di una verità assolutizzante…

«L’umanesimo rigenerato rifiuta l’umanesimo della quasi divinizzazione dell’uomo, teso alla conquista e al dominio della natura. Riconosce la complessità umana, fatta di contraddizioni. L’umanesimo rigenerato riconosce la nostra animalità e il nostro legame ombelicale con la natura, ma riconosce anche la nostra specificità spirituale e culturale. Riconosce la nostra fragilità, la nostra instabilità, i nostri deliri, l’ignominia delle uccisioni, delle torture, dello schiavismo, le lucidità e gli accecamenti del pensiero, la sublimità dei capolavori di tutte le arti, le opere prodigiose della tecnica e le distruzioni operate dai mezzi di questa stessa tecnica».

È con l’appello a un nuovo umanesimo capace di unire ragione e passione, conscio dell’assurdità di una ragione pura o di una verità assolutizzante, che Edgar Morin ha deciso di rispondere alla sfida della pandemia globale. Nella crisi del Covid il filosofo francese indica una grande opportunità che non può ridursi allo slogan dell’ennesima “rivoluzione” o di un precostruitoprogetto”, nozioni troppo statiche per rendere il senso della trasformazione necessaria. Nel libro Cambiamo strada (2020), Morin parla invece di una “nuova via” animata dalla speranza del rinnovamento. È il suo più grande insegnamento: la complessità non deve farci paura, ma spingere a ridefinire il nostro pensiero e le nostre vite in maniera creativa, nuova, coraggiosa.

Secondo Morin, la grande lezione del coronavirus è quella di spingerci a riflettere sulla nostra esistenza e sul destino della comunità umana come mai fatto prima. Il covid è una grande esperienza collettiva che mette in crisi l’individualismo e l’edonismo capitalista della seconda metà del Novecento. L’uomo si è improvvisamente scoperto un essere fragile, che non domina affatto il pianeta e che, anzi, si scopre sempre più dipendente dai sottili equilibri della biosfera. «La nostra fragilità era stata dimenticata, la nostra precarietà occultata. Il mito occidentale dell’uomo il cui destino è diventare “padrone e possessore della Natura” è crollato di fronte a un virus».

Tra i vari aspetti sottolineati da Morin ce n’è uno che emerge con particolare nettezza e che spinge all’approfondimento: il fallimento dello stato. «La crisi ha fatto riemergere il problema di fondo di un’amministrazione statale iperburocratizzata e sottomessa ai suoi vertici a pressioni e interessi che bloccano ogni riforma», un paradosso per il pensiero neoliberista che invece ha fatto della lotta alla burocrazia e al centralismo uno dei suoi principali vessilli — almeno a parole.

Ma il fallimento dello Stato, per Morin, è molto di più che un aumento delle pratiche amministrative e del controllo dei cittadini. È invece il sintomo di un vuoto della politica nel senso forte del termine, ovvero l’assenza della capacità di immaginare un futuro possibile per una società, di concepire un nuovo modo di vivere insieme. Tale assenza è particolarmente evidente in Europa, dove la risposta al virus è stata asimmetrica e lenta. La Francia e la Germania — afferma il filosofo — «si sono mostrate poco solidali quando l’Italia e poi la Spagna si sono trovate in piena emergenza sanitaria». Se dell’Unione europea non resta che lo scheletro, «un risveglio di solidarietà e una politica ecologica comune non potrebbero forse darle un po’ di corpo?».

La risposta a questa domanda deve venire da una nuova politica basata su una nuova logica. La proposta di Morin è acuta e provocatoria allo stesso tempo: «Promuoviamo anzitutto una politica che unisca globalizzazione e de-globalizzazione, crescita e decrescita, sviluppo e inviluppo. Questi termini sono antinomici solo in una logica binaria che li rinchiude in alternative mutilanti». Significa dare un volto umano alla globalizzazione, cioè rendere lo sviluppo capace di contemplare forme di decelerazione, di stabilizzazione e di rispetto per le tradizioni locali. Come dice Morin, la nuova politica deve coniugare crescita e de-crescita e ammettere l’“inviluppo”. L’inviluppo «riguarda la comunità e la solidarietà. Se, infatti, durante il confinamento la solidarietà nelle sue varie forme si è ridestata, essa emerge da un lungo letargo nelle famiglie, nel vicinato, nei paesi, nel lavoro, nella nazione». Da questo letargo devono ricominciare la filosofia e la buona politica.

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2021-07/quo-152/un-nuovo-umanesimo.html

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 122
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Tutti pazzi per i sociale?

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 123 è sulla RINASCITA (1. Cosa vuol dire “rinascita” dopo la crisi sanitaria? 2. Positività e negatività della crisi sanitaria nel lavoro, scuola, famiglia, politica, sanità, economia, ambiente? 3. Cosa vuol dire sperare in un futuro migliore?): in preparazione.

 listing Il n. 124 è su Il Pianeta che vogliamo (1. Che rapporto c'è tra la pandemia e la situazione ambientale? 2. Nuove politiche industriali e del lavoro e impatto sull'ambiente? 3. Cosa cambiare negli stili di vita? 4. Quale il contributo delle religioni?) Testi da inviare da entro 31 maggio 2021.

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  Testi da inviare da entro 31 agosto 2021.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.