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Un europeo su quattro a rischio povertà, di Marco Mongiello

creato da webmaster ultima modifica 14/09/2015 16:51
... i poveri poveri, quelli che ad esempio non possono permettersi una casa riscaldata decentemente o mangiare proteine...


In Europa il numero dei poveri aumenta e oramai quasi un cittadino Ue su quattro vive ai margini. È quanto emerge dai dati diffusi ieri dell’Ufficio europeo di statistica, Eurostat. L’anno scorso il numero di persone «a rischio povertà o esclusione sociale» è arrivato a 119,6 milioni. Una cifra pari al 24,2% dei 500 milioni di cittadini dei 27 Stati membri della Ue.

Nel 2010, anno europeo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, la percentuale era del 23,4% e nel 2008 era del 23,5%. Sull’Italia non ci sono dati aggiornati disponibili, ma sia nel 2010 che nel 2008 i numeri erano più alti della media europea con, rispettivamente 24,5% e 25,3%.
L’allarmante dato generale si basa su tre parametri diversi, che si riferiscono a tre condizioni spesso concomitanti. Una è quella delle persone il cui reddito è al di sotto della soglia di povertà del Paese
in cui vivono: sono quelli che guadagnano meno del 60% del reddito medio. In Europa sono il 17%, una percentuale che varia dal 22% di Bulgaria, Romania e Spagna, al 10% circa di Repubblica Ceca e Olanda.

OBIETTIVIPER IL 2020
L’altra condizione considerata da Eurostat riguarda gli europei che sono «gravemente deprivati materialmente». Sono i poveri poveri, quelli che ad esempio non possono permettersi una casa riscaldata decentemente o mangiare proteine. In Europa sono il 9% in media, anche se si va dal 31% di Bulgaria e Lettonia all’1% di Lussemburgo e Svezia.
La terza condizione, infine, è quella di chi vive in «famiglie con un’intensità di lavoro molto bassa», cioè dove in media gli adulti lavorano meno del 20% del loro potenziale. Sono le famiglie degli operai che hanno perso il lavoro o quelle che cercano di tirare avanti con un lavoro mal pagato di un solo componente. In Europa le persone in questa situazione sono il 10%, passando dal 14% del Belgio, dove i dati sono però falsati dalle generose indennità di disoccupazione, al 5%di Cipro.
Gli analisti di Eurostat scrivono che la riduzione della povertà è uno degli obiettivi della strategia «Europa 2020», l’erede della Strategia di Lisbona del 2000 rimasta sulla carta, che in teoria dovrebbe aumentare gli investimenti in ricerca, educazione e ambiente, far lavorare più persone e
ridurre «di almeno 20 milioni le perone a rischio povertà ed esclusione sociale».

Per l’Italia l’obiettivo nazionale è di arrivare al 2020 con 2 milioni e 200 mila poveri in meno. Il rischio però è che siano parole destinate a restare sulla carta anche questa volta, vista la tendenza attuale fotografata dai dati Eurostat e soprattutto visti i tagli di bilancio che i governi europei si
accingono ad approvare. Nel summit Ue dello scorso 22-23 novembre i leader dei 27 non sono riusciti a trovare un accordo sul bilancio europeo per il periodo 2014-2020 ed è passata la linea dell’austerità. Quindi al prossimo vertice dedicato alla questione, che si terrà a fine gennaio, è
probabile che la strategia Europa 2020 ne uscirà amputata, con buona pace della ricerca, dell’educazione e dell’ambiente, e dei 120 milioni di europei che anche quest’anno guarderanno da fuori le vetrine addobbate per Natale. Inoltre la Commissione europea ha recentemente deciso di
ridurre il fondo per gli aiuti alimentari ai poveri, che passerà da 500 milioni di euro all’anno a 360.

Una scelta che ha scatenato le proteste degli eurodeputati, sopratutto quelli italiani che dieci giorni fa hanno partecipato alla raccolta di alimenti per i poveri fuori dai supermercati. Nei giorni scorsi Pierre Baussand, il direttore della Piattaforma europea che riunisce le organizzazioni non governative impegnate nel sociale, ha criticato duramente la scelta dei governi della Ue di tagliare i fondi per la coesione. «Si tratta di una scelta deliberata - ha detto Baussand – il Consiglio crede che la competitività porterà crescita, che la crescita porterà occupazione e che a sua volta l’occupazione ridurrà la povertà». Secondo Baussand quindi questa strategia «sicuramente non risolverà il
problema della povertà, mentre i livelli raggiunti oggi mettono in discussione la nostra democrazia e la coesione sociale».

Domani la questione sarà al centro della seconda Convenzione annuale della «Piattaforma contro la povertà e l’esclusione sociale», una conferenza che riunirà a Bruxelles tutti gli attori chiave e gli esperti del settore e che continuerà fino a venerdì.


Fonte: “l'Unità” del 4 dicembre 2012

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