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UK-vaccini: anche i ricchi piangono?, di Alessia De Luca e Matteo De Luca

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 19/03/2021 10:02
La campagna vaccinale nel Regno Unito rischia un rallentamento per ritardi nelle consegne dall’India. Via libera dell’Ema su AstraZeneca, ma Bruxelles minaccia: “pronti a fermare l’export”…

Guai in vista per il Regno Unito: l’azienda indiana Serum, tra i maggiori sviluppatori al mondo del vaccino AstraZeneca, annuncia ritardi nelle consegne. Il produttore indiano, che ha già rifornito il regno di 5 milioni di dosi AstraZeneca, ha annunciato che altri 5 milioni di dosi attese per la fine di marzo subiranno ritardi di qualche settimana. A Londra – che ha già inoculato la prima dose a circa 25 milioni di persone – la notizia desta preoccupazione. Dopo una prima fase in cui il Regno Unito aveva registrato più contagi e vittime di altri paesi europei, a seguito dei ritardi del governo nell’imporre restrizioni e chiusure e dei tagli a cui il sistema sanitario britannico è stato sottoposto negli ultimi anni, il “modello inglese” si è rivelato un successo nel ridurre rapidamente ospedalizzazioni e decessi. A fronte di un’Europa in affanno, la cui strategia vaccinale fatica a decollare, i risultati di Londra – appena uscita dal blocco a 27 – appaiono ancor più sorprendenti: un’occasione troppo ghiotta per il premier Boris Johnson per non approfittarne, lasciando intendere che il successo vaccinale del Regno Unito è anche un successo di Brexit e dell’autonomia decisionale di fronte alla burocrazia di Bruxelles. La verità però è che il Regno Unito ha potuto contare su un approvvigionamento costante e massiccio di dosi di vaccino AstraZeneca (14 milioni di dosi, quanto tutti i paesi europei messi insieme), mentre all’Europa sono stati consegnati meno lotti di quanto previsto e oggi, sul continente, un anno dopo l’inizio della pandemia, la prima barriera per resistere al virus pare essere ancora il lockdown.

“Traditi” dall’India?

La campagna vaccinale britannica subirà un rallentamento: a causarlo sarà un rinvio delle consegne da parte di Serum – il produttore indiano che ha già rifornito il Regno Unito di 5 milioni di dosi AstraZeneca – che ha annunciato che altri 5 milioni di dosi attese per la fine di marzo subiranno ritardi di qualche settimana. Nella lotta al coronavirus e nella produzione di vaccini anti-Covid, l’India si sta caratterizzando come protagonista d’eccezione: la sua capacità di produzione le è valsa l’appellativo di ‘farmacia del mondo’. A provocare il ritardo, riferisce la stampa indiana, la necessità del governo di New Delhi di accelerare la campagna vaccinale interna. “Ci saranno dei ritardi, ma questo non influirà sulla nostra road map per l’immunizzazione” ha rassicurato il ministro della sanità britannico Matt Hankok. “Ma la cosa principale è che siamo sulla buona strada e avremo modo di fornire i vaccini nei tempi previsti e in tempo per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissi”. In altre parole il piano a tappe per la riapertura del paese, annunciato da Boris Johnson tre settimane fa, resta valido: prevede di riportare il Regno Unito “alla normalità” entro il 21 giugno, giorno in cui è previsto un superamento generale delle misure di contenimento.

Crepe nel modello inglese?

Qualche battuta d’arresto nella campagna vaccinale UK, però, è già all’orizzonte se i responsabili del servizio sanitario nazionale avvisano: “Le persone di età inferiore ai 50 anni potrebbero dover aspettare fino a un mese in più del previsto per la vaccinazione a causa di una grave carenza di vaccini”. Il tentativo di minimizzare la portata del ritardo, da parte di Downing Street è comprensibile dopo che il governo britannico ha alimentato i commenti e la lettura proposta da tabloid e quotidiani secondo cui il successo della campana vaccinale in UK “è un successo di Brexit”. Una narrazione che non solo smentisce chi alla vigilia del ‘divorzio’ di Londra dall’Unione vaticinava disastri per Londra, ma che dà al Regno Unito post-Brexit un’indicazione per una strategia industriale da perseguire: sostenere le eccellenze nei settori emergenti. Il problema, è che non può farlo a discapito di altri, ovvero dell’Europa. Per questo, nella ‘guerra dei vaccini’ tra le due sponde della Manica, anche alla luce della sospensione dei vaccini AstraZeneca da parte di diversi paesi del blocco, è difficile non intravedere interessi contrastanti. Dopo la Brexit, la Gran Bretagna e l'UE rischiano di cadere nella trappola di Gore Vidal: “Per vincere non basta avere successo. Altri devono fallire”.

L’Europa non ci sta? 

Intanto, sull’altra sponda della Manica, l’Unione Europea si prepara ad una nuova stretta sull'export dei vaccini verso il Regno Unito. Nel giorno del via libera dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) al vaccino AstraZeneca, un verdetto positivo seppur condizionato ad avvertenze per soggetti a rischio, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è detta pronta ad “usare ogni strumento” per ottenere “reciprocità e proporzionalità” nelle esportazioni degli immunizzanti. Il riferimento, anche se von der Leyen non la cita direttamente, è chiaramente a Londra: finora dagli stabilimenti nell'Unione sono stati esportati 10 milioni di dosi al Regno Unito, primo paese in termini di export di vaccini e territorio in cui sorgono due degli stabilimenti di AstraZeneca, che da contratto dovrebbero produrre per i 27. Mentre in direzione contraria, dal Regno Unito all’Europa, il numero di dosi “è zero”. “Tutte le opzioni sono sul tavolo” ha chiarito la presidente, “ma se la situazione non cambierà” in tempi rapidi, Bruxelles valuterà se adeguare l'autorizzazione all'export al livello di apertura degli altri paesi. Che tradotto significa che potrebbero esserci blocchi perfino superiori a quello imposto dall’Italia che lo scorso febbraio ha fermato 250mila dosi di vaccino in partenza per l’Australia). 

L’Unione potrebbe infatti ricorrere all'articolo 122 dei Trattati europei, una clausola che prevede l’adozione di misure di emergenza nel caso di “serie difficoltà” nell’approvvigionamento di alcuni prodotti. Immediata la risposta di Downing Street che, come già in passato, respinge le accuse di restrizioni all'export. Il Regno Unito sta “rispettando il suo impegno – ha ribadito un portavoce del governo di Londra – ci aspettiamo che l'Ue faccia altrettanto”. Ma intanto l’obiettivo per l’Europa resta l’immunizzazione del 70% dei cittadini entro l'estate: oltre 200 milioni di persone.

Per una volta non tocca a noi: le cattive notizie in arrivo riguardano il Regno Unito. Su AstraZeneca in Europa siamo stati abituati a prepararci al peggio per mesi, mentre Londra procedeva spedita. Non soltanto le consegne del vaccino britannico all'UE nel primo trimestre 2021 saranno più che dimezzate rispetto alle attese, ma lo stop imposto in questi giorni da tanti paesi per accertamenti (e appena sollevato da EMA) rischia di far deragliare la campagna vaccinale europea. 

Il ritardo che colpisce Londra è però una magra consolazione, perché avrà conseguenze a cascata anche su Bruxelles. Adesso si tratta di capire se davvero la Commissione e gli Stati membri avranno il coraggio di decretare uno stop alle esportazioni o, addirittura, di invocare la clausola del Trattato UE che consente in casi estremi di assumere il controllo della produzione di una compagnia privata.

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/uk-vaccini-anche-i-ricchi-piangono-29666

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