Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / TTIP: luci e ombre sull'accordo transatlantico per il commercio, di Antonietta Demurtas

TTIP: luci e ombre sull'accordo transatlantico per il commercio, di Antonietta Demurtas

creato da D. — ultima modifica 15/09/2015 09:25
Libero scambio Usa-Ue: si lavora in segreto. Ong all'attacco: "Ci sono rischi per i consumatori. Tutelate solo le aziende".

da Bruxelles

È il perno intorno a cui ruotano le relazioni tra Stati Uniti e Unione europea, eppure sinora il Ttip, l’Accordo transatlantico per il commercio e gli investimenti è stato quasi un tabù. Tanto che l'analista Ignacio Ramonet su Le monde diplomatique l’ha definito il «trattato super-segreto che fa paura».


IL DO UT DES DI OBAMA. Dal 26 marzo, però, è diventato un argomento di cronaca quotidiana: durante la sua prima visita alle istituzioni europee il presidente Barack Obama ha infatti spiegato che, di fronte alla crisi ucraina, l’esigenza di ridurre la dipendenza energetica dell’Ue dalla Russia passa proprio attraverso «una accelerazione delle negoziazioni del Ttip». Questo il vincolo posto dalll'inquilino della Casa Bianca per avviare le esportazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) oltreoceano.
Un do ut des ufficializzato durante il quinto Consiglio energia Ue-Usa del 2 aprile: «La conclusione anticipata dei negoziati per il Ttip», si legge nel comunicato, «dovrebbe sottolineare ulteriormente l'importanza strategica delle relazioni transatlantiche».

In 15 mesi ci sono stati 130 meeting a porte chiuse: 119 erano con imprese o lobbisti

 

Le contrattazioni per l’accordo sono iniziate l'8 luglio 2013 e dovrebbero concludersi nel 2015. Ma siglare il trattato in meno di due anni (18 mesi), come vorrebbero Washington e Bruxelles, sembra un azzardo. Soprattutto se si considera che non si tratta di accordarsi solo sui dazi doganali.

Le vere barriere che il Ttip vuole abbattere non sono quelle tariffarie ma regolamentari: l’obiettivo è giungere alla definizione di nuovi standard comuni su sicurezza e sanità, uniformare le norme per la tutela dei diritti sulla proprietà intellettuale, creare una maggiore apertura agli investimenti esteri e facilitare la partecipazione agli appalti pubblici.
Sul piatto c’è di tutto, dall’accesso al mercato per i prodotti agricoli e industriali a quello dell’energia, sino ad arrivare alle materie prime.


LE STIME: INCREMENTO DEL PIL UE DI 119 MLD. Un business che nelle stime dovrebbe portare a un incremento del Pil europeo di 119 miliardi di euro l’anno e di 95 miliardi per gli Stati Uniti, con un risparmio potenziale per ogni famiglia europea di oltre 500 euro annui.
Creare, insomma, un mercato unico senza quei regolamenti comunitari e divieti di importazione che sinora hanno causato un aumento dei costi e della burocrazia. Ma che allo stesso tempo, ricordano le organizzazioni non governative (Ong), hanno anche permesso di vincere importanti battaglie contro l’export della carne agli ormoni, degli ftalati nei giocattoli, dei residui di pesticidi nel cibo, degli Ogm.
Un grande pericolo «viene dagli alimenti non sicuri importati dagli Usa, che potrebbero essere transgenici, o dai polli disinfettati con il cloro», ricorda a Lettera43.it Pia Eberhardt, che fa parte della Ong Corporate Europe observatory (Ceo). «Il procedimento oggi è proibito in Europa. Ma dopo il Ttip che cosa succederà?», si chiede l'attivista.
Paure che spesso vengono esorcizzate sventolando l’accordo come uno strumento capace di creare circa 7 milioni di posti di lavoro.


LA TRASPARENZA DELL'AMBASCIATORE USA. Ma, a parte le stime monetarie, su come si stanno svolgendo i negoziati si sa ben poco. Ad ammetterlo è stato anche il neo ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Unione europea Anthony Luzzatto Gardner che, consapevole della diffidenza dell'opinione pubblica nei confronti di un accordo sinora discusso a porte chiuse, si è impegnato per rendere più trasparenti le contrattazioni, coinvolgere i cittadini e «assicurare che i benefici del libero commercio possano essere condivisi in maniera più equa». Perché «non è più sufficiente parlare di quanti miliardi di dollari potrebbe portare agli Usa e all'Ue», ha commentato.
Lo sa bene Eberhardt, che per Ceo segue sin dall'inizio tutto ciò che ruota intorno al Ttip e denuncia l’assoluta mancanza di trasparenza. «A incontrare la Commissione europea sono solo imprenditori e lobby. Sono esclusi, invece, giornalisti, ambientalisti, sindacati, organizzazioni per la difesa del consumatore», dice la watchdog mentre indica il Charlemagne building, sede della Direzione generale per il commercio. «È qui che avvengono numerosi incontri a porte chiuse. In 15 mesi sono stati 130, almeno 119 erano con imprese o lobbisti», sottolinea Eberhardt.
Incontri sui cui Ceo continua a chiedere informazioni, ma quelle concesse sono solo le liste degli appuntamenti. Qualche mese fa l'ong ha ottenuto un dettaglio su 44 incontri, ma i documenti erano “censurati”: mancavano intere frasi sull’argomento affrontato durante la riunione e anche il nome del lobbista che aveva ncontrato la Commissione. Il motivo? «Per tutelarne la privacy», racconta Eberhardt.

Ceo: «Le negoziazioni hanno già effetto sulla protezione dei consumatori»

 

Per rispondere alle critiche e cercare di coinvolgere tutte le parti coinvolte, a fine gennaio la Commissione europea ha creato uno speciale gruppo composto da 14 consiglieri provenienti da diverse categorie di consumatori, lavoratori e imprese, in modo che nelle trattative per il Ttip «gli alti standard europei di tutela dei consumatori e dell'ambiente siano pienamente rispettati», spiega l'esecutivo europeo in una nota.
Ma ad avere un ruolo molto più importante nell’influenzare, consigliare e determinare le proposte, non sono le Ong o le associazioni dei consumatori, bensì le grandi aziende.
«In particolare Business Europe e la Camera di commercio americana», sostiene Olivier Hoedeman, cofondatore di Ceo, «spesso i loro rappresentanti si incontrano con i negoziatori del Ttip e suggeriscono come un tema di interesse comune dovrebbe essere affrontato e cosa dovrebbe chiedere la Commissione nella stesura dell'accordo».


IL CONTROLLO DEI WATCHDOG. Per questo, sebbene la conclusione del Ttip sia ancora lontana, è ora che bisogna essere cittadini watchdog: «Le negoziazioni stanno già avendo un effetto sui regolamenti e la protezione dei consumatori», sostiene Ceo, che ricorda per esempio come prima ancora dell'inizio dei trattati la decisione della Commissione di consentire le vendite di carne di manzo trattata con acido lattico sia stata vista come un gesto importante da parte degli Stati Uniti.
In una lettera della Us Trade Representative, sia i politici democratici sia repubblicani hanno scritto : «Mentre riconosciamo i passi positivi dell’Ue in relazione alle importazioni di carni bovine lavata con acido lattico, c'è ancora molto lavoro da fare . Vi esortiamo a risolvere questi ed altri ostacoli ingiustificati nell'ambito dei negoziati di libero scambio».
Un monito che spiega perché «dobbiamo essere vigili anche su tutto quello che ruota intorno al Ttip», spiega Ceo. Il Ttip non è infatti solo un trattato di libero scambio ma l’occasione per ridisegnare l’economia globale.


IL TTIP E IL GIGANTE CINESE. Negoziato da una stretta cerchia di esperti della Commissione Ue e del ministero del Commercio Usa, non si può dimenticare che per gli Stati Uniti rappresenta anche lo strumento per fermare il gigante cinese. Insomma una contesa per la leadership mondiale dove l'Unione europea diventa una pedina fondamentale nello scacchiere delle due grandi potenze grazie ai suoi 500 milioni di consumatori. Per questo alcuni chiamano il Ttip 'la Nato del commercio'. Il rischio è però che ad essere difesi non siano i cittadini, ma i consumatori e dietro di loro le imprese che controllano i mercati.

Lunedì, 07 Aprile 2014

fonte: http://www.lettera43.it/economia/macro/ttip-luci-e-ombre-sull-accordo-transatlantico-per-il-commercio_43675126342.htm

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine-119.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 119
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Dialogo Interreligioso

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  è in preparazione.

listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria; testi da inviare entro il 15 settembre 2020.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 31 ottobre 2020.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.