Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Tragedia di Idlib: le maschere e la pandemia da Assadvirus, di Riccardo Cristiano

Tragedia di Idlib: le maschere e la pandemia da Assadvirus, di Riccardo Cristiano

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 04/03/2020 10:27
Sì, quelle mascherine sono l’immagine del futuro che stiamo scegliendo per noi stessi: un futuro di solitudine, di isolamento, di paura, di impossibilità a comunicare con gli altri…

Per dire cosa stia accadendo nel nord ovest della Siria, a Idlib, bisogna partire dal fatto. Non tutti lo conosciamo con accuratezza. E la verità è che a Idlib, 3 milioni e 500mila civili circa in totale e un milione di esseri umani sfollati, tutti lì deportati da altre zone della Siria, vivono e muoiono da oltre un mese di stenti, o di freddo. Le Nazioni Unite, per il veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, non hanno potuto aumentare i cosiddetti “corridoi umanitari” che sono così rimasti due. 

Due rivoli di pane, acqua e coperte per una popolazione pari a quella di Roma ma diffusa su un territorio enormemente più ampio: nel corso di questo mese questi sfollati sono stati già sfollati tre o quattro volte, fino ad arrivare a vivere per strada, sotto gli alberi. Le tende non bastano, non possono bastare. Per questo da un mese si rischia di morire di freddo, nel gelo di quelle alture al confine tra Siria e Turchia. Qualche bambino assiderato lo abbiamo visto grazie a rare fotografie. Rare, perché la stampa non può entrare a Idlib. 

I sistematici bombardamenti russi e siriani prima degli ospedali e poi di scuole e asili nido, dieci solo tra martedì e mercoledì, hanno fatto sì che la maggioranza di questa umanità senza più nulla a sua disposizione siano bambini. Lo sterminio è dietro l’angolo. E potrebbe essere più ampio, visto che gli altri 2milioni e 500mila civili siriani potrebbero essere sfollati a causa dei bombardamenti nelle prossime ore e non avrebbero altra possibilità che raggiungere questi disperati, lì, al confine montuoso tra Siria e Turchia. 

Se questo è il fatto, ora bisogna cercare di coglierne le conseguenze. E la prima conseguenza è che di questo, dopo settimane di assoluto silenzio, si è arrivati a parlarne ieri, per un motivo: la paura che costoro possano arrivare in Europa. La decisione del presidente turco Erdogan di spingere verso la Grecia alcune centinaia di profughi siriani ha fatto sì che di questa tragedia infatti si sia improvvisamente preso a parlare. Ma è molto improbabile che i profughi siriani che si sono incamminati verso la Grecia vengano da Idlib. Quel territorio siriano infatti è separato dalla Turchia da un muro che proprio Erdogan ha fatto costruire da anni, per evitare che altri siriani entrino in Turchia dopo che già 3milioni e 500mila di loro vi hanno già trovato riparo tanti anni fa. Dunque quei profughi appare molto più probabile che siano siriani che già vivono di stenti in Turchia, nonostante i lauti finanziamenti che la Turchia riceve dall’Europa per tenerli lì ed impedirgli di procedere, come sarebbe loro diritto, verso l’Europa dove chiedere asilo politico. Infatti sono perseguitati in patria dal regime di Assad e chiedere asilo dovrebbe essere un loro diritto. 

Ora però Erdogan ha cominciato a spingerli verso l’Europa perché vuole costringere l’Unione a sostenerlo nel suo scontro con Russia e Siria. Dopo aver scelto di allearsi con i russi Erdogan teme di essere scaricato e di ritrovarsi con l’esercito siriano ai propri confini, pronto ad allearsi nuovamente, come fu anni fa, con i guerriglieri o terroristi del Pkk, cioè quei guerriglieri curdi turchi che vogliono combattere Ankara in Turchia. 

Non a caso proprio in queste ore l’opposizione “laica” turca, quella che ha sconfitto Erdogan alle recenti elezioni, ha sostenuto con convinzione la linea del presidente, chiedendogli immediate e più forti azioni militari in Siria. Anche i turchi, quelli che stanno con Erdogan o quelli che stanno contro di lui, non vogliono i siriani, né quelli che già sono in Turchia né quelli che potrebbero giungervi in un prossimo futuro. 

Ma perché questi milioni di siriani non possono tornare o restare nel loro Paese? Perché Assad non li vuole. Il regime si ritiene in guerra con tutta la popolazione che ha osato protestare, si ritiene in guerra con chiunque sia figlio o parente di chi non appartiene a quelle tribù che gli sono sempre rimaste fedeli. Ecco perché 6 o 7 milioni di siriani in totale sono stati deportati dalla Siria o rinchiusi nella cava mortale di Idlib, ecco perché 2 dei 3,5 milioni di siriani che tremano a Idlib sono stati lì deportati da altre regioni della Siria in attesa della deportazione finale, o della morte. 

Sono dunque, su per giù, 10 milioni di siriani, più del 50 % della popolazione siriana, i siriani che per Assad non devono più mettere piede in Siria. A loro si aggiungono quelli che sono ufficialmente e ufficiosamente morti, cioè scomparsi: almeno un milione e mezzo di persone. Poi ci sono i detenuti nei lager siriani. 

Erdogan è determinato a usare i siriani: sa che se aprire e chiudere il rubinetto del petrolio con l’Europa è un’arma importantissima in mano a chi controlla il petrolio, anche aprire o chiudere il rubinetto del flusso di profughi verso i nostri territori può essere un’arma vincente. E’ l’unica cosa che ci interessa. E’ l’unica cosa che può fare per portarci dalla sua parte. E intende usare questa pressione per convincere Putin a dargli quel che vuole: il controllo di parte della provincia di Idlib per evitare che curdi e i suoi nemici possano usare quei territori contro di lui. 

In tutto questo resta da capire l’Europa. Siamo sicuri di aver fatto la scelta giusta? Vivere in un questo contesto, disinteressati da nove anni al destino di milioni e milioni di innocenti civili, renderà migliore il nostro futuro? Disinteressarsi alla morte per congelamento di miglia di bambini è una scelta saggia? Ci farà bene? 

Quale odio e disprezzo creerà Idlib? Quale danno irreparabile provocherà nel profondo di milioni di persone che vivono intorno a noi e che sanno della nostra acquiescenza con lo sterminio? Ma non è questo il punto più urgente. 

Il punto più urgente è capire se questa notte dovremo andare anche a dormire con la mascherina anti Coronavirus. Sì, quelle mascherine sono l’immagine del futuro che stiamo scegliendo per noi stessi: un futuro di solitudine, di isolamento, di paura, di impossibilità a comunicare con gli altri. Chiusi dietro le nostre mascherine restiamo isolati, soli con i nostri video giochi, i nostri amici virtuali, forse anche il sesso virtuale. Fino a quando anche i virus non saranno trasmessi dal telefonino? 

Così non ci siamo accorti che il vero pericolo è l’Assadvirus. Un virus fatto della morte di chiunque non ripeta quel che hanno deciso che si debba ripetere, che ci obbliga a essere tutti contro tutti gli altri, con ferocia ed entusiasmo. Un virus che da nove anni si espande in tutto il Mediterraneo e che renderà davvero irrespirabile l’area di tutto il nostro bacino, quello che fu il Mare Nostrum e che è sempre di più il Mare Mostrum.

 

https://www.globalist.it/world/2020/02/29/tragedia-di-idlib-le-maschere-e-la-pandemia-da-assadvirus-2053804.html

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Prossimi eventi
Il voto politico tra astensione e progetti 03/09/2022 16:00 - 20:00 — Sala Bice Leddomade, via Sanges 11/A, Cassano delle Murge (BA)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.