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Soleimani, Trump e la vera resilienza di Beirut e Baghdad, di Riccardo Cristiano

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 05/01/2020 11:15
È la vendetta la via d'uscita per il Medio Oriente? Non ripartire da quei cristiani del Medio Oriente in piazza con quei sunniti e quegli sciiti che hanno voltato le spalle ai rispettivi pifferai magici oggi sarebbe da pazzi...

 

Nel bellissimo libro di recente pubblicazione, "Il naufragio delle civiltà", il grande intellettuale arabo Amin Maalouf, libanese e accademico di Francia, pone una domanda terribile: perché gli arabi si odiano così tanto? Perché non hanno mai considerato la possibilità di riprendersi da una disfatta militare, come quella del '67, non per via militare, ma per via civile, come ha fatto la Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale? Questa domanda si accompagna a una riflessione dolorosissima, formulata attraverso tante tappe: a cosa si è ridotta la civiltà levantina? Seppe accettare in sé ogni Altro soltanto pochi decenni fa, quando Amin Maalouf era un ragazzo, mentre oggi è solo barriere, odi, risentimenti. Perché? 

La risposta di Amin Maalouf riguarda gli arabi, ma la sua domanda non riguarda anche noi? Non comincia a essere diffuso un sentimento di odio per noi stessi, cioè per i nostri valori, anche qui? Ed eccoci al caso Soleimani. Chiunque ha una certa familiarità con il Medio Oriente sa di quali crimini efferati si sia macchiato, anche nel sostegno a disegni che hanno fatto emergere nel campo a lui avverso, quello dei sunniti, il morbo dell'Isis. Di questo ha scritto ancora in queste ore Thomas Friedman. Eppure la società levantina, che tutti offendono quotidianamente per il significato stesso che attribuiscono al termine "levantino", ha saputo davvero reagire: in Libano le braccia di cristiani, di sciiti, di sunniti, di drusi e via elencando sono tornate a unirsi dopo il trauma dell'assassinio del loro premier, Rafiq Hariri, per chiedere di essere trattati finalmente come cittadini. Io sento in questo anche la eco della grande dichiarazione firmata ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dall'Imam al-Tayyeb. 

In Iraq, dopo tutti gli orrori immaginabili e inimmaginabili, è accaduto lo stesso, da mesi. È stato fatto di tutto per rendere irrimediabile l'odio tra sunniti e sciiti in Iraq, ma la grande piazza Tahrir ha detto che il disegno è fallito. Io in questo sento la stessa identica eco. La richiesta di cittadinanza è la stessa richiesta. E in Siria, le donne di quella che è stata la rivoluzione tradita, pur avversando Assad più di ogni cosa non hanno saputo condannare con un loro comunicato ufficiale Erdogan, per ridurre i derelitti "soldati" dell'opposizione siriana a mercenari in Libia? Hanno detto proprio così e hanno chiesto di poter diventare davvero cittadini del loro Paese. Io in questo sento la stessa identica eco.

Tutto questo non richiedeva di assassinare il loro principale nemico, il generale Soleimani, richiedeva di combatterlo politicamente, come gli altri avvelenatori dei pozzi del grande Levante. Richiedeva di rendere note, cosa che mai è stata fatta, la realtà delle sue azioni in Siria e non solo in Siria, come quelle del suo alleato Assad, dei russi e dei loro nemici foraggiati dalle petromonarchie del Golfo. Richiedeva di vedere che in Iraq gli sciiti hanno dato fuoco a un consolato iraniano, non i sunniti. Tutto questo richiedeva di vedere quanti cristiani erano in piazza, a Beirut come a Baghdad, per chiedere di diventare veri "cittadini". Tutto questo non è stato fatto. 

Ora un mio amico di Yabrud, città martire di Soleimani in Siria, mi chiede con gli occhi arrossati: "Come potrei non gioire apprendendo che un drone ha posto fine alla sua atroce esistenza? Ma come posso illudermi che la sua vita disumana non proseguirà in qualcun altro?". Le sue parole indicano che è il concetto di vendetta che sta andando in crisi in quel mondo. Ma non è la vendetta che abbiamo riacceso con un'azione "occidentale"? E non la vendetta anti-americana che molti occidentali ammalati di anti-americanismo oggi assegnano al "martire" e ai suoi eredi? È la vendetta la via d'uscita? O non è la vendetta l'elemento che rende mimetica la violenza? 

Torno a Maalouf e al suo bellissimo saggio. Sottolinea che il khomeinismo ha una duplice natura inquietante: è socialmente conservatore ed eversivo in politica internazionale. Di questo ai nostri anti-americani nulla interessa: delle donne cui viene imposto il chador a Tehran, o di tanti altri risvolti sociali di quel regime a loro nulla interessa, gli interessa il carattere eversivo in politica internazionale. E proprio questo desiderio risveglia l'azione di Trump, unendo il nostro desiderio eversivo con il bisogno di vendetta "legittima" da parte del regime iraniano. Perché ci odiamo, anche noi? Perché crediamo che tradendo i nostri valori faremo i nostri interessi? 

Così facendo si creano le condizioni per trascurare la vera natura inquietante della missione di Soleimani: la lotta contro il tempo. L'anima eversiva del khomeinismo è in lotta con Alessandro Magno, con la sua imposizione della Mesopotamia come confine occidentale dell'impero persiano. Siccome loro sono persiani, prima e più che iraniani, il loro sogno è vendicarsi di Alessandro Magno, e tornare al Mediterraneo, vendicare Ciro. Per farlo usano la rivoluzione, da esportare fino a Beirut. Ma è l'impero persiano che vogliono ricreare. Per questo gli arabi sciiti sono la carne da macello che usano per vincere ed espellere gli arabi sunniti dal triangolo più importante: Iraq, Siria e Libano. 

Contro questo progetto, ovviamente, c'è l'analogo opposto, nato nelle casseforti del deserto. L'analogo cioè dell'imperialismo saudita, che vuole espellere gli sciiti da quelle terre perché la fede desertica è l'opposto di quella levantina: non accetta tutti gli altri, li vuole invece cancellare tutti. Il loro progetto ha due nomi: Abu Musab al Zarqawi e il sedicente califfo al-Baghdadi. 

Già nel 2011 fallimmo, non capimmo quale fosse la sfida e pensando che gli opposti estremismi agissero l'uno contro l'altro e non che si rafforzassero insieme, l'uno con l'altro, prendemmo parte per l'uno o per l'altro. Oggi però, davanti all'enormità delle Nuove Primavere iraniana, irachena e libanese, e ai piccoli segni di resilienza che comunque emergono in Siria, rifare l'errore di ieri sarebbe esiziale. Esiziale davvero questa volta, anche per noi. Per questo non fare dei cristiani del Medio Oriente i veri honest broker tra sunniti e sciiti, che hanno voltato le spalle ai rispettivi pifferai magici, sarebbe da pazzi.     

 

fonte:

http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=3593&fbclid=IwAR25goDCeQNP1fbBefI9krJTy8QozAOI9HFuKvAT3vWGTH5UOWWG_tidzB4 

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